“Criticare il riarmo non significa essere pro-Putin”. Intervista a Federico Quadrelli dell’SPD di Berlino
La pubblicazione, in questi giorni, di un manifesto contro il riarmo firmato da diversi esponenti di spicco dell’SPD ha sollevato accese discussioni in Germania. Il fatto che, all’interno di uno dei due partiti di governo possa esserci una scissione così netta proprio su uno dei punti che più stanno a cuore all’esecutivo ha stupito molti, fatto arrabbiare alcuni, ma ha anche generato reazioni positive. Era ora di dare voce al dissenso interno al partito? O si tratta di una questione che non doveva essere portata all’attenzione del pubblico? Ne abbiamo parlato con Federico Quadrelli, che è Vicepresidente regionale AG Migration dell’SPD di Berlino.
Questo manifesto contro il riarmo, per l’SPD, è un fulmine a ciel sereno o in qualche modo lo si vedeva venire? Qualcuno se lo aspettava?
Che io sappia no, non se l’aspettava nessuno. Si tratta di un documento sottoscritto ovviamente da personaggi molto prominenti del partito. Fra i primi firmatari ci sono l’ex capo del gruppo parlamentare Rolf Mützenich, l’ex capo del partito dell’SPD Norbert Walter-Borjans, Ralf Stegner, che è un deputato attualmente ancora attivo, mentre gli altri hanno ricoperto gli incarichi nel partito ma ormai sono “in pensione”, si sono ritirati dalle rispettive posizioni ma sono ancora attivi nel partito, però non hanno funzioni di governo o elettive.
Che ci fosse una critica all’interno del partito sul tema della guerra è ovvio. Nell’SPD, su questi, temi non c’è unanimità, non tutti sono dell’opinione che bisogna continuare come si è fatto finora. Anzi, sul tema della guerra tra Ucraina e Russia, già Stegner e Mützenich avevano avanzato nella scorsa legislatura alcune perplessità e, quando è stata discussa la possibilità di aumentare le spese per l’esercito e il riarmo, loro hanno iniziato una politica interna di resistenza, abbastanza condivisa anche da persone che non sono tradizionalmente parte dell’ala sinistra del partito.
Però il documento arriva come un fulmine a ciel sereno, perché tra poco, a giugno, ci sarà l’assemblea nazionale dell’SPD dove bisognerà eleggere nuovi presidenti. La critica che ho rilevato all’interno del circoli del partito è che il manifesto sia un modo di fare pressione dall’esterno nei confronti dell’assemblea. C’è chi si chiede perché [i firmatari] non abbiano portato questo tipo di discussione all’interno del partito, senza passare dai media.
Un partito meno compatto vuol dire una coalizione meno compatta? O ha ragione il Cancelliere Friedrich Merz che invece sostiene che il governo sia solido sulle scelte di politica estera?
Il governo è coeso perché gli esponenti dell’SPD che ne fanno parte sono dell’ala conservatrice del partito. Boris Pistorius (Ministro della Difesa n.d.r), Lars Klingbeil (Vicecancelliere e Ministro delle Finanze n.d.r.) sono esponenti di un gruppo che ha una posizione di consenso con la posizione di Merz, che è per l’aumento della spesa militare. D’altra parte è vero che in passato, per esempio all’epoca della guerra fredda, la spesa militare della Germania era molto superiore a quella attuale. C’è qualcuno anche nell’SPD che fa notare come, con Willy Brandt e Helmut Kohl, avessimo una spesa militare molto più alta, nonostante non ci fosse il vero e concreto pericolo di una guerra: il fatto di avere un esercito su cui si investiva faceva deterrente.
Io, personalmente, credo che sia una scelta poco intelligente spingere a una spesa militare nazionale, partire al riarmo solo in Germania per raggiungere il 3,5% del PIL. Se lo si facesse di concerto con tutti i Paesi europei nella logica di un esercito comune, sarebbe diverso. Il governo è compatto, ma bisogna vedere se il Bundestag sarà d’accordo e la frazione dell’SPD non è assolutamente compatta e coesa sul riarmo. Anche fra coloro che non si sono espressi, per esempio sottoscrivendo questo manifesto, molti hanno una visione estremamente critica sul tema del riarmo, come ce l’ho io.
E questo non significa essere pro-Russia o sostenere la necessità di abbandonare l’Ucraina, significa semplicemente fare un ragionamento con una prospettiva diversa, non nazionalistica, ma europea.
