Lavoro obbligatorio a 80 centesimi l’ora per i richiedenti asilo. Via libera in un altro comune tedesco
Il distretto di Peine in Bassa Sassonia ha approvato il lavoro obbligatorio per i richiedenti asilo. Circa 850 persone in procedura di asilo potranno essere obblicate svolgere attività di pubblica utilità a 80 centesimi all’ora. Il voto si è tenuto il 1° ottobre con i voti di CDU, FDP e AfD. Questa non è la prima volta che in Germania si applica la legge sulle prestazioni per i richiedenti asilo che prevede questo obbligo, ma è la prima volta che ciò avviene in un distretto della Germania occidentale. In altre regioni, come i distretti di Saale-Orla e Greiz in Turingia e il distretto di Oder-Spree, in Brandeburgo, il sistema è applicato già da tempo.
I richiedenti asilo obbligati al lavoro potranno essere impiegati in strutture come rifugi per animali, mense di beneficenza, oppure nelle lavanderie o nelle cucine degli alloggi collettivi. La legge prevede che queste attività vadano a sostituire i posti di lavoro regolari disponibili sul territorio, allo scopo di non minare le possibilità dei normali lavoratori nel mercato locale.
Qualora i richiedenti asilo si rifiutassero di accettare il lavoro loro assegnato, potranno incorrere in una riduzione delle prestazioni sociali. Questo punto, tuttavia, è ancora oggetto di dibattito, poiché la Corte costituzionale federale ha già dichiarato incostituzionali simili riduzioni in quanto “l’abbassamento dello standard delle prestazioni al di sotto del minimo vitale fisico e socioculturale” non è giustificabile. Nonostante ciò, tali riduzioni rimangono applicate di routine dagli uffici per l’immigrazione in tutta la Germania.
A chi si applica l’obbligo di lavorare per 80 centesimi l’ora?
L’amministrazione stima che una percentuale significativa degli 850 richiedenti asilo attualmente ospitati nel distretto di Peine non potrà essere obbligata al lavoro. Rientrano nelle eccezioni i minori, le donne incinte, i genitori single, le persone già occupate e chi frequenta corsi di integrazione.
Per quanto riguarda l’accesso al lavoro, anche chi proviene da paesi definiti “sicuri” e cui è negato il permesso di lavoro sarà comunque soggetto all’obbligo. Lo stesso vale per chi è sottoposto a misure di altre autorità.
Un ulteriore ostacolo pratico riguarda la salute. Benché sia possibile ottenere l’esonero dal lavoro per motivi medici, i richiedenti asilo hanno accesso a prestazioni sanitarie limitate e spesso non riescono a ottenere diagnosi certificate, soprattutto per disturbi psichici.
I costi e i dubbi dell’amministrazione sul lavoro obbligatorio
L’amministrazione distrettuale si era espressa contraria alla misura. I costi amministrativi per verificare quali persone possono effettivamente essere obbligate a lavorare risultano elevati. Il distretto prevede spese fino a 250.000 euro annui. Dodici dei 51 consiglieri comunali erano assenti durante il voto: cinque della SPD e due dei Verdi. Questa assenza ha influito sull’esito della votazione.
CDU e FDP motivano la decisione affermando che l’obbligo di lavoro serve l’interesse collettivo e offre ai richiedenti asilo una prima esperienza del mercato del lavoro. Il consiglio distrettuale dichiara: “Vogliamo dare lavoro alle persone, fornire loro una struttura quotidiana e allo stesso tempo dare un segnale che anche dai richiedenti asilo ci si aspetta un contributo alla comunità”.
Christoph Plett, membro del Landtag della CDU e del consiglio distrettuale, ritiene che il lavoro obbligatorio consenta una migliore integrazione.
Le critiche politiche e quelle delle associazioni per i rifugiati
L’associazione distrettuale dei Verdi contesta sia i costi aggiuntivi che la convergenza politica sottesa. Secondo il partito, la CDU abbatte il muro di separazione con l’AfD utilizzando i voti del partito di ultradestra, contrariamente al fatto che fra i due partiti sussista un’incompatibilità “ufficiale”. Anche il presidente della provincia Henning Heiß (SPD) ha criticato la decisione.
Heidi Reichinnek, deputata di Die Linke, definisce la misura “scandalosa” in un comunicato ufficiale. Sostiene che introdurre l’obbligo di lavoro equivale a emarginazione e privazione dei diritti, e che una politica di asilo dignitosa dovrebbe garantire il diritto al lavoro, non il lavoro forzato.

Il punto di vista dei consigli rifugiati
Muzaffer Öztürkyilmaz del Consiglio dei rifugiati della Bassa Sassonia sottolinea che la misura alimenta una narrazione secondo cui i richiedenti asilo sarebbero principalmente interessati alle prestazioni sociali. “Le persone vengono considerate un peso e poi, in un secondo momento, manodopera a basso costo”, dichiara.
Öztürkyilmaz sostiene che i richiedenti asilo dovrebbero poter decidere autonomamente quando lavorare. Propone invece un migliore accesso alle misure di formazione e integrazione. A supporto di questa posizione, cita l’esperienza passata dei “lavori da un euro” che non ha portato i partecipanti a trovare occupazione stabile.
Pro Asyl, l’organizzazione per i diritti dei rifugiati, critica aspramente la misura. Tareq Alaows, portavoce per la politica dei rifugiati, dichiara: “È razzista e disumano suggerire che i rifugiati siano riluttanti a lavorare e che ora debbano essere obbligati a lavorare in condizioni di sfruttamento a 80 centesimi l’ora, mentre molti di loro semplicemente non possono lavorare”.
Esperienze in altre regioni
In Baviera e Turingia, l’obbligo di lavoro è già vigente in alcuni comuni da almeno un anno. I consigli dei rifugiati criticano l’importo del compenso definito “rimborso spese” piuttosto che salario.
Sono state segnalate inoltre cancellazioni di corsi di integrazione per richiedenti asilo costretti ad adempiere all’obbligo di lavoro. Öztürkyilmaz identifica un ulteriore rischio: che i rifugiati vengano impiegati come manodopera a basso costo in settori privati, come l’agricoltura. D’altra parte, alcuni imprenditori agricoli avevano già manifestato insofferenza per l’obbligo di corrispondere il salario minimo anche ai lavoratori stranieri stagionali – il che potrebbe far supporre che una manodopera disponibile a una frazione del salario minimo nazionale possa risultare particolarmente attraente.
Alcune organizzazioni vedono inoltre il lavoro obbligatorio per i richiedenti asilo come modello pilota per estendere successivamente l’obbligo di lavoro ai beneficiari del reddito di cittadinanza.
I dati sulla occupazione
Uno studio recente dell’Istituto per la ricerca sul mercato del lavoro e professionale (IAB) mostra risultati diversi dalla narrativa sottesa alla misura. Il 64% dei rifugiati giunti in Germania nel 2015, in età tra i 15 e l’età pensionabile, risultava occupato l’anno scorso in posizione dipendente. Nella popolazione totale tedesca la percentuale è del 70%.
Secondo lo studio, i tassi di occupazione si sono “avvicinati ampiamente al livello medio della popolazione in Germania”. Questi dati contrastano con la premessa che i richiedenti asilo siano riluttanti al lavoro.



