AperturaAttualità

Settembre e la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio – La situazione in Germania 

di Sahara Rossi

Settembre è il mese dedicato alla prevenzione del suicidio. La data simbolo di questa battaglia è il 10 e questa iniziativa è stata istituita nel 2003 dall’International Association for Suicide Prevention (IASP) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’obiettivo è richiamare ogni anno l’attenzione globale su un tema ancora troppo circondato da ombre e stigma e promuovere azioni concrete di prevenzione. 

Il suicidio resta infatti un argomento difficile da affrontare apertamente. I disturbi psichici, pur essendo reali e concreti quanto quelli fisici, vengono spesso percepiti come qualcosa che si possa controllare semplicemente con la propria forza di volontà, senza bisogno di cure adeguate. Questo porta molte persone a non riconoscere i segnali di depressione o disagio nelle persone vicine, interrogandosi solo a posteriori, ad atto compiuto, su cosa sia accaduto.

Suicidio, un problema diffuso: Alcuni dati relativi alla Germania 

Secondo i dati raccolti e stilati dall’OMS, la Germania si colloca al 40º posto nella classifica mondiale per tasso di suicidi annui, con una media di 11,29 casi ogni 100.000 abitanti. 

Il 2023 ha portato dati significativi: a Berlino, gli uomini hanno rappresentato una quota nettamente maggiore di suicidi rispetto alle donne, con un tasso di 17,9 ogni 100.000 abitanti, contro i 6,6 registrati tra le donne.

L’incidenza cresce con l’età: oltre il 50% di tutti i suicidi in Germania nel 2023 è stato commesso da uomini di età superiore ai 50 anni. Tuttavia, il problema colpisce anche i più giovani: tra bambini, adolescenti e giovani adulti (1-29 anni), il suicidio ha rappresentato la causa di morte più comune nello stesso anno.

È importante cogliere i segnali quando appaiono. Non sempre le persone che soffrono di depressione piangono e si disperano tutto il tempo. Anzi, tutto il contrario. Generalmente si tende a nascondere il forte ed invalidante disagio psichico con una forzata allegria e buonumore. Eppure una persona che soffre di depressione tende molto spesso ad isolarsi o a procurarsi del male fisico. In questo, l’autolesionismo gioca un ruolo purtroppo importante: i comportamenti autolesivi e l’abuso di sostanze sono modalità ricorrenti con cui alcune persone cercano di gestire il dolore emotivo. 

Chi soffre di depressione non ha forze fisiche nemmeno per le cose più banali della giornata: lavarsi i denti, alzarsi dal letto, farsi una doccia. Compierle richiede un quantitativo di energie spropositato. La persona si sente stanca, ha costanti giramenti di testa.

In sostanza, la malattia mentale si riversa in tutto e per tutto nel corpo, debilitandolo, annullando il senso di fame, poiché non si ha nemmeno la forza di cucinare qualcosa o di mangiare. Non basta dire ad una persona di “tirarsi su”, che “è solo un momento, passerà”. La persona sa che non è così. Si sente risucchiata in una spirale nera e profonda da cui crede di non poter più uscire. 

Riflettiamo insieme. Se non è nemmeno in grado di alzarsi dal letto per andare in bagno per dei semplici bisogni, come può “tirarsi su” e far finire tutto questo? Non possiamo affrontare un discorso serio sulla prevenzione del suicidio se non partiamo da questo presupposto.

E allora… io cosa posso fare io? 

L’ascolto e la presenza sono la chiave. Lasciare che l’altro parli, oppure rimanere in silenzio accanto a lui quando non riesce a comunicare: anche questo è un atto d’amore. Far sentire la propria presenza, trasmettere che non è solo in tutto questo vortice di dolore, e che è amato, può fare la differenza. 

Stare vicino a chi soffre di depressione non è semplice: è faticoso, estenuante. La persona depressa, però, spesso vive con il terrore di essere un peso per gli altri. È proprio questo pensiero che può spingerla a desiderare la morte: “se me ne andassi, non darei più fastidio, smetterei di essere un peso per gli altri”. I sensi di colpa, nelle persone con ricorrenti pensieri suicidi, sono all’ordine del giorno. Per questo è fondamentale che colui o colei che ne soffre non percepisca in chi le sta accanto né stanchezza né fastidio. Quando la situazione diventa troppo pesante anche per chi sostiene, è importante non affrontarla da soli. Chiedere aiuto a un professionista può offrire strumenti preziosi per restare saldi e ben ancorati al proprio centro, senza vacillare e senza perdersi.

La battaglia contro la depressione e per la prevenzione del suicidio è lunga, faticosa, corrosiva. Ma non è una battaglia persa. Se ne può uscire e se ne deve uscire. La via è parlarne, generare consapevolezza e abbattere lo stigma, che ancora oggi purtroppo aleggia in molte famiglie ed in molti ambiti della sfera pubblica. Affinché non solo a Berlino, ma in ogni parte del mondo, le persone possano svegliarsi al mattino scegliendo ancora la vita. Come è giusto… e come è bello che sia.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio