Ristorante tipico tedesco nel quartiere di Berlino Weißensee (mi risulta che adesso abbia chiuso i battenti).

L’East Side Gallery di Günther Schaefer, la gentrificazione e la nuova Stasi

di Lorenzo Barsotti

Si parla del 3 ottobre 1990 come il giorno della riunificazione tedesca (Tag der Deutschen Einheit) senza rendersi conto dell’uso improprio che facciamo di questa terminologia.

L’attuale Repubblica Federale di Germania infatti è nata dall’annessione dei territori tedeschi dell’Est alla Germania Ovest e ciò ha avuto come diretta conseguenza la scomparsa della Demokratische Deutsche Republik (DDR), la Repubblica Democratica Tedesca.

Se scegliere l’annessione era il modo più veloce a livello diplomatico per creare un unico Stato, di fatto il processo diffuse l’idea che la società dell’Est fosse crollata, permettendo alla parte più ricca della Germania, la Repubblica Federale, di colonizzare l’altra.

Ristorante tipico tedesco nel quartiere di Berlino Weißensee (mi risulta che adesso abbia chiuso i battenti). Foto di Lorenzo Barsotti

In un quadro così delicato furono molti i cittadini orientali a provare frustrazione perché, perdendo la sicurezza sociale che lo Stato garantiva loro, si sentivano di vivere come in un Paese occupato. Tra le conseguenze provocate da un clima dove in molti si consideravano le macerie del capitalismo, iniziò a prendere forma il concetto di Ostalgie.

Ristorante tipico tedesco nel quartiere di Berlino Weißensee (mi risulta che adesso abbia chiuso i battenti). Foto di Lorenzo Barsotti

Questo termine è entrato ufficialmente a far parte della lingua tedesca nel 1993. Deriva dalla fusione di Osten più Nostalgie e significa: nostalgia dell’est. Un sentimento tutt’ora presente in quei tedeschi che sono stati delusi dal mondo capitalistico e democratico della Repubblica Federale e che ripensano volentieri agli aspetti piacevoli dello Stato socialista nella DDR.

La Repubblica Democratica infatti fu sicuramente una dittatura, come tale condannabile in toto, ma anche un sistema in cui alcuni ex cittadini dell’est ritengono si percepisse un senso di fratellanza, nella vita di tutti i giorni, e in cui il denaro non giocava un grande ruolo.

Tra coloro che guardano al futuro senza alcuna nostalgia c’è Günther Schaefer: artista berlinese, nato in Franconia nel 1954, a Eben. Schaefer vive in prima persona il dramma della divisione, quando è ancora un bambino. Il confine tra la Germania Est e quella dell’Ovest separa la sua famiglia, procurando anche un ingente danno economico dovuto al passaggio della striscia di frontiera sui terreni di loro proprietà, principale fonte di sostentamento.

Günther Schaefer nel suo atelier di Berlino Friedrichshain, davanti all’opera realizzata con elementi prelevati dalla striscia di frontiera che attraversava la proprietà della sua famiglia, dopo il suo smantellamento. Si intitola “Wahntafel”. L’autore non ha fatto altro che sostituire la lettera “H” alla lettera “R” nella parola “Warntafel”. Diciamo un gioco di parole che gli ha permesso di usare il termine “Wahn”, follia, da associare all’idea del Muro. Foto di Lorenzo Barsotti

Trascorre l’adolescenza a Francoforte e la sua vita cambia radicalmente all’età di 19 anni quando, da stampatore offset di una tipografia, diventa fotografo indipendente di moda e di musica, iniziando così la sua avventura nel mondo dell’arte.

Riscuote successo e, a partire da metà degli anni ’80, organizza mostre in tutto il mondo spostandosi da New York a Mosca, Gerusalemme, Tripoli, Praga, Roma, Londra e Seoul.
Conosce molti capi di Stato e personalità politiche internazionali, tra cui l’ex cancelliere federale tedesco Helmut Kohl, finché non decide di trasferirsi definitivamente a New York nel 1989.

Nel frattempo, la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca, meglio conosciuta come Stasi, scrive il nome di Günther Schaefer nel libro nero delle persone non desiderate nella DDR.

Succede quando le sue sorelle scappano dalla Repubblica Democratica grazie all’aiuto del nonno. La famiglia di Schaefer viene così segnalata al Ministero per la Sicurezza di Stato e lui, tedesco cresciuto nella Repubblica Federale, non può più riabbracciare i parenti che abitano nella zona orientale. In seguito a questa separazione forzata i due nuclei non riusciranno più a riunirsi, diventando estranei tra loro nelle generazioni successive.

Particolari fotografati presso lo Stasimuseum, nel quartiere di Berlino Lichtenberg. Gli stemmi del KGB e della Stasi. Foto di Lorenzo Barsotti

La polizia segreta della Germania Est aveva come incarico quello del controllo totale, in modo da impedire il sorgere di moti contro il governo autoritario della DDR, “salvando il Paese” dalla reazione capitalista.

Nel periodo in cui era attiva, dall’8 febbraio 1950 al 31 marzo 1990, la Stasi è stata l’occhio segreto con cui il regime comunista spiava i suoi cittadini ed è stato calcolato che, poco prima della caduta del Muro di Berlino, la Germania Est avesse una spia ogni 59 abitanti.

Particolari fotografati presso lo Stasimuseum, nel quartiere di Berlino Lichtenberg. Le infiltrazioni della Stasi. Foto di Lorenzo Barsotti

Si parla di un’organizzazione che contava quasi 200.000 dipendenti, etichettata come il braccio destro del KGB sovietico. Una struttura molto efficiente, considerata la più grande del mondo, in rapporto al numero di abitanti.

Una fitta rete di spionaggio, sia all’interno che all’esterno della DDR, che fu in grado di conseguire numerosi obiettivi, arrecando danni rilevanti agli interessi occidentali al punto che anche partiti politici e istituzioni della Germania Federale risultarono pesantemente infiltrati.

Particolari realizzati presso lo Stasimuseum nel quartiere di Berlino Lichtenberg. Alcuni numeri sulla Stasi. Foto di Lorenzo Barsotti

Quando il 13 agosto 1961 viene eretto il Muro di Berlino, la Stasi è incaricata di organizzare la sorveglianza e la logistica che ruotano intorno alla nuova e minacciosa struttura che spacca in due la città.

Tra il 1949, anno di costituzione della Repubblica Democratica, e il 1962 sono circa 2,5 milioni i tedeschi che fuggono dalla zona Est verso quella dell’Ovest, molto più prospera. Dopo la costruzione della barriera saranno invece solo 5.000.

Particolari realizzati presso lo Stasimuseum nel quartiere di Berlino Lichtenberg. Identificazione dei sospettati, di cui veniva preso anche l’odore attraverso un panno assorbente conservato nel barattolo. Foto di Lorenzo Barsotti

Un calo significativo dovuto anche al potere di azione della Stasi che non ha vincoli: si applica il sistema della decomposizione dell’anima (Zersetzung der Seele) verso tutti i cittadini considerati sovversivi e si alimenta il terrore verso chiunque tenti di passare la barriera illegalmente. Vige lo Schiessbefehl, l’ordine di sparare a vista: sarà ucciso anche chi osa solo provarci.

Il Muro di Berlino resta in piedi per 28 anni, 2 mesi e 27 giorni, causando circa 400 vittime, alle quali si deve aggiungere un numero imprecisato di morti, sempre da imputare alla sua presenza. I dati sono forniti dal Gedenkstätte Berliner Mauer, il Memoriale del Muro di Berlino, che riporta anche un elenco dettagliato di tutti coloro che hanno perso la vita a causa della costruzione della barriera.

Particolari realizzati presso lo Stasimuseum, nel quartiere di Berlino Lichtenberg. le microspie che venivano piazzate negli appartamenti di cui si riportava anche la pianta. Foto di Lorenzo Barsotti

A partire dal 1985 il blocco comunista si sgretola lentamente e il 9 novembre 1989 il Muro cade. Günther Schaefer allora lascia in fretta New York e si reca a Berlino con il primo volo per fotografare la situazione della città. Quegli scatti oggi sono raccolti nel suo libro “Berlin – Bilder aus zwei Jahrtausenden – Von der Maueröffnung bis zur Gegenwart” (Berlino – Immagini da due millenni – Dall’apertura del Muro di Berlino al presente), edito nel 2006.

Nei giorni successivi all’apertura della barriera, Schaefer fa parte anche di un piccolo gruppo di artisti che dipinge per primo un tratto di Muro sul lato orientale, parte rigorosamente intonacata di bianco, fino a quel giorno, per evidenziare le ombre dei fuggiaschi.

L’opera che realizza, una combinazione delle bandiere tedesca e israeliana grande 11,0 x 3,5 m e intitolata “Vaterland” (Patria), lo rende celebre a livello internazionale. Creata per commemorare sia la caduta del Muro che la Notte dei Cristalli del 9 novembre 1938, vuole essere un memoriale contro qualsiasi tipo di fanatismo, oltre che un simbolo di pace.

Vaterland: Photo & Copyright by Günther Schaefer/Berlin.

Dopo quella di Günther Schaefer vanno ad aggiungersi le opere degli altri artisti finché, in modo del tutto casuale, viene fondato uno dei monumenti più popolari della capitale tedesca: la East Side Gallery, la galleria d’arte a cielo aperto più grande del mondo.

Si estende per più di 1 km lungo il fiume Sprea, nel tratto compreso tra il ponte Oberbaumbrücke e la stazione Ostbahnhof, vantando più di 3 milioni di visitatori all’anno.

È composta da 106 murales di 118 artisti provenienti da 21 differenti Paesi del mondo, arrivati a Berlino nel 1990 per apporre sui resti della barriera i loro ideali di pace e di libertà.

