Plus Hostels website
Photographer: Sindre Sandvik

L’intervento di Mimmo Lucano a Berlino, intervistato dal nostro direttore Lucia Conti, si svolge di fronte a una platea di quasi 500 persone che affollano i locali del Clash, riempito fino alla massima capienza.

Un locale informale per un evento informale, sostenuto dai “concerti solidali” di due band, i berlinesi Nanofish dippers e i Modena City Ramblers, famosissima band emiliana attiva dal 1991 e con all’attivo più di 500.000 dischi venduti.
E che si tratti di un contesto atipico appare subito chiaro, i giovani e i giovanissimi, la maggioranza, ammassati davanti al palco, i meno giovani seduti lateralmente. Una sintesi in inglese, per chi non parla l’italiano, è gentilmente fornita da Angela Fiore.

“Intanto scusate l’emozione” è l’esordio di Lucano, seguito da un boato di incoraggiamento. L’emozione dell’ex sindaco di Riace è palese, così com’è palese il sostegno del pubblico. L’evento è stato organizzato dall’Anpi Berlino-Brandeburgo, i cui membri siedono insieme alla cugina di Lucano, arrivata apposta da Parigi, e a Domenico Rizzuti della Fondazione Riace – È stato il vento, proprio oggi ospite della Freie Universität Berlino.

Alla domanda sullo stato attuale di Riace, Lucano risponde “Ho trovato di nuovo un paese desolato, sono andate via quasi 400 persone”. Tornato da poco nella città calabrese, dopo un divieto di dimora sancito nel 2018 e annullato dalla Cassazione nel 2019, l’ex sindaco ribadisce che Riace è di nuovo semi-deserta. “Ma rinascerà” aggiunge, “sono sicuro che rinascerà”.

Alla domanda su come mai i cittadini di Riace, che versavano in condizioni economiche pessime, non abbiano visto nei migranti un pericolo o un nemico, come purtroppo accade in altri paesi o periferie d’Italia, Lucano risponde:

Intanto devo dirti che così è Riace, un paese di 1500 abitanti del profondo sud italiano, che prima del primo sbarco di migranti aveva il destino segnato, condannato, come tanti altri paesi, allo spopolamento, alla rassegnazione e a vivere sotto l’oppressione della mafia. L’idea di riutilizzare le case abbandonate dai calabresi emigrati all’estero si è unita alla spontaneità che è tipica del sud, dove si divide tutto, anche nelle difficoltà”.

Lucano ci tiene però a difendere anche l’efficacia concreta del suo modello solidale.
“Noi abbiamo creduto in un riscatto di quel luogo, abbiamo creduto a un’utopia sociale e reale. La nostra non è stata un’accoglienza per buonismo, ma ha seguito i binari del ripopolamento di un luogo-limite, per cui l’emergenza è diventata la soluzione. E tutto questo ha creato una comunità che si è risollevata e ha creduto in un futuro possibile, per chi abitava lì e per chi è arrivato in seguito”.

Photographer: Sindre Sandvik

Il programma di accoglienza di Lucano, fondato sull’inserimento dei migranti all’interno del circuito produttivo locale, con contestuale rilancio di un’economia morente e innesco di un circolo virtuoso per il paese e per le persone accolte, gli è valso, nel tempo, una serie di riconoscimenti internazionali.
Tra questi il terzo posto del premio World Mayor (migliori sindaci al mondo), il Premio per la Pace ed i Diritti Umani Berna e il Premio per la Pace Dresda.
Lucano è stato inoltre inserito dalla rivista americana Fortune tra i 40 leader più influenti del mondo e il “modello Riace” è stato studiato attentamente come modello di inclusione.

Mimmo Lucano e il direttore del Mitte, Lucia Conti

Poi la battuta di arresto, le note inchieste giudiziarie, la revoca dello Sprar, lo smantellamento del programma di accoglienza, la sospensione da sindaco di Lucano e una serie di ripercussioni che lo hanno costretto ad abbandonare Riace.

Anche i migranti che beneficiavano del programma di Lucano hanno seguito destini diversi e a volte tragici, come nel caso di Becky Moses, di appena 26 anni, andata via da Riace nel 2018 e morta poco dopo, nel rogo della baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria.

