Polizia spara a una bambina sorda: l’avvocato di famiglia smentisce la versione degli agenti
A quasi due settimane di distanza dal tragico episodio che ha visto una bambina sorda di 12 anni colpita allo stomaco da un proiettile sparato da un agente della polizia di Bochum, l’avvocato della famiglia è intervenuto a contraddire la versione ufficiale diffusa dalle forze dell’ordine. Secondo il legale, l’operato degli agenti non sarebbe giustificabile con la legittima difesa e la drammatica evoluzione degli eventi sarebbe da ascrivere esclusivamente al loro operato.
Quello che sappiamo
Nella notte del 17 novembre, durante un’operazione delle forze dell’ordine a Bochum, una bambina sorda di 12 anni ha riportato una ferita da arma da fuoco ed è stata ricoverata in condizioni gravissime e in pericolo di vita. Prima di essere colpita dal proiettile, la piccola è stata colpita con il taser da un altro agente. La bambina si trovava in casa della madre, dove si era rifugiata dopo essere scappata dalla casa famiglia nella quale era stata ricollocata per decisione delle autorità dopo che la madre, che ha la medesima disabilità della figlia, ne aveva perso la custodia. Gli agenti erano stati inviati sul posto con lo scopo di accertarsi che la bambina, che aveva bisogno di farmaci salvavita, assumesse le terapie previste e venisse ricondotta nella casa famiglia.
La versione delle forze dell’ordine
Il caso ha generato reazioni accese nelle ultime settimane. Gli inquirenti e il ministro dell’Interno del Nord Reno-Westfalia Herbert Reul (CDU) hanno fornito elementi aggiuntivi sulla vicenda nel corso di una riunione straordinaria davanti alla commissione interna e alla commissione per la famiglia del Land.
Secondo la ricostruzione presentata dal procuratore capo Benjamin Kluck, quattro agenti si sarebbero posizionati nella tromba delle scale davanti all’ingresso dell’abitazione e avrebbero già temuto un possibile attacco con arma da taglio. Quando la minore è apparsa impugnando due coltelli, è stato esploso il colpo. La fretta nell’operazione sarebbe stata dovuta alle preoccupazioni per la salute della bambina, che rischiava la vita senza i farmaci dei quali aveva bisogno.
Sempre secondo il ministro dell’interno, dopo due operazioni chirurgiche, la dodicenne sarebbe “cosciente e reattiva”. Un terzo intervento sarà necessario nei prossimi giorni.
Il poliziotto che ha fatto fuoco con l’arma di ordinanza è indagato per tentato omicidio, ha comunicato Kluck. Il collega che ha utilizzato il taser affronta accuse per lesioni personali nell’esercizio delle sue funzioni. Entrambi gli operatori si sono avvalsi del diritto di non rispondere.
Le bodycam degli agenti risultavano spente durante l’operazione, come confermato da Reul in precedenza. La motivazione ufficiale per il mancato utilizzo delle bodycam sarebbe legata al fatto che gli agenti si aspettavano di svolgere un’operazione di routine, senza particolari rischi.
Polizia e procura sostengono che la dodicenne abbia aggredito i funzionari. Lo sparo sarebbe partito solo nel momento in cui la ragazza si è presentata con due coltelli davanti agli operatori. La madre era stata ammanettata poco prima. Il fratello della minore, anch’egli sordo, era presente al momento dei fatti – un dettaglio completamente assente nel primo ufficiale stampa della procura.
In nessuno dei documenti della procura si menzionano, se ci sono stati, eventuali tentativi di comunicazione fra gli agenti e le tre persone sorde che si trovavano nell’abitazione. Si sa però con certezza che durante l’intervento non era presente alcun interprete della lingua dei segni.
Herbert Reul ha annunciato verifiche per considerare possibili miglioramenti nella formazione degli agenti per situazioni analoghe. È previsto un incontro con associazioni di non udenti per la settimana prossima. “Forse anche nella formazione e nell’aggiornamento della polizia ci sono ancora possibilità di prepararsi meglio a casi come questo”, ha affermato il ministro. Reul ha inoltre specificato che l’uso delle armi da fuoco può risultare giustificato anche nei confronti di una dodicenne. “Sappiamo tutti quanto possa essere pericoloso un coltello come arma”, ha concluso, in una dichiarazione riportata dal settimanale Der Spiegel.
