Il Brandmauer scricchiola a sinistra: Woidke disponibile a collaborare con AfD “ma senza estremisti”
Il cosiddetto “Brandmauer”, termine che è stato tradotto in Italia con espressioni come “muro spartifuoco” o “cordone sanitario”, rappresenta ormai da anni la linea, considerata teoricamente invalicabile tracciata principalmente dall’Unione per differenziarsi dall’ultradestra. CDU e CSU, essendo i partiti più a destra dell’arco costituzionale prima di AfD, avevano formalizzato l’impossibilità di qualsiasi intesa con il partito di Weidel e Chrupalla, considerato a rischio di derive antidemocratiche ed estremiste. Una parte non piccola dell’elettorato ha anche accusato i partiti dell’Unione di essere pronti a fare breccia in questo famoso “muro”, perché i voti di AfD, che non sono pochi, fanno gola a molti. Più ancora, tanto la sinistra quanto la stessa AfD hanno perfino accusato l’Unione di aver copiato il programma dell’ultradestra e di condividerne i valori e le tendenze. Quello che nessuno si aspettava, però, era che il muro cadesse dove non era neppure stato eretto, poiché sembrava superfluo: a sinistra. Eppure, di recente, il Ministro Presidente del Brandeburgo Dietmar Woidke (SPD) ha dichiarato di essere pronto a collaborare con AfD, purché a certe condizioni.
Lunedì, dalla Cancelleria di Stato di Potsdam, Woidke ha dichiarato che una collaborazione con l’ultradestra sarebbe immaginabile, a patto che il partito faccia pulizia al proprio interno.
Woidke: SPD e AfD insieme, solo se verranno espulsi gli estremisti
AfD, secondo il premier socialdemocratico, ha il potere di scegliere di rendere obsoleto qualsiasi “Brandmauer”. Come? Semplice: espellendo “tutti gli estremisti, tutti i neonazisti, tutti gli ex membri dell’NPD e molti altri che disprezzano questo Stato, che disprezzano la democrazia e la libertà”.
Solo dopo questo drastico rinnovamento interno, ha precisato, diventerebbe ipotizzabile sedersi allo stesso tavolo. Il messaggio trasmesso dal leader regionale dell’SPD del Brandeburgo ad AfD è diretto: “È un compito molto semplice. E quando saranno pronti, potranno contattarci”.
Woidke si dice addirittura “ben disposto disposto” a collaborare con una “AfD diversa” – un’entità quasi mitologica nel dibattito politico attuale. Perché la trasformazione richiesta implicherebbe uno stravolgimento radicale dell’identità partitica che Alternative für Deutschland ha costruito negli ultimi anni. La linea rossa, comunque, rimane netta: “Non può esserci collaborazione con gli estremisti”.
In Brandeburgo AfD è classificata come certamente estremista di destra
A maggio di quest’anno, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione aveva manifestato l’intenzione di classificare AfD come movimento di estrema destra a livello nazionale. Una decisione con implicazioni enormi dal punto di vista politico e simbolico. L’autorità, tuttavia, ha momentaneamente congelato questa classificazione a seguito di un ricorso presentato dal partito stesso, che è attualmente in fase di esame.
Nel Brandeburgo, però, la situazione è già definita. L’Ufficio per la protezione della Costituzione regionale ha già classificato la sezione locale di AfD come movimento di estrema destra all’interno del Land.
Strategia politica o mossa tattica?
Resta da capire se l’apertura di Woidke rappresenti una genuina disponibilità al dialogo o piuttosto una manovra per mettere AfD di fronte alle proprie contraddizioni. Chiedere a un partito di espellere gran parte dei propri quadri e militanti equivale, nella pratica, a chiedergli di cessare di esistere nella forma attuale.
L’SPD brandeburghese si trova in una posizione delicata. Governare il Land richiede maggioranze stabili, e l’ascesa di AfD nei consensi complica ogni calcolo politico tradizionale. La proposta di Woidke potrebbe servire a spostare il dibattito pubblico, dimostrando che non sono i democratici a rifiutare il dialogo, ma AfD a renderlo impossibile con la propria composizione interna. AfD, dal canto suo, difficilmente procederà a un’epurazione così radicale, considerando che sono proprio i leader più radicali del partito a riscuotere maggiori consensi presso l’elettorato.