Photographer: Sindre Sandvik

Durante gli ultimi due anni, Lucano ha ricevuto il sostegno di moltissime voci diverse, tra le quali anche quella di un grande nome della cinematografia, Wim Wenders.

Lucia Conti dà lettura sul palco di un messaggio Whatsapp inviato a Lucano proprio dal regista tedesco e anche sul nome di Wenders scrosciano gli applausi del pubblico.

Il messaggio è questo:

Caro Mimmo, ho letto di tuo padre, che è malato e forse sta morendo e del fatto che ti sia vietato persino di andarlo a trovare. Questa cosa mi prende allo stomaco, mi fa star male, mi riempie di rabbia e mi rende molto triste. Purtroppo al momento sono in America e non posso fare molto, ma te lo prometto, Mimmo, verrà il nostro tempo. E io girerò qualcosa insieme a te, ma non in questa acuta crisi politica che l’Italia sta attraversando adesso. Il momento giusto arriverà e le tue idea di pace e di solidarietà prevarranno.
Non ti arrendere. Il tuo tempo verrà.
Con tutto il mio affetto, Wim
“.

Lucano racconta quindi come ha conosciuto Wim Wenders.
“Era venuto per girare un cortometraggio e per raccontare la bellezza del paesaggio calabrese. Si trovava a Scilla e voleva simulare uno sbarco con veri migranti, che avessero vissuto quella drammatica esperienza. Chiese allora se fossero disponibili a Riace dei rifugiati, per delle riprese”.

All’inizio Lucano era rimasto molto chiuso e protettivo nei confronti dei migranti. “Non è che si possono chiedere queste cose come al mercato“, aveva risposto. Ancora più diffidente era diventato dopo aver saputo che le scene in programma riguardavano proprio la riproduzione di uno sbarco. “Così vivranno due volte lo stesso trauma!”, aveva protestato. Poi l’incontro con Wenders, le spiegazioni, la comprensione del rispetto con cui il regista stava trattando il tema e delle ragioni per cui voleva realizzare il suo cortometraggio, Il Volo, che alla fine è stato ispirato proprio dall’esperienza di Riace.

“Quando sono state fatte le prime riprese, c’era questo bambino di nove anni, venuto da solo dall’Afghanistan, nascosto in un camion. Aveva girato il mondo per sfuggire al dramma della guerra” racconta ancora Lucano. “Wenders gli disse di tornare a breve a Scilla, per girare altre scene. Il ragazzino gli rispose: io non vengo più. Devi venire tu a Riace, se sei una persona seria!“.

E il regista di Berlino venne a Riace e vide con i suoi occhi cosa vi accadeva e come. La collaborazione cinematografica continuò e così l’interazione tra Lucano e Wenders.
Il regista de “Il cielo sopra Berlino” disse in seguito, in occasione dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino, all’interno del municipio cittadino: “La vera utopia non è la caduta del Muro, ma quello che ho visto in un piccolo paese della Calabria: Riace. Una comunità che dimostra che la convivenza tra esseri umani è un fatto normale”.

Photographer: Sindre Sandvik

E sulla normalità Lucano insiste tanto, emozionato e quasi smarrito di fronte alla folla che continua ad acclamarlo. È un uomo semplice, l’ex sindaco, autenticamente stupito dalla sua fama e dalle parole con cui altri descrivono quello che per lui è vita e azione. Si accende però con grande veemenza, quando parla della “deriva di disumanità” che caratterizza l’Italia in questo momento storico.

“Ci sono organizzazioni politiche che ottengono un consenso sempre maggiore perché fondano la loro ideologia politica sull’odio e sulla discriminazione. Quella di Riace sembra una fiaba, paragonata a quanto accade in Italia e anche in Europa. Quando si ha paura di qualcuno perché ha un colore, una religione o una cultura differenti, si fa un passo indietro. C’è qualcosa che non va. È come un disturbo del comportamento”.

“È cambiato il governo, respiri un’aria diversa adesso, in relazione ai temi che ti interessano di più?” chiede Lucia Conti.

Lucano scuote con decisione la testa, mentre la folla produce una risata sarcastica.
“Questa storia dell’accoglienza di Riace inizia prima di me e per tanto tempo abbiamo avuto a che fare con tanti governi che si sono avvicendati. C’è stato il 2016, con il governo Gentiloni e Minniti Ministro dell’Interno, dove la sinistra ha fatto tutto il possibile per mettere in atto le politiche della destra. Poi c’è stata la chiusura dei porti, avvenuta a giugno 2018, con Salvini“. Dal pubblico arriva un commento molto aspro sul segretario della Lega.

Photographer: Sindre Sandvik

Lasciavano in mare degli esseri umani e si facevano fotografare mentre mangiavano, in una sorta di delirio che li portava a infierire  sui più deboli. Non riesco a comprendere come persone che hanno questa sensibilità riescano ad avere consenso, c’è una totale deriva di umanità!”. Applausi. “Per tornare alla tua domanda, questo governo non ha fatto nulla, i due decreti sicurezza sono anticostituzionali e poi, soprattutto per quanto ci riguarda, è stato nominato un Capo Dipartimento al Ministero dell’Interno che era l’ex prefetto di Reggio Calabria, uno che ha distrutto Riace per un’avversione politica (Lucano parla di Michele di Bari, nominato Capo Dipartimento per le libertà civili e l‘immigrazione al Ministero dell’Interno, su proposta di Matteo Salvini, già nell’aprile 2019, ndr).

E poi non c’è solo la vicenda di Riace, anche riaprire le trattative con la Libia… quelli non sono centri d’accoglienza, sono dei lager!“. Scrosciano gli applausi, che si protraggono fino al silenzio. A quel punto Lucano conclude: “Non è cambiato niente”.

Lucano parla quindi della sua visione politica e precisa quale sia stata l’origine, del suo impegno. Il tono della sua voce si abbassa. “Io sono stato coinvolto nella politica per la storia di un aspirante candidato a consigliere comunale, in un paese della Sicilia che si chiama Cinisi…”. Applausi. Tutti immaginano di chi stia parlando.

“Lo porto nel cuore, lo porterò sempre nel cuore” continua, riferendosi a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per averla denunciata più volte attraverso la sua radio libera e per aver cercato di candidarsi al fine di poterne contrastare gli abusi anche in consiglio comunale. L’emozione di Lucano, che all’epoca dell’assassinio di Impastato aveva vent’anni, è palpabile. Si mette una mano sul cuore, ne parla come se fosse successo ieri. “È per questo che ho fatto il sindaco”.

Infine, una sorpresa per lui. Sale sul palco un ragazzo africano, Rami, un tempo parte del programma dell’ex sindaco e ora molto lontano da Riace.
“Buonasera a tutti!” dice in tre lingue “Io non parlo bene italiano, per cui non ridete!” scherza, sostenuto con calore dal pubblico.
Poi aggiunge: “Io mi chiamo Rami Riace Mimmo. Nome e cognome. E sono venuto qui per ringraziare Mimmo per tutto il tempo che sono stato a Riace. E sono qui per ringraziarlo perché per me Mimmo è mio padre. E Riace è mia madre”. Basta questo. Le sue ultime parole si perdono tra l’esultanza del pubblico e i cori di sostegno per Riace e per Lucano.

A questo punto salgono sul palco i Modena City Ramblers (l’apertura a inizio serata è stata affidata ai Nanofish Dippers).

Photographer: Sindre Sandvik

Il primo brano è “Bella Ciao“, canzone simbolo della Resistenza antifascista, diventata quasi un “canto proibito” nell’Italia problematica del 2019. Una canzone attualmente controversa, che sul palco del Clash viene cantata praticamente da ogni persona presente.

Lucano
Photographer: Sindre Sandvik

Restano sul palco e cantano anche Lucano, l’Anpi e gli ospiti della serata, mentre il pubblico balla, sorride e tende le mani. Il resto è ancora musica e dopo la conclusione del concerto, arrivano i bis di rito e a Lucano viene dedicato “I cento passi”, brano che parla proprio di Peppino Impastato, l’uomo per cui il tre volte sindaco di Riace ha deciso di fare politica.

Il locale è talmente pieno da raggiungere temperature caraibiche. Il sudore scorre copiosamente su molti volti, ma pochissimi si allontanano. Ancora sventolano cartelli con su scritto “Noi stiamo con Mimmo” e “Bella ciao” e tra un brano e l’altro si levano slogan tra i quali il più ripetuto è: “Ora e sempre resistenza”.

(Berlino, 22 novembre 2019)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here