
Il sentimento di accoglienza verso i rifugiati in Germania avrebbe subito un netto calo, negli ultimi anni, o almeno questa è la percezione dichiarata. Secondo una ricerca condotta dall‘Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW) e riportata dal Tagesschau, infatti, i rifugiati non si sentono più benvenuti.
Nel 2017, l’84% dichiarava di sentirsi bene accolto dal popolo tedesco, ma nel 2020 la quota era già scesa al 78%, fino ad arrivare al 65% del 2023. Allo stesso tempo, cresce la preoccupazione per la xenofobia: mentre nel 2016 e 2017 meno di un terzo dei rifugiati dichiarava di temerla, nel 2023 la percentuale ha raggiunto il 54%.
Rifugiati non più benvenuti? A influire, clima politico e dibattito sui rimpatri
Il DIW collega questo calo al dibattito politico sempre più acceso sulle misure restrittive in materia di immigrazione e sui rimpatri, che peraltro stanno trovando attuazione con la “linea dura” del ministro dell’interno Alexander Dobrindt (CSU).
Differenze tra generi e regioni
Lo studio evidenzia anche forti differenze in base a genere, istruzione e area geografica. Alcuni esempi:
- le donne con titolo di studio medio hanno riportato maggiori difficoltà nella ricerca di un alloggio, rispetto a quelle senza titolo;
- gli uomini residenti nella Germania orientale hanno riferito livelli di discriminazione più elevati in diversi ambiti della vita quotidiana.
La volontà di restare in germania resta comunque alta
Nonostante le difficoltà, la maggioranza dei rifugiati manifesta tuttavia la volontà di rimanere in Germania. Secondo lo studio, circa il 98% ha già richiesto la cittadinanza, l’ha ottenuta o intende farlo.
Le naturalizzazioni sono in crescita costante: dal 2,1% del 2021 al 7,5% del 2023. Anche le domande presentate per l’acquisizione della cittadinanza hanno registrato un forte aumento.
I dati dello studio sui figli dei rifugiati
La ricerca del DIW analizza anche la condizione dei bambini tra i 2 e i 4 anni nati da persone rifugiate. Questi bambini presentano in media punteggi più bassi, rispetto ai coetanei, nelle competenze linguistiche, nelle relazioni sociali e nelle abilità motorie, ma anche una maggiore autonomia e abilità nelle attività quotidiane.
Questo può essere indice di una maggiore capacità di adattamento, nata dalla necessità, in grado di renderli più indipendenti in alcuni ambiti, per esempio aiutare i genitori in piccole mansioni legate alla vita familiare.




