Comitato ONU: la Germania viola i diritti dei richiedenti asilo

Fin dalla fondazione delle Nazioni Unite, la Germania si è posta come paladina e portatrice dell’avanguardia più progressista in materia di tutela dei diritti umani e sociali. Una scelta comprensibile, considerando la necessità del Paese di espiare le proprie colpe storiche. Ebbene, a 80 anni dalla nascita dell’ONU, per la prima volta Berlino si trova a rispondere davanti a un organismo delle Nazioni Unite per aver mancato proprio in questo ambito. In particolare, secondo il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali dell’ONU, la Germania è accusata di violare i diritti dei richiedenti asilo le cui richieste vengono respinte, mettendoli in condizioni di diventare senzatetto, poiché vengono sospese loro tutte le forme di sussidio alla sopravvivenza, mentre permane il divieto di lavorare e, in alcuni casi, non sussistono le condizioni per il rientro nel Paese d’origine.
È diventato emblematico il caso di un ventenne siriano che, in Turingia, si è trovato esattamente in questa situazione a partire da febbraio: non ha una dimora, non ha sussidio per l’alloggio, non ha diritto alla tessera sanitaria né a un sussidio per l’alimentazione. La sua richiesta d’asilo è stata respinta perché la competenza spetta a Malta, Paese dal quale è entrato nell’Unione Europea, ma il giovane a Malta non può tornare, prima di tutto perché mancano i documenti necessari per il viaggio e poi perché, anche se i documenti ci fossero, mancherebbe comunque un accordo fra le autorità tedesche e quelle maltesi circa la sua possibilità di rientrare nel Paese. Al momento, il giovane vive di carità.
Chi dovesse supporre che questo inasprimento sia opera dell’attuale Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), che del pugno di ferro sull’immigrazione ha fatto il suo principale cavallo di battaglia, sarebbe fuori strada. Il provvedimento sul ritiro di tutte le prestazioni sociali in caso di rifiuto della richiesta di asilo, infatti, era stato approvato già dalla coalizione precedente a guida SPD. Già allora, va detto, su questa scelta politica erano state avanzate riserve giuridiche di non poco conto e diversi critici avevano fatto notare come il rischio fosse esattamente quello che si è concretizzato in Turingia, ovvero che le persone interessate dai procedimenti finissero letteralmente per strada, trovandosi nell’impossibilità di far convivere il rispetto della legge con la sopravvivenza.
Il ricorso individuale arriva a Ginevra
Ad assistere il giovane nel contenzioso contro l’esclusione dalle prestazioni c’è la Gesellschaft für Freiheitsrechte (GFF, il cui nome sta per “Società per i diritti di libertà”). Il procedimento in Germania non ha dato alcun esito, motivo per cui l’associazione si è rivolta al Comitato per i diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite.
In Germania non è notissimo il fatto che si possa portare al Comitato per i diritti economici, sociali e culturali dell’ONU un ricorso individuale, eppure questa procedura è perfettamente legittima, una volta che si siano esaurite senza successo le vie legali nazionali. Questo perché, nel 2023, la Germania ha sottoscritto, con una decisione a larghissima maggioranza, il Protocollo facoltativo al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Singoli individui o gruppi di persone possono appellarsi contro la violazione dei loro diritti sanciti dal Patto sociale ONU
Proprio sulla base di questo ricorso, già a metà ottobre il comitato ha intimato alla Germania di garantire all’uomo almeno l’assistenza di base durante il procedimento, ma le autorità tedesche hanno ignorato questa raccomandazione. A essere sotto esame, in questo momento, è la natura stessa della raccomandazione, per capire se si tratti di una scelta opzionale o di un obbligo. Nel frattempo, il ventenne siriano dipende interamente dalla beneficenza per sopravvivere e non può accedere all’assistenza sanitaria della quale avrebbe bisogno.
Lo scaricabarile tra ministeri e uffici locali: a chi spetta occuparsi delle necessità dei richiedenti asilo rifiutati in Germania?
Dietro le quinte diversi ministeri federali e l’ufficio distrettuale della Turingia si rimbalzano la responsabilità. Il Ministero degli Affari Esteri dovrebbe aver ricevuto per primo la comunicazione del comitato e dichiara di averla inoltrata “tempestivamente” al Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, competente per la legge sulle prestazioni ai richiedenti asilo. La richiesta sarebbe passata anche al Ministero dell’Interno e a quello della Giustizia, mentre non sarebbe stato coinvolto il distretto teoricamente responsabile per l’assistenza al giovane siriano, che è quello di Ilm. Secondo il Ministero del Lavoro e quello dell’Interno, la competenza per questo tipo di assistenza spetta ai Länder e non può essere soggetta a direttive a livello federale. Senza direttive, però, il distretto di Ilm dichiara di non poter agire. Non starebbe infatti a un distretto locale, fa sapere l’ufficio di Ilm, recepire una direttiva internazionale in autonomia, poiché deve attenersi alle leggi vigenti sul territorio nazionale. Mentre gli organismi non si parlano, quindi, per il ventenne non cambia nulla: la sua richiesta d’asilo non può essere accolta, non ha diritto a restare in Germania ma non può andarsene, non ha di che vivere, ma non può lavorare.
