
La situazione di Maja T., una persona non binaria tedesca detenuta a Budapest, si è aggravata dopo tre settimane di sciopero della fame. L’attivista antifascista, coinvoltə in un processo per presunta violenza contro estremisti di destra, è statə trasferitə d’urgenza in un ospedale penitenziario nel sud-est dell’Ungheria a causa del deterioramento delle sue condizioni fisiche.
Le condizioni di salute dell’attivista tedescə
Il trasferimento in ospedale penitenziario è avvenuto dopo che Maja T. ha perso più di dodici chili durante il periodo di digiuno. Secondo quanto confermato dall’avvocato Tamas Bajaky e dal padre Wolfgang Jarosch, l’attivista risulta “molto indebolitə” a causa del prolungato sciopero della fame iniziato un mese fa.
Jarosch ha espresso profonda preoccupazione per le sue condizioni: “Ogni giorno in carcere rappresenta un rischio per la vita di Maja. L’inerzia della politica mette direttamente in pericolo miə figliə”. La famiglia considera il ricovero ospedaliero un passo necessario per il monitoraggio medico, anche se persistono preoccupazioni per la mancanza di un interprete che possa facilitare la comunicazione con il personale sanitario.
Il processo e le accuse
Il caso giudiziario che ha portato alla detenzione di Maja T. risale al febbraio 2023, quando l’attivista, insieme ad altri militanti antifascisti, avrebbe aggredito membri della scena di estrema destra a Budapest secondo le accuse delle autorità ungheresi. L’arresto è avvenuto a Berlino nel dicembre 2023, seguito dall’estradizione in Ungheria nel giugno 2024. La gravità delle accuse si riflette nella possibile condanna: in caso di colpevolezza, Maja T. rischia fino a 24 anni di reclusione. Il processo, iniziato a febbraio, continua mentre l’attivista si trova in condizioni di salute sempre più critiche. Recentemente, il tribunale di Budapest ha respinto una richiesta di trasferimento agli arresti domiciliari, mantenendo la detenzione in carcere.
Un aspetto controverso dell’estradizione riguarda il fatto che sia avvenuta nonostante un procedimento d’urgenza fosse in corso dinanzi alla Corte costituzionale federale tedesca, che ha successivamente vietato l’estradizione con un’ordinanza provvisoria emessa, però, pochi minuti dopo che il trasferimento era stato avviato.
Lo sciopero della fame: Maja T. chiede migliori condizioni detentive
Lo sciopero della fame di Maja T. non rappresenta solo una protesta contro il processo in corso, ma una denuncia delle condizioni di detenzione considerate disumane. Tra le principali rivendicazioni dell’attivista figura la richiesta di porre fine all’isolamento carcerario e di ottenere migliori condizioni detentive.
Il padre Wolfgang Jarosch ha definito “scandaloso” che suə figliə debba ricorrere a misure così drastiche: “Queste condizioni di detenzione non solo sono disumane, ma anche pericolose per la vita”. La famiglia sottolinea come le condizioni nel carcere ungherese violino i diritti fondamentali della persona detenuta. Secondo le informazioni raccolte, Maja T. subirebbe repressioni anche per impedirle di discutere di questioni politiche in conversazioni private, mentre i contatti con i familiari vengono controllati meticolosamente dalle autorità carcerarie. Questa situazione ha spinto l’attivista a continuare lo sciopero della fame anche dopo il trasferimento in ospedale.
Le reazioni politiche
La situazione di Maja T. ha suscitato forti reazioni da parte di esponenti politici tedeschi ed europei. Martin Schirdewan, capogruppo di Die Linke al Parlamento europeo, ha dichiarato lunedì che “le condizioni di salute di Maja T. stanno peggiorando rapidamente”, chiedendo al governo federale tedesco di “dare immediatamente priorità al suo trasferimento dall’Ungheria alla Germania”.

Schirdewan ha definito l’estradizione un’ingiustizia che deve essere riparata, sostenendo che Maja T. ha “il diritto a un processo conforme allo Stato di diritto e a condizioni di detenzione dignitose”. Secondo il politico, entrambi questi diritti fondamentali non sono garantiti in Ungheria sotto il governo del primo ministro di ultradestra Viktor Orbán.
Nel fine settimana, l’esponente dei Verdi Katrin Göring-Eckardt ha fatto visita a Maja T. in carcere, riferendo che l’attivista “è molto lucidə e sa esattamente cosa sta facendo”, pur dando un’impressione di evidente “debolezza” fisica. Göring-Eckardt ha criticato apertamente il sistema giudiziario ungherese: “Il regime di Orbán non agisce nel rispetto dello Stato di diritto, questo è evidente”.

La famiglia e i sostenitori di Maja T. continuano a sollecitare il trasferimento agli arresti domiciliari e la possibilità di un processo in Germania, considerando le attuali condizioni detentive una violazione dei diritti umani fondamentali.



