Germania: i datori di lavoro si oppongono all’estensione della pensione di maternità: “toglie fondi agli investimenti”
Le tensioni sulla riforma previdenziale in Germania si inaspriscono, ma, questa volta, a essere oggetto di critiche è una delle poche misure che hanno trovato ampio supporto in parlamento: l’aumento della pensione di maternità. Il presidente dell’associazione dei datori di lavoro Rainer Dulger, in una dichiarazione pubblicata sull’Augsburger Allgemeine, ne ha chiesto l’annullamento, sostenendo che l’economia tedesca tedesca sia attualmente troppo instabile per permettere un tale investimento sul welfare. La modifica alla pensione di maternità dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2027.
L’associazione dei datori di lavoro boccia l’aumento della pensione di maternità: priorità agli investimenti
“La pensione di maternità non deve essere ulteriormente aumentata”, secondo Dulger, poiché destinare risorse fiscali a questa riforma significa sottrarre liquidità agli investimenti produttivi. Le casse dello Stato, già sotto pressione, finanziano la misura attraverso i contributi dei cittadini, che dovrebbero invece, secondo l’associazione dei datori di lavoro, essere investiti altrove.
Inoltre, sostiene Dulger, concentrarsi sulle pensioni degli anziani distoglie l’attenzione dalle esigenze previdenziali delle giovani generazioni. La pensione di maternità, afferma, manca di selettività. I problemi strutturali del sistema andrebbero affrontati con strumenti diversi. Un incremento rappresenterebbe, nelle sue parole, un messaggio distorto verso chi dovrà costruirsi il futuro in termini di previdenza sociale.
Il presidente dell’associazione dei datori di lavoro ha fatto appello al primo ministro bavarese Markus Söder, leader della CSU, definendolo “un politico realista, che reagisce in modo rapido e flessibile”. La sua speranza, evidentemente, è che la coalizione faccia marcia indietro e che sia proprio la costola cristiano-sociale. Prima di lui, Clemens Fuest dell’istituto Ifo aveva avanzato richieste analoghe, motivandole con i dati economici negativi. La preoccupazione per il declino dell’economia tedesca alimenta il fronte contrario. Meglio bloccare gli aumenti dei contributi pensionistici, suggerisce Fuest, piuttosto che espandere prestazioni.
Söder difende la riforma: giustizia per le donne che hanno sacrificato la carriera per crescere i figli
Markus Söder respinge tutte le critiche. Durante il discorso per l’ottantesimo anniversario della CSU, ha manifestato stupore per il tono del dibattito. Chi propone tagli in questo settore, avverte il leader bavarese, dovrebbe considerare un aspetto fondamentale: si tratta di riconoscere alle donne il valore del lavoro svolto nel corso dell’esistenza, anche in assenza di una posizione professionale retribuita.

Una posizione ferma, nonostante le frizioni interne. Anche all’interno del partito le voci dissonanti non mancano. La Junge Union, l’ala giovanile dei conservatori, si oppone alla riforma richiamandosi all’equità generazionale.
L’SPD ribadisce l’impegno sul pacchetto pensionistico
Dirk Wiese, segretario parlamentare del gruppo SPD al Bundestag, respinge seccamente le richieste di Dulger. La coalizione ha concordato un pacchetto complessivo. Dentro ci sono la pensione attiva, la pensione di maternità e la fissazione del livello delle pensioni al quarantotto per cento. “Si tratta di un progetto comune che noi, come coalizione, vogliamo portare avanti e pertanto devo respingere con fermezza la richiesta del signor Dulger.”

Il pacchetto pensionistico dovrebbe essere sottoposto al Bundestag a novembre. Milioni di cittadini attendono queste misure, sottolinea il rappresentante socialdemocratico. La riforma riguarda un’ampia fetta di popolazione e l’SPD non intende cedere alle pressioni degli imprenditori.
La terza fase della riforma della pensione di maternità punta ad allineare i periodi di educazione dei figli nati prima del 1992 alle norme attuali, il che dovrebbe risultare in pensioni più alte per chi ha cresciuto figli in quegli anni. L’entrata in vigore è fissata al primo gennaio 2027, anche se potrebbero verificarsi pagamenti retroattivi in caso di ritardi tecnici.
Cos’è la pensione di maternità e come funziona
Il termine “pensione di maternità” viene utilizzato comunemente non per indicare una tipologia pensionistica autonoma, quanto piuttosto di un riconoscimento previdenziale dei periodi dedicati all’educazione dei figli nati prima del primo gennaio 1992. Un’estensione della pensione legale che assegna punti pensionistici aggiuntivi ai genitori, riconoscendo l’importanza del lavoro di cura. Più punti pensionistici si traducono, naturalmente, in assegni mensili più consistenti.
La riforma colma una disparità di trattamento. Chi ha avuto figli dopo il 1992 beneficia già di un calcolo più favorevole rispetto a chi li ha avuti prima. L’estensione prevista dal primo gennaio 2027 porterà il riconoscimento a tre punti pensione per ogni figlio, contro i due attuali, indipendentemente dall’anno di nascita. Una misura che interessa soprattutto le donne nate negli anni Cinquanta e Sessanta, che oggi percepiscono pensioni più basse a causa delle interruzioni di carriera legate alla cura dei figli, specialmente in un periodo storico in cui le tutele pensate per permettere alle donne di conciliare il lavoro con la programmazione familiare erano molto minori.
L’ente previdenziale tedesco considera però più realistico un avvio nel 2028 a causa di difficoltà tecniche nell’implementazione. Anche in questo scenario, il pagamento retroattivo a partire dal 2027 resterebbe garantito. Una clausola che dovrebbe neutralizzare i ritardi amministrativi, assicurando alle beneficiarie l’intero importo spettante dal momento dell’entrata in vigore formale.




