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Ex Pussy Riot a Wagenknecht: “Mai vista tanta propaganda russa fuori dalla Russia”

C’è stato un momento, durante il talk show di Markus Lanz, in cui l’aria si è fatta pesante. È successo quando l‘ex Pussy Riot Maria Alyokhina, condannata a due anni di carcere per una protesta anti-Putin e fuggita tre anni fa dal suo Paese, ha guardato Sahra Wagenknecht e ha detto: “Mai sentita tanta propaganda russa fuori dalla Russia”.

Al momento Alyokhina rischia tredici anni di detenzione per aver sostenuto l’Ucraina.

Sahra Wagenknecht e la libertà di opinione in Germania

Per oltre quaranta minuti, Wagenknecht aveva parlato di libertà di espressione, sostenendo nello studio di Lanz che in Germania non esista una vera libertà di opinione. Per la fondatrice del BSW (Alleanza Sahra Wagenknecht), i media, soprattutto quelli pubblici, censurerebbero infatti le “voci scomode”, e la “cancel culture” dominerebbe il dibattito politico.

Nel suo intervento, la politica aveva anche lamentato la scarsa presenza del suo partito nei talk show rispetto ad altre forze ugualmente al di fuori del parlamento, come l’FDP, ad esempio. “Siamo chiaramente emarginati”, ha chiosato, iniziando un vivace contrasto con il conduttore, Markus Lanz, che l’ha contraddetta sul punto.

E poi il tema più controverso: la guerra in Ucraina. Per Wagenknecht, la Russia non avrebbe invaso il Paese per conquistare territori, ma per difendersi dalla minaccia di “missili della NATO” ai propri confini.

Le contestazioni degli altri ospiti: “L’Ucraina è la vittima”

Il contraddittorio non si è fatto attendere. Gli altri ospiti, tra cui l’analista politico Carlo Masala e Kerstin Münstermann dela Rheinische Post, hanno ribadito che l’Ucraina resta vittima di un’aggressione militare, ricordando che nessuna installazione di missili NATO fosse mai stata prevista sul suo territorio.

In merito alla questione dei droni e agli avvistamenti verificatisi in Germania, si è cercato di affrontare il tema per quello che è, depurandolo di speculazioni complottistiche. Lanz ha accusato Wagenknecht di essere eccessivamente “innocentista” verso la Russia e ha espresso preoccupazioni per eventuali degenerazioni dello scenario bellico, mentre la politica ha restituito l’accusa, sostenendo che troppo spesso si accusi la Russia a priori, ogni volta che qualcosa non quadra. A questo proposito Masala ha precisato che sulla questione dei droni c’è ancora molto da chiarire, ma ha detto anche che dare per scontato che la Russia non c’entri nulla è “un salto logico inaccettabile”.

La testimonianza di Maria Alyokhina, ex Pussy Riot

Quando Alyokhina ha preso la parola, il tono è cambiato. Nessuna teoria, solo esperienza diretta. L’ex Pussy Riot Ha raccontato di come, dopo la condanna, si sia resa conto in via definitiva di trovarsi dentro un sistema totalitario: le umilianti perquisizioni corporali, la colonia penale, il lavoro di sedici ore al giorno per una paga irrisoria. La sua colpa? Una “preghiera punk” contro Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. La pena: due anni di lavori forzati.

Secondo la sua testimonianza, circa 500.000 persone vivono oggi in condizioni di schiavitù legale nelle carceri russe. Mancano medicine, il cibo è scarso, il freddo uccide. Alcuni detenuti vengono “gettati dalle finestre”.

Secondo l’attivista, le colonie penali russe sono un’eredità diretta dell’URSS. Parlando della sua esperienza detentiva ha parlato di cento donne in una baracca, con due toilette e un solo frigorifero e ha aggiunto che per raggiungere il campo ha dovuto affrontare un viaggio di un mese in un vagone speciale, scortata da soldati e cani, mentre la sua famiglia non sapeva nemmeno dove fosse stata portata.

L’appello di Alyokhina: “Ci sono più di un milione di dissidenti russi”

Dopo una lunga pausa Lanz si è dichiarato commosso e ha raccontato di aver incontrato a San Pietroburgo, nel 2018, delle giovani donne che, come le Pussy Riot, sognavano una Russia migliore e “lottavano per la libertà”. Ha precisato anche di non aver saputo più nulla di loro. “Mi chiedo spesso che fine abbiano fatto i giovani che abbiamo intervistato allora, quelli che hanno rischiato la vita per parlare con noi” ha aggiunto Lanz. “Guardando le immagini di allora, ci si rende conto di quanto siano incredibilmente coraggiosi questi oppositori russi, tra cui anche lei” ha ribadito.

Alyokhina sostiene che che in Europa ci siano molti artisti e altri dissidenti russi coraggiosi estremamente coraggiosi e parla di un numero superiore a un milione. “Questa è una Russia che forse non conoscete, ma che esiste comunque. Siamo tutti partiti per dire la verità, quella verità che in Russia viene punita così severamente” ha dichiarato.

Dalla fuga alla lotta per l’Ucraina

Dopo la grazia di Putin, Alyokhina è tornata a Mosca, a la libertà è durata poco: nuovi arresti domiciliari, un braccialetto elettronico, e poi la fuga. Travestita da fattorina, è riuscita a superare il confine bielorusso e a raggiungere la Lituania. Oggi vive in esilio e sostiene apertamente l’Ucraina. Per questo, è stata condannata in contumacia a tredici anni di carcere.

Ha spiegato quindi che la guerra serve al Cremlino per mantenere la popolazione in uno stato di emergenza costante, sempre in allerta, sempre pronta a combattere un nemico immaginario. «Altrimenti la gente si chiederebbe perché vive così male» ha aggiunto Alyokhina.

Le dure parole rivolte dall’ex Pussy Riot a Wagenknecht

Spostando il focus sull’Europa, Alyokhina ha affermato che anche in Occidente non si dovrebbe sottovalutare Putin, perché potrebbe colpire ovunque e le minimizzazioni a riguardo sono pura propaganda russa. Poi l’ex Pussy Riot ha diretto lo sguardo su Wagenknecht e ha detto: “Mai mi era capitato di sentire la propaganda di casa così da vicino come stasera”.

Alla fine, Lanz ha chiesto a Wagenknecht cosa pensasse di ciò che aveva appena ascoltato. La leader del BSW ha risposto che “tutto questo è terribile”, aggiungendo che esistono molti Paesi autoritari dove non vorrebbe vivere, ma che la Germania dovrebbe vigilare per “non diventare più repressiva”. Ha poi ribadito che, pur non esistendo in Germania i campi di lavoro, molte persone temono ormai di esprimere le loro opinioni politiche. Una chiusura che non ha dissipato la tensione, né avvicinato gli interlocutori.

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