Deputati dell’Unione chiedono l’abolizione dei Mini-Job in Germania
In Germania, esiste una categoria di lavoro che in Italia non è prevista: il Mini-job. Non si tratta semplicemente di un impiego part-time, ma di un tipo di inquadramento professionale completamente diverso, più “leggero” soprattutto dal punto di vista previdenziale. Ed è proprio contro questo tipo di contratto che si sta scagliando, in questi giorni, un contingente di parlamentari dell’Unione al Bundestag. Insieme al sindacato Ver.di, questi esponenti della destra tedesca chiedono l’abolizione del Mini-job, definendolo una pratica “antisociale”.
Che cosa sono i Mini-Job?
Esistono due tipologie distinte di Mini-Job. La prima categoria prevede un compenso mensile che non può oltrepassare la soglia dei 556 euro. I lavoratori che guadagnano meno non versano contributi all’assicurazione contro la disoccupazione e possono richiedere l’esonero dall’assicurazione pensionistica. Non rientrano nell’obbligo di assicurazione sanitaria né di assistenza.
La seconda forma prevede invece contratti di lavoro a breve termine, come per esempio i lavori stagionali in agricoltura. L’impegno lavorativo non può superare i 70 giorni nell’arco di un anno solare. La retribuzione mensile può variare senza limiti fissi, diversamente dal primo caso.
Fra i casi che erano stati presi in considerazione quando furono istituite queste forme di impiego c’erano soprattutto le piccole attività a conduzione familiare nelle quali i membri della famiglia venivano impiegati occasionalmente: l’intento era proprio di regolarizzare queste forme di lavoro che non prevedevano un impegno paragonabile a quello di un impiego a tempo pieno.
Perché una parte dell’Unione chiede l’abolizione dei Mini-Job
Stefan Nacke, presidente del gruppo dei lavoratori dell’Unione e membro della CDU, in una dichiarazione rilasciata alla Süddeutsche Zeitung, ha parlato di “trappola dei Mini-Job”, i quali andrebbero eliminati, sostiene, laddove rimpiazzano l’occupazione regolare. Il deputato parla di un “mondo parallelo del lavoro” che erode le fondamenta dello Stato sociale. Chi passa un’intera esistenza lavorativa in questa forma contrattuale, sostiene infatti il politico conservatore, si ritrova senza nulla al momento della pensione. Il sindacato Ver.di condivide questa lettura della situazione.
Da sei a otto milioni di persone risultano oggi occupate con un Mini-Job, specialmente in settori come la ristorazione, il commercio e i lavori di pulizia, che hanno fatto di questa formula contrattuale la prassi, non più l’eccezione. Questa situazione, secondo Nacke, è inaccettabile.
La posizione dei critici: per colpa dei Mini-Job, lo Stato spende troppo in assistenza
Il Mini-Job prevede che non ci sia differenza fra lo stipendio lordo e quello netto del lavoratore, il che risulta particolarmente allettante per chi guadagna poco. Per Nacke, è proprio qui che si rivelerebbe la natura intrinsecamente antisociale di questo tipo di contratti: dal momento che non è il datore di lavoro a pagare la copertura sanitaria, quella pensionistica e il contributo di disoccupazione del lavoratore (e che certamente non può essere il lavoratore stesso a detrarre questi costi dal suo ridotto introito mensile), tutti questi costi vengono rimessi a carico dello Stato. Il risultato, quindi, è ancora una volta un incremento della spesa per il welfare, dal momento che si registrano minori entrate nella previdenza sociale e un incremento delle spese per il reddito minimo garantito.
L’esenzione dai contributi dovrebbe rimanere possibile, sostiene, solo in circostanze eccezionali, come per gli studenti e i pensionati.
La posizione del sindacato Ver.di
Frank Werneke, presidente di Ver.di, è a favore dell’abolizione dei Mini-Job, poiché questi sostituirebbero contratti di lavoro socialmente più solidi e sicuri per i lavoratori. I Mini-Job, sostiene, “non sono un trampolino di lancio nel mercato del lavoro regolare, ma un vicolo cieco professionale per molti, in particolare per le donne.”
Il momento di abbandonare questo modello è arrivato, secondo il leader sindacale. I Mini-Job non si adattano a un’epoca in cui numerosi settori cercano urgentemente lavoratori qualificati. “Abbiamo bisogno di un mercato del lavoro sostenibile con salari adeguati e posti di lavoro soggetti a contribuzione previdenziale che garantiscano pensioni a prova di povertà” ha dichiarato il sindacalista.