Quello della Russia è un tema importante, perché ovviamente la prima critica che è arrivata a questo manifesto contro il riarmo dell’SPD è quella di essere pro-Putin. Pistorius ha commentato dicendo che se Putin fosse stato disponibile a raggiungere la pace l’avremmo già raggiunta e ribadendo che la Germania non negozia noi con gli autocrati e i dittatori. D’altra parte, però, i firmatari dicono che non si può lasciare il ruolo della mediazione diplomatica soltanto ai populisti. Stiamo parlando di una possibilità di approcciarsi alla Russia nell’ottica del dialogo, ma da una prospettiva diversa, per esempio, da quella del BSW?
Non mi sembra un documento pro Putin, è abbastanza assurdo accusare di questo qualcuno che parla di diplomazia e che critica la spinta a un riarmo con un aumento al 3,5% di pil all’anno. Esattamente come è assurdo quando, parlando della situazione a Gaza, chi partecipa alle manifestazioni a sostegno dei popolo palestinese viene accusato di essere pro Hamas. È una modalità di delegittimazione dell’interlocutore abbastanza violenta e falsa, che però non cambia la realtà della situazione, ossia che viviamo in un contesto di riarmo e di guerra.
La questione si pone anche all’interno dell’SPD che è un partito che ha fatto della politica per la pace una bussola. Aumentare la spesa militare significa evidentemente prepararsi all’eventualità di una guerra. Gli avversari non si scelgono: si affrontano quelli che ci sono. Io sono assolutamente d’accordo con il sostegno incondizionato all’Ucraina, questo però non significa che, mentre la si sostiene anche militarmente, non si porti avanti un dialogo per trovare un accordo e questo accordo bisognerà farlo con le parti che ci sono in campo.
La stessa cosa si potrebbe dire di Netanyahu, perché Pistorius non parla anche di questo? Perché sia su Putin che su Netanyahu pende un mandato d’arresto internazionale, eppure mandiamo armi a Israele e anche nell’SPD c’è una parte, che non è solo della sinistra del partito, che proprio in base a questa logica chiede di smettere di farlo. Vogliamo far prevalere una posizione di dialogo e cercare una via diplomatica o vogliamo lasciare che a farlo siano veramente la destra o la sinistra estrema, che si riempiono una bocca del concetto di dialogo e di diplomazia? Mi sembra quindi assurdo limitare il tutto al concetto di essere pro Putin o contro Putin, pro Ucraina o contro l’Ucraina, mi sembra fuorviante. Il dibattito interno all’SPD è estremamente dinamico e acceso, ma non facile.
Che effetti avrà questo manifesto sul congresso del partito? Sarà un modo di obbligare tutti i livelli dell’SPD a parlare dei problemi legati al riarmo o sarà considerato divisivo?
Io credo che siano vere tutte e due le cose, nel senso che già se ne parla, hanno già ottenuto il primo risultato perché hanno obbligato sia Pistorius e Klingbeil che Merz a esprimersi, quindi l’obiettivo di far emergere il dibattito pubblicamente è già stato raggiunto. Che effetto avrà sul partito è difficile da dire, perché l’assemblea è costituita da delegati territoriali. Non è come in Italia: ogni Land individua dei delegati, i quali rappresentano sempre delle linee politiche, per quanto ognuno abbia la propria autonomia di pensiero. Qualcuno sarà più vicino a queste posizioni e qualcuno ne sarà più lontano, però non sarà possibile forzare programmaticamente l’assemblea nazionale in una direzione o nell’altra.
Immagino che prevarrà la linea scelta da chi è al governo, perché sono le stesse persone che prendono le decisioni esecutive. L’assemblea può sempre votare in senso contrario, però su questi temi credo che alla fine prevarrà una posizione più pragmatica e strumentale. Credo si sceglierà di evitare di alzare l’asticella del conflitto, visto che ci sono già tanti temi abbastanza spinosi. Per esempio, c’è già anche una mozione che abbiamo discusso proprio qui a Berlino, alla cui scrittura io ho contribuito fin dall’inizio, che riguarda Gaza, nella quale chiediamo un cambiamento di linea politica riguardo al rapporto con Israele, al massacro che sta avvenendo. Credo che la discussione ci sarà, ma che sia su Gaza che sulla questione appena sollevata dai firmatari di questo manifesto, programmaticamente non sortirà grandi effetti per una questione strutturale, per come funziona l’assemblea.



