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Germania, nessun obbligo di agire contro i droni USA in Yemen lanciati via Ramstein

La Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe ha stabilito che la Germania non ha l’obbligo giuridico di intervenire contro gli attacchi con droni statunitensi in Yemen, anche se questi passano attraverso la base militare di Ramstein, situata in Renania-Palatinato.

La decisione è arrivata a seguito del ricorso presentato da due cittadini yemeniti che avevano richiesto l’intervento dello Stato tedesco per fermare le operazioni americane e garantire il rispetto del diritto internazionale.

Il ricorso alla Corte costituzionale: il “caso Ramstein”

I due ricorrenti yemeniti avevano assistito a un attacco con droni nel loro villaggio nel 2012. L’operazione aveva avuto come obiettivo alcuni presunti estremisti, ma nell’attacco erano rimasti uccisi due parenti innocenti dei ricorrenti. Questi avevano quindi chiesto alla Germania di:

  • proteggerli da futuri attacchi
  • aprire un’indagine sul coinvolgimento tedesco
  • sollecitare gli Stati Uniti al rispetto del diritto internazionale

Dopo un primo rigetto da parte del Tribunale Amministrativo Federale di Lipsia nel 2020, che riteneva non sufficiente il collegamento con il territorio tedesco, i due avevano presentato ricorso alla Corte Costituzionale di Karlsruhe.

La posizione della Corte Costituzionale

La vicepresidente della Corte, Doris König, ha spiegato che la Germania ha in linea generale l’obbligo di tutela dei diritti fondamentali anche verso stranieri all’estero. Tuttavia, questa tutela è subordinata a due condizioni precise:

  1. deve esistere un collegamento sufficiente con il potere statale tedesco
  2. deve esserci un rischio concreto di violazione sistematica del diritto internazionale

Nella fattispecie, la Corte non ha riscontrato tali condizioni.

Funzionamento della base di Ramstein

Dalla base di Ramstein non vengono lanciati né controllati direttamente i droni, ma la base tedesca, ha un ruolo importante nella trasmissione dei dati: i dati sono infatti trasmessi via cavo a Ramstein dagli Stati Uniti, dove i segnali vengono inviati tramite una stazione di comunicazione satellitare. Il collegamento con la Germania, dunque, potrebbe sussistere.

A parte questo, la Corte ha però dichiarato che non ci sono prove sufficienti per affermare che gli Stati Uniti stiano “sistematicamente violando il diritto internazionale” nella selezione degli obiettivi militari nello Yemen.

Reazioni alla sentenza

L’avvocato dei due cittadini yemeniti, Andreas Schüller, ha riconosciuto l’importanza simbolica del ricorso: “hanno stabilito principi giuridici a beneficio di altri”, ha affermato, pur ammettendo che la situazione concreta dei suoi assistiti non cambierà.

Il governo federale ha invece accolto positivamente la decisione. Il Segretario Parlamentare di Stato al Ministero della Difesa, Nils Schmid (SPD), ha dichiarato che la sentenza conferma un ampio margine di manovra per il governo, nella cooperazione con altri Stati. Ha inoltre sottolineato che la difesa dei diritti umani resta un principio guida dell’azione del governo tedesco.

Un precedente importante ma dai limiti evidenti

La sentenza rappresenta un punto di riferimento importante nella giurisprudenza costituzionale tedesca sul ruolo dello Stato nella cooperazione militare internazionale. Tuttavia, sottolinea anche i limiti dell’intervento giuridico quando il legame con il territorio nazionale è debole e le prove di violazioni sistematiche del diritto internazionale risultano insufficienti.

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