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Pensioni in Germania: i piani di riforma del governo Merz

Il sistema pensionistico tedesco è in crisi, come del resto diversi sistemi simili in occidente. D’altra parte, non può non essere in crisi un sistema che si è strutturato in un momento storico in cui l’occupazione era generalmente più stabile e il rapporto numerico fra pensionati e contribuenti era sbilanciato a favore dei secondi. Oggi le cose sono cambiate: i baby boomer vanno in pensione, i nuovi lavori sono sempre più spesso precari, la certezza contributiva è un ricordo del passato e si contano meno di due contribuenti per ogni pensionato. Proprio la riforma delle pensioni in Germania, dunque, sarà uno dei banchi di prova più spinosi del governo Merz. Le promesse elettorali, quando messe a confronto con i conti e con le casse del sistema previdenziale, devono necessariamente convertirsi in compromessi. 

La sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico: uno squilibrio crescente tra lavoratori e pensionati

Negli anni ’90, la Germania era un Paese in fermento, travolto dalle sfide della riunificazione, ma con margini di crescita ancora enormi. In quel periodo si è sviluppata una parte non piccola dell’attuale welfare tedesco. All’epoca, come accennato, ogni pensionato poteva contare su quasi tre contribuenti. Oggi, sono meno di due. Entro il 2050, si prevede un ulteriore calo: appena 1,3 contribuenti per pensionato. La matematica, da sola, racconta l’insostenibilità del modello attuale. Nel frattempo, la durata della pensione è cresciuta sensibilmente, di pari passo con l’aspettativa di vita: dal 1998 al 2023, è passata da 13,6 a 18,8 anni per gli uomini, e da 18,4 a 22,1 anni per le donne.

Nel 2024, il sistema pensionistico tedesco ha raggiunto la cifra record di 408 miliardi di euro. Più del 60% in più rispetto al 2010. Lo Stato non riesce più a far fronte solo con i contributi: ha già dovuto versare oltre 116 miliardi di euro per colmare i buchi.

Gli obiettivi della riforma: pensioni più stabili in Germania, almeno fino al 2031

Il governo ha deciso di congelare il livello delle pensioni al 48% del reddito medio almeno fino al 2031. Il livello delle pensioni è definito dal rapporto tra una pensione standard, calcolata sulla base di 45 anni di contributi con un reddito medio, e il reddito medio dei lavoratori. Per raggiungere questo obiettivo, a partire dal 2027, il contributo previdenziale passerà dal 18,6% al 18,8%, da suddividere in parti uguali tra lavoratori e datori di lavoro. Nel 2031, solo il prolungamento di questa misura costerà allo Stato 11 miliardi di euro l’anno.

L’altro fronte su cui il governo è intervenuto è quello della pensione di maternità. Per chi ha figli nati prima del 1992, il periodo riconosciuto ai fini dei contributi pensionistici salirà da 2,5 a 3 anni, equiparandosi a quello già previsto per i figli nati dopo. In termini pratici: circa 10 milioni di persone, sia madri che padri, riceveranno 0,5 punti pensionistici in più. Tradotto: una ventina di euro al mese. La misura entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027, ma il primo versamento effettivo avverrà un anno dopo, con effetto retroattivo.

La “pensione attiva” e il contributo per i bambini

Tra le iniziative già messe sul tavolo, c’è la cosiddetta “pensione attiva”. Nei piani del governo, si tratterebbe di permettere ai pensionati di continuare a lavorare senza penalizzazioni fiscali, con la completa esenzione fiscale fino ai 2.000 euro di reddito mensile.

Un altro progetto guarda alle nuove generazioni: i bambini e gli adolescenti riceveranno un deposito previdenziale statale di 10 euro al mese dai 6 ai 18 anni. 

Il governo punta inoltre ad aumentare la riserva dei fondi pensione dal 20 al 30% della spesa mensile.

Tutte le proposte di riforma

La Ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD) ha proposto di estendere l’obbligo contributivo anche a lavoratori autonomi e funzionari pubblici. L’obiettivo sarebbe quello di ampliare la base di contribuenti. Tuttavia, gli esperti avvertono: nel medio termine, questo porterebbe anche a un aumento della spesa pensionistica. Inoltre, ci sono riserve di tipo costituzionale ancora da valutare.

Non mancano idee più drastiche. Il segretario generale della CDU, Carsten Linnemann, propone di limitare le assunzioni di funzionari pubblici solo a settori chiave come polizia, magistratura e dogane. Una mossa che, nel lungo periodo, potrebbe contenere la spesa pensionistica pubblica e aumentare i contribuenti nel sistema generale.

Ancora più provocatoria la proposta dell’Istituto Tedesco per l’Economia (DIW) di introdurre il cosiddetto “Boomer-Soli”, una tassa straordinaria su tutte le pensioni superiori alla soglia di esenzione di 902 euro al mese. L’obiettivo sarebbe quello di sostenere i pensionati con redditi bassi, creando una forma di redistribuzione generazionale. Questa proposta, tuttavia, è stata fortemente criticata tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione.

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