L’SPD si oppone alla creazione di registro speciale per persone queer
La coalizione tedesca si trova nuovamente divisa. Stavolta il motivo della discordia riguarda la proposta di alcuni esponenti dell’unione di creare un registro speciale, che dovrebbe catalogare i dati delle persone queer, in particolare di quelle trans, intersex e non binarie, prima delle modifiche anagrafiche. A questa proposta, l’SPD si oppone strenuamente, difendendo la legge sull’autodeterminazione approvata l’anno scorso.
La posizione dell’SPD: no al registro per le persone queer
Falko Droßmann, portavoce per le politiche queer del gruppo parlamentare SPD, ha espresso una ferma opposizione, in una dichiarazione rilasciata al settimanale Der Spiegel, chiarendo che i socialdemocratici non prevedono nessun inasprimento e nessuna inversione di rotta rispetto alla legge sull’autodeterminazione.
La sua dichiarazione arriva in risposta diretta alla richiesta dell’Unione di “discutere seriamente una nuova regolamentazione” una posizione che l’SPD considera inaccettabile dopo meno di un anno dall’entrata in vigore della normativa attuale.
Il nuovo regolamento sui dati del Ministero dell’Interno
La controversia nasce da una bozza elaborata dal Ministero dell’Interno, guidato dalla CSU. Il documento prevede la creazione di un registro che conservi le informazioni sensibili delle persone queer che si avvalgono della legge sull’autodeterminazione: il genere di nascita della persona, il nome precedente alla modifica, la data esatta del cambiamento, l’autorità competente che ha gestito la pratica e un numero di riferimento specifico.
Una raccolta dati che molti considerano invasiva. Il ministero giustifica questa misura sostenendo che, dopo l’entrata in vigore della legge sull’autodeterminazione, un numero crescente di persone ha deciso di modificare la propria registrazione anagrafica. Una spiegazione che non convince né l’SPD né i Verdi. La proposta rappresenta, per il centro-sinistra tedesco, un potenziale passo indietro rispetto alla semplificazione burocratica introdotta dalla legge attuale, trasformando quello che doveva essere un processo più snello in un meccanismo di controllo e monitoraggio, improntato al rispetto dell’autodeterminazione delle persone.
Anche i Verdi hanno espresso una forte opposizione alla modifica prevista. Il loro disappunto si aggiunge al coro di voci contrarie, creando un fronte comune con l’SPD contro le intenzioni della CSU. L’accordo di coalizione aveva previsto una valutazione della legge entro luglio 2026, ma le pressioni per modifiche immediate sembrano anticipare questa data.
La legge autodeterminazione
La normativa è operativa soltanto da novembre scorso. Prima della sua introduzione, modificare l’indicazione del sesso richiedeva un percorso complesso: due perizie psichiatriche indipendenti e una decisione del tribunale. Oggi basta una dichiarazione all’ufficio di stato civile. Questa riforma ha semplificato drasticamente l’iter burocratico per le persone transgender e non binarie ed è stata accolta con entusiasmo dall’intera comunità lgbtqia+.
Il coro delle voci contrarie si è intensificato dopo il caso di Marla Svenja Liebich, estremista di destra con un passato di posizioni omofobe, che ha utilizzato la nuova legge per modificare i propri dati anagrafici e che ora potrebbe scontare una pena detentiva in un carcere femminile. Molti commentatori di questo caso ipotizzano che quello di Liebich sia un tentativo deliberato di farsi beffe della nuova legge e delle persone trans in generale. Un episodio che Alexander Dobrindt, ministro dell’Interno della CSU, ha utilizzato per chiedere “regole chiare contro l’abuso del cambio di sesso”.
Le reazioni SPD: nessun allarme strutturale
Droßmann respinge categoricamente l’idea che il caso Liebich rappresenti un problema sistemico. “È un tentativo mirato di abuso da parte di un noto estremista di destra e non un problema strutturale della legge sull’autodeterminazione”, ha dichiarato il deputato socialdemocratico. Un singolo caso di malafede, afferma, non può giustificare la creazione di sistemi di controllo che potrebbero scoraggiare l’uso legittimo della normativa.




