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CDU Berlino: punire gli attivisti che avvisano i migranti prima delle espulsioni

Il dibattito sulla gestione delle espulsioni di richiedenti asilo a Berlino ha raggiunto una nuova fase di tensione politica. Il gruppo parlamentare della CDU nella capitale tedesca ha avanzato una proposta legislativa che mira a criminalizzare la divulgazione di informazioni sulle espulsioni pianificate, prendendo di mira specificamente gli attivisti e le organizzazioni per i diritti dei rifugiati che avvertono le persone migranti interessate delle imminenti operazioni di rimpatrio.

L’iniziativa si inquadra in un contesto operativo particolarmente problematico: secondo i dati disponibili, solo un quarto delle espulsioni pianificate a Berlino viene effettivamente portata a termine, principalmente a causa dei sistemi di allerta precoce utilizzati dalle organizzazioni umanitarie.

La proposta legislativa della CDU: estensione dell’obbligo di riservatezza

La CDU berlinese ha identificato quella che considera una lacuna normativa nell’attuale legge sul soggiorno. Attualmente, l’obbligo di riservatezza per le informazioni relative alle espulsioni si applica esclusivamente ai funzionari e ai dipendenti pubblici. La proposta cristiano-democratica prevede l’estensione di tale obbligo anche ai soggetti privati che entrino in possesso di informazioni riservate sulle operazioni di rimpatrio.

Secondo la risoluzione del gruppo parlamentare, questa modifica normativa consentirebbe di perseguire penalmente chiunque divulghi dati sui voli di espulsione e informazioni generali sulle espulsioni imminenti, configurando tale comportamento come “abuso di informazioni riservate“.

Nel mirino le organizzazioni umanitarie che avvisano i migranti delle espulsioni imminenti

La proposta non si limita all’aspetto della divulgazione informativa, ma intende prendere di mira direttamente le organizzazioni che forniscono assistenza ai rifugiati. Questi gruppi vengono accusati di compromettere “in modo significativo il successo delle revoche del permesso di soggiorno” e di impedire “l’attuazione delle misure pianificate”.

Il gruppo parlamentare della CDU richiede che le azioni di queste organizzazioni siano esaminate dal punto di vista penale e che le attività considerate illegali vengano fermate. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere possibili più espulsioni di migranti e richiedenti asilo attraverso l’inasprimento del quadro normativo esistente.

Il piano in cinque punti

L’iniziativa della CDU si allinea perfettamente con le richieste avanzate dalla senatrice degli interni Iris Spranger (SPD) nel settembre precedente. Spranger aveva presentato un piano articolato in cinque punti per una linea più dura in materia di asilo, che includeva specificamente la necessità di garantire che le espulsioni programmate in aereo non vengano più ostacolate da avvisi tramite app e altre indicazioni.

La senatrice aveva inoltre sollecitato la cessazione del sostegno finanziario alle organizzazioni che contribuiscono a rendere note le informazioni sulle espulsioni, identificando un problema sistemico nell’approccio del Senato berlinese al supporto delle organizzazioni della società civile.

Critica al sostegno pubblico alle organizzazioni

Spranger ha evidenziato come il Senato abbia sostenuto significativamente “varie organizzazioni e progetti della società civile” per fornire consulenza e sostegno ai rifugiati. Tuttavia, ha argomentato che “nella misura in cui il sostegno viene utilizzato in modo improprio per eludere l’obbligo legale di espatrio o per rendere più difficili o impedire i rimpatri, secondo il Senato ciò è contrario allo scopo” del sostegno stesso.

Il sistema di monitoraggio dei voli

Le organizzazioni per i diritti dei rifugiati hanno sviluppato sistemi sofisticati di monitoraggio delle operazioni di espulsione. Il principio operativo è relativamente semplice: quando non è possibile prenotare posti a sedere su determinati voli, questo indica chiaramente che è in programma un volo di espulsione. 

Le informazioni sui voli charter in programma vengono diffuse attraverso canali social media come “Deportation Alarm” e servizi di messaggistica, con un anticipo che può arrivare fino a una settimana prima dell’operazione pianificata. Questo sistema di allerta precoce consente alle persone interessate di sottrarsi alle operazioni di rimpatrio.

Il presidente regionale del sindacato di polizia (GdP) di Berlino Stephan Weh ha fornito una testimonianza dettagliata durante un’audizione alla commissione interna, evidenziando gli aspetti operativi della questione. Secondo Weh, “se non disattiviamo questi sistemi di allerta precoce, ci saranno meno espulsioni”. La polizia berlinese sarebbe da anni a conoscenza di questo fenomeno: spesso gli agenti che si recano a prelevare una persona dal suo abituale alloggio per condurla al volo di rimpatrio non trovano nessuno. Il sindacato attribuisce questa situazione agli attivisti che controllano in modo mirato i collegamenti aerei in partenza, contribuendo al basso tasso di successo delle espulsioni che si attesta al solo 25% delle operazioni pianificate.

Critiche dall’opposizione

L’iniziativa della CDU ha suscitato immediate reazioni critiche da parte dell’opposizione. I Verdi hanno definito la proposta come una manifestazione del “lato più disumano” della CDU, mentre Die Linke l’ha condannata come “una mossa meschina per criminalizzare l’aiuto ai rifugiati”.

La CDU ha deciso di promuovere un’iniziativa al Bundesrat per modificare la legislazione federale. Questo passaggio rappresenta un tentativo di trasformare una questione locale berlinese in una riforma normativa a livello nazionale, con potenziali implicazioni per l’intero sistema tedesco di gestione delle espulsioni dei migranti.

La proposta dovrà superare il vaglio del Bundesrat, dove i governi regionali potrebbero esprimere posizioni diverse sulla questione, riflettendo le diverse sensibilità politiche presenti nei vari Länder tedeschi.

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