Le accuse dell’avvocato della famiglia: panico creato dalla polizia e manipolazione dell’informazione
L’avvocato Simón Barrera González, che rappresenta la famiglia, ha mosso critiche severe alla versione degli inquirenti. Per cominciare, ha accusato polizia e procura di aver tentato di influenzare l’opinione pubblica attraverso quello che definisce un “lavoro aggressivo” nei confronti della stampa. Le autorità avrebbero cercato, a suo parere, di sostenere, prima della conclusione delle indagini, una ricostruzione discutibile secondo cui l’agente avrebbe sparato per legittima difesa.
“Questo influisce sul procedimento penale e alimenta al contempo dubbi sull’obiettività delle autorità investigative”, ha dichiarato Barrera González all’agenzia di stampa dpa.
La polizia ha staccato la luce prima di intervenire
Secondo quanto riferito dalla famiglia al legale, la polizia, prima di arrivare alla porta, avrebbe interrotto l’erogazione di corrente nell’appartamento – altro dato non indicato nel comunicato ufficiale della procura. Le tre persone all’interno dell’abitazione che, lo ricordiamo, sono tutte sorde, si sarebbero trovate quindi completamente al buio, con conseguenti difficoltà di comunicazione e interpretazione della situazione e quindi molto più agitate e indifese di quanto non potrebbero trovarsi delle persone udenti nella medesima circostanza. Quando la madre ha aperto la porta, essendosi resa conto che c’era qualcuno sul pianerottolo, sarebbe stata immediatamente spinta a terra e ammanettata, mentre gli agenti le puntavano addosso le armi da fuoco, senza alcun tentativo di comunicazione né di spiegazione di quanto stava accadendo.
“A mio avviso, la polizia ha inscenato un’operazione che ci si aspetterebbe contro la criminalità organizzata, ma non per cercare una ragazzina di dodici anni scomparsa”, ha affermato il legale. Inoltre, questo modus operandi sconfesserebbe la motivazione data dagli agenti per il mancato utilizzo delle bodycam, ovvero il fatto che i suddetti si aspettassero un’operazione pacifica, non pericolosa e non particolarmente al di fuori della routine.
I familiari avrebbero dichiarato durante un interrogatorio successivo che a spingere la bambina a prendere in mano i coltelli sarebbe stata esclusivamente la “situazione di panico” causata dalla stessa polizia, per le modalità con le quali ha scelto di intervenire. Barrera González contesta anche che si sia trattato di una situazione di “attacco imminente” da parte della bambina, tale da costringere il poliziotto a spararle: gli agenti, sostiene avrebbero avuto tutte le possibilità di ritirarsi, de-escalare e riassestare la situazione con maggiore calma, soprattutto considerando che il loro “avversario” era una bambina terrorizzata.
La polizia aveva precedentemente comunicato che la madre era stata immobilizzata perché bloccava l’accesso all’abitazione e che la piccola avrebbe poi aggredito gli agenti con due grossi coltelli da cucina: questa ricostruzione risulta notevolmente differente da quella fornita dalla madre e dal fratello della bambina.
Barrera González ha anche criticato le formulazioni relative alle condizioni di salute della minore. La polizia, infatti, ha diffuso immediatamente, fin dal primo comunicato, la notizia che la piccola si trovasse in condizioni “gravi ma stabili”, cosa che, secondo l’avvocato, i responsabili della procura non potevano sapere. Secondo Barrera González, infatti, al momento in cui è stato pubblicato il comunicato, la bambina “lottava per la vita” e, inoltre, secondo le sue informazioni, i sanitari non avrebbero fornito dettagli in merito alle autorità. La sua accusa, in questo caso, è di aver voluto fornire un quadro della realtà meno drammatico di quanto non fosse quello fattuale.
Barrera González ha inoltre evidenziato che, per quanto gli risulta, né i familiari né la ragazza stessa sarebbero stati interrogati dagli inquirenti immediatamente dopo i fatti.
La replica delle autorità
La polizia di Essen, che è incaricata delle indagini, ha respinto le accuse mosse dall’avvocato. Una portavoce ha dichiarato che tutte le informazioni sullo stato di salute della ragazza provengono direttamente dall’ospedale competente, compresa la formulazione “critico ma stabile”.
La squadra omicidi, inoltre, avrebbe interrogato tempestivamente tutti i testimoni rilevanti, inclusi madre e fratello, con l’ausilio di interpreti della lingua dei segni. “Abbiamo cercato di riferire il più obiettivamente possibile ciò che è accaduto quella notte, sulla base delle prove e delle testimonianze di tutti i testimoni coinvolti”, ha dichiarato un portavoce della polizia di Essen.
Le indagini sull’intervento proseguono.