Obbligo o raccomandazione?
Il governo federale ha già completato almeno una verifica: stabilire quanto sia giuridicamente vincolante la richiesta del Comitato per i diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite. Il Ministero degli Affari Esteri parla di “raccomandazione”. La Germania avrebbe discrezionalità nell’attuazione, pur orientandosi – in teoria – agli standard internazionali e ai diritti umani. Anche il Ministero del Lavoro e quello dell’Interno affermano che l’intera procedura è “non vincolante dal punto di vista giuridico”.
Questo vale pure per le misure provvisorie del comitato, secondo il Ministero del Lavoro. Il comitato non è un tribunale, piuttosto mette in atto una “procedura dialogica”. Il ministero ammette tuttavia che le raccomandazioni hanno “elevata autorità in materia di diritti umani, per cui possono avere impatto sulla pratica giuridica”. Quindi, in sostanza, quella del Comitato per i diritti economici, sociali e culturali dell’ONU, per il governo tedesco, è una raccomandazione, ma non proprio, è quasi una direttiva, ma non è obbligatorio seguirla. Di tutt’altro avviso la GFF, che parla invece di un’indicazione “non facoltativa”. L’ONU nei suoi regolamenti dichiara infatti che gli Stati firmatari sono tenuti a rispettare le misure provvisorie. Le autorità tedesche hanno dunque il dovere di rispettare la direttiva ONU o no? Non c’è consenso sulla risposta.
La migliore approssimazione che se ne può dare è che, nei fatti, il comitato può formulare raccomandazioni alla Repubblica Federale. Tali raccomandazioni non sono giuridicamente vincolanti e non possono abrogare o prescrivere atti giuridici nazionali. Tuttavia, in quanto interpretazione del trattato da parte del comitato di esperti incaricato, godono di grande autorità in materia di diritti umani.
Credibilità internazionale a rischio
Resta la questione politica. Perché la Germania non segue le raccomandazioni già nel primo procedimento? Secondo i critici della scelta delle autorità, infatti, questo indebolisce l’organismo nel suo complesso e crea un precedente che potrebbe incoraggiare anche altri Stati Membri a ignorarne le raccomandazioni, per di più in un momento storico in cui l’autorevolezza delle Nazioni Unite è già messa in discussione su più fronti. Nel 2023 il governo federale aveva dichiarato che, aderendo al Protocollo, avrebbe rafforzato “la cooperazione globale nel campo dei diritti umani” e dimostrato chiaramente di essere “disposto a misurarsi con gli standard concordati dal diritto internazionale”.
L’esclusione dalle prestazioni in Germania colpisce i richiedenti asilo che sono entrati in UE da altri Paesi
Dalla fine di ottobre 2024 la legge sulle prestazioni sociali erogate in Germania per i richiedenti asilo esclude i cosiddetti rifugiati di Dublino. Sono interessati coloro che hanno presentato domanda d’asilo in un altro Stato membro UE. Sebbene questi paesi siano formalmente competenti, in base al trattato di Dublino, per la gestione delle richieste, recarvisi autonomamente è raramente possibile..
Quello che è diventato palese nell’ultimo anno è che le autorità spesso revocano le prestazioni senza verificare l’effettiva possibilità di lasciare il Paese. Dopo due settimane di transizione, le persone interessate ricevono solo prestazioni per casi di particolare gravità. La condizione di senzatetto non è riconosciuta come caso di particolare gravità.
I precedenti giudiziari
Nell’aprile 2025 la GFF aveva ottenuto due successi in procedimenti d’urgenza. Il Tribunale sociale di Amburgo aveva dichiarato illegale l’esclusione dalle prestazioni. Altri tribunali in tutta la Germania avevano seguito questa linea, annullando l’esclusione dei richiedenti asilo dall’erogazione dei sussidi per motivi costituzionali e di conformità al diritto europeo. Ciononostante, l’esclusione dalle prestazioni sociali di base continua a essere pratica corrente in questi casi.
Il governo Merz, inoltre, sta pianificando un ulteriore inasprimento nel quadro della riforma del sistema europeo comune di asilo (GEAS). Il 3 novembre 2025 si è tenuta un’audizione di esperti nella commissione interna sul disegno di legge del governo federale. Secondo il progetto, le autorità non dovrebbero più verificare ufficialmente se la partenza sia effettivamente possibile nei singoli casi.