Günther Schaefer durante il restauro della sua opera “Vaterland” alla East Side Gallery. Foto di Lorenzo Barsotti

L’East Side Gallery è l’unico memoriale ad avere una doppia simbologia e un doppio significato. Rappresenta infatti l’unico tratto di Muro rimasto ancora in piedi in posizione originale ed è un emblema della divisione, di interesse sia storico che artistico.

Costituito da circa 845 elementi di cemento armato a forma di “elle”, ciascuno largo 1,20 e alto 3,60 m, è stato aperto al pubblico il 28 settembre 1990 e, dopo poco più di un anno, è stato inserito nell’elenco dei monumenti storici da tutelare.

Il restauro di “Vaterland” con, da sinistra, Günther Schaefer, Jörg Weber e un loro amico che li aiuta nel restauro. Foto di Lorenzo Barsotti

Signor Schaefer, così come il suo libro anche il catalogo fotografico della mostra “28 Jahre Berlin mit und ohne Mauer” (28 anni Berlino con e senza Muro) raccoglie scatti di situazioni che lei ricorda o che ha vissuto in prima persona. Lo stesso vale per gli eventi successivi alla caduta del Muro e le iniziative promosse per celebrare questo importante avvenimento storico. Nel frattempo quale pensiero ha maturato a riguardo?

Ho osservato da vicino questi ultimi tre decenni e adesso posso dire di avere la prospettiva di tutta la vicenda. Nel primo decennio, dal 1990 al 2000, il principale problema è stato quello di ricongiungere la mente delle persone a un unico sistema politico, sociale ed economico. Ricostruire un secondo Paese è stato difficile per tutti e ci è voluto molto tempo. Infatti per stabilizzare la riunificazione, secondo me, è servito tutto il decennio successivo.

Quello che adesso mi dà più speranza sono le nuove generazioni perché hanno libertà di pensiero. Essendo nate intorno e successivamente alla caduta del Muro, non hanno ricevuto l’indottrinamento infantile come invece hanno dovuto subire i tedeschi dell’Est, prima con la dittatura nazista e successivamente con quella comunista.

Mi piace il dialogo con i giovani e per questo uso volentieri la mia arte come strumento di comunicazione, in modo da creare più facilmente ponti tra le persone, perché l’arte è di tutti: è internazionale, al di sopra delle parti e non conosce confini. Quindi sono felice, oggi, quando vedo gruppi di persone visitare la East Side Gallery perché significa che l’arte, con i suoi messaggi, è condivisa.

East Side Gallery. Günther Schaefer fotografa l’affollamento dei visitatori. Foto di Lorenzo Barsotti

Per questo, quando si crea un po’ di affollamento davanti al mio murale, cerco sempre di fotografarlo, a testimonianza del fatto che non sono da solo, perché credo che un’attività collettiva renda molto di più rispetto a quella di un singolo individuo.

Questo sulla base di un principio che ho maturato da tempo, ovvero che se le persone praticano arte non combattono tra di loro. In generale, quindi, credo che sia l’arte lo strumento più adatto a cambiare in meglio la mente delle persone. Secondo me ci riesce molto di più di qualsiasi politica.

East Side Gallery. Rispettivamente: particolare dell’opera “Vaterland” imbrattata dai vandali. Foto di Lorenzo Barsotti

La mostra fotografica “28 Jahre Berlin mit und ohne Mauer” è stata allestita presso il Gedenkstätte Berliner Mauer, il Memoriale del Muro di Berlino, a Bernauer Straße.
Insieme alla East Side Gallery, è un altro luogo commemorativo che riguarda il Muro. Due opere diverse nel loro genere, rispettivamente documentativo e artistico, che hanno in comune il valore della storia che sono chiamate a rappresentare.
Però al contrario di quello che si vede al Memoriale del Muro di Berlino, chi passeggia lungo la East Side Gallery può notare atti vandalici che danneggiano i murales, nonostante la galleria sia sotto la tutela dei monumenti storici.
Perché questa diversità di trattamento?

La differenza è che la East Side Gallery è stata creata dagli artisti che hanno dipinto un tratto originale di Muro di Berlino, mentre il Gedenkstätte Berliner Mauer, inaugurato il 13 agosto 1998, è stato completamente ricostruito grazie alla fondazione “Stiftung Berliner Mauer”, oltre che a un cospicuo investimento da parte dello Stato.

Dopo lo smantellamento del Muro l’area di Bernauer Straße era solo un grande spazio vuoto, ma con quel denaro è stato possibile ricomporre il segmento della Todesstreifen, la famigerata “Striscia della morte”, che possiamo vedere ancora oggi.

Particolari della Striscia della morte (la Todesstreifen) presso il Gedenkstätte Berliner Mauer a Bernauer Straße. Foto di Lorenzo Barsotti

La mancata volontà di proteggere la East Side Gallery è sempre stata una questione politica, legata al valore del terreno che corre tra lo sbarramento e il fiume Sprea.