SPD: il manifesto contro il riarmo che divide la coalizione
“L’SPD deve restare un partito pacifista”. Questa è una delle dichiarazioni contenute in un manifesto contro il riarmo prodotto da alcuni politici di spicco del partito socialdemocratico tedesco – manifesto che ha dato il via, ovviamente, a un acceso dibattito non solo all’interno del partito, ma di tutta la coalizione di governo. Il documento contesta apertamente la linea dell’esecutivo tedesco guidato da Friedrich Merz (CDU) in materia di politica estera e di sicurezza e propone un cambio di rotta radicale nelle relazioni con la Russia e nelle strategie di difesa europea.
Il manifesto contro il riarmo, per la “Salvaguardia della Pace in Europa”
Il documento programmatico, intitolato “Friedenssicherung in Europa durch Verteidigungsfähigkeit, Rüstungskontrolle und Verständigung” (ovvero “Salvaguardia della pace in Europa attraverso la capacità di difesa, il controllo degli armamenti e la comprensione”), può essere letto come una sfida diretta alle politiche attuali del governo tedesco, dall’interno della sua stessa coalizione. Redatto nell’ambito del circolo di politica di pace dell’SPD intitolato a Erhard Eppler, il manifesto viene presentato come contributo al congresso federale del partito previsto per la fine di giugno.
I firmatari del documento
Tra i principali sostenitori del manifesto figurano personalità di spicco del panorama socialdemocratico tedesco. L’ex capogruppo SPD al Bundestag Rolf Mützenich appare come primo firmatario, seguito dal politico esperto di politica estera Ralf Stegner, co-presidente del circolo promotore dell’iniziativa. L’elenco dei sostenitori si estende per una pagina e mezza, includendo l’ex leader del partito Norbert Walter-Borjans, i deputati del Bundestag Nina Scheer, Maja Wallstein e Sanae Abdi, oltre all’ex ministro delle finanze Hans Eichel e altre figure importanti dell’SPD come Gernot Erler ed Ernst Ulrich von Weizsäcker.
Le critiche alla politica di sicurezza attuale: no all’aumento costante degli armamenti
Il manifesto articola una critica sistematica delle strategie di sicurezza adottate dalla Germania e dai paesi europei. Secondo gli autori, in Germania e nella maggior parte degli stati europei hanno prevalso forze che orientano il futuro verso strategie di confronto militare e investimenti miliardari negli armamenti. Il documento denuncia come si invochi costantemente la necessità di aumentare gli armamenti e prepararsi a una guerra apparentemente imminente, anziché integrare le capacità difensive con politiche di controllo degli armamenti e disarmo.
La questione del budget militare: i firmatari del manifesto contro gli obiettivi NATO
Una delle posizioni del manifesto che sicuramente causeranno maggiori tensini riguarda il rifiuto dell’obiettivo del cinque per cento del PIL destinato alle spese per la difesa. Gli autori definiscono “irrazionale” questo target, sostenendo che non esistono giustificazioni di politica di sicurezza per un aumento del bilancio della difesa fissato al 3,5 o al 5 per cento del prodotto interno lordo. Questa posizione si scontra direttamente con le richieste del presidente statunitense Donald Trump, che, nel suo recente incontro con Merz, ha lodato l’aumento della spesa tedesca per la difesa, e con il modello sostenuto dal cancelliere stesso e dal ministro della Difesa Boris Pistorius, che prevede il raggiungimento dell’obiettivo del 5% entro il 2032 attraverso una suddivisione tra 3,5% per la difesa in senso stretto e 1,5% per spese di sicurezza in senso lato (quindi comprendenti anche aspetti come la protezione civile e la sicurezza informatica). Pistorius è anche un accanito sostenitore della necessità di aumentare sensibilmente l’organico della Bundeswehr, se necessario anche ricorrendo al ritorno della coscrizione obbligatoria.
Il rifiuto dei missili americani e le proposte alternative
Il manifesto esprime inoltre un netto rifiuto verso il progetto di schieramento di nuovi missili americani a medio raggio in Germania. La motivazione è che il dispiegamento di sistemi missilistici statunitensi iperveloci e con quella capacità di azione renderebbe la Germania un bersaglio immediato. Questa posizione espressa dai firmatari del manifesto contro il riarmo contrasta nettamente con la decisione del comitato esecutivo dell’SPD, che aveva approvato il dispiegamento nell’agosto 2024.
Cercare un dialogo con la Russia
Una delle proposte più controverse del documento e, ci permettiamo di pronosticare, quella che potrà dare origine alle critiche più veementi, riguarda la ripresa del dialogo con la Russia. Gli autori sostengono che l’appoggio all’Ucraina nelle sue rivendicazioni di diritto internazionale debba essere collegato agli interessi legittimi di sicurezza e stabilità di tutti i paesi europei. Su questa base, propongono che “dopo il silenzio delle armi”, ovvero se e quando si sarà raggiunto un cessate il fuoco ragionevolmente affidabile, si intraprenda il “tentativo estremamente difficile” di riprendere il dialogo con la Russia per definire un ordine di pace e sicurezza europeo sostenuto e rispettato da tutti. D’altra parte, sostengono i firmatari, questo non è un compito che si possa lasciare alle forze populiste che non sarebbero interessate al pacifismo, ma semplicemente asservite agli obiettivi del presidente russo Vladimir Putin.
Il manifesto invoca inoltre un “graduale ritorno alla distensione delle relazioni e alla cooperazione con la Russia” e la considerazione delle esigenze del Sud del mondo, particolarmente per affrontare la minaccia comune rappresentata dai cambiamenti climatici.
Le implicazioni politiche e le reazioni al manifesto contro il riarmo
L’iniziativa rappresenta un attacco frontale alla linea della coalizione di governo in materia di politica di pace e sicurezza. Ralf Stegner ha dichiarato che l’obiettivo dell’iniziativa è anche quello di riorientare il dibattito interno al partito, sostenendo che “l’SPD deve continuare a far parte del movimento pacifista” e opporsi alla “militarizzazione” del dibattito politico.
Il contesto europeo e internazionale
Il manifesto contro il riarmo critica aspramente il dibattito condotto dai partiti di governo, sostenendo che “la retorica militare allarmistica e gli enormi programmi di riarmo non creano maggiore sicurezza per la Germania e l’Europa, ma portano alla destabilizzazione e al rafforzamento della percezione reciproca di minaccia tra la NATO e la Russia”.
Gli autori del manifesto propongono inoltre che la Germania e l’UE evitino qualsiasi partecipazione a un’escalation militare nel Sud-Est asiatico, delineando una visione di politica estera basata sulla de-escalation e sulla costruzione graduale della fiducia.
Un momento cruciale per l’SPD
Il manifesto arriva in un momento cruciale per il partito socialdemocratico tedesco. Il congresso federale di fine giugno dovrà affrontare la discussione di un nuovo programma politico dopo la pesante sconfitta elettorale, mentre quasi contemporaneamente si terrà il vertice NATO in cui la Germania intende impegnarsi ad aumentare massicciamente le spese per la difesa.
La posizione espressa nel manifesto riflette prevalentemente, ma non esclusivamente, l’orientamento dell’ala sinistra del partito e potrebbe influenzare significativamente i futuri orientamenti dell’SPD in materia di politica estera e di sicurezza. Il documento sottolinea la necessità di un’analisi differenziata piuttosto che di “accuse unilaterali”, riconoscendo che l’ordine di sicurezza europeo era stato minato anche prima dell’attacco russo all’Ucraina, citando esempi come l’intervento NATO in Serbia del 1999 e l’insufficiente attuazione degli accordi di Minsk dopo il 2014.
L’evoluzione di questo dibattito interno all’SPD avrà probabilmente ripercussioni significative non solo nel contesto del prossimo congresso del partito, ma anche sugli equilibri all’interno della coalizione di governo e sui rapporti della Germania con i partner europei e atlantici.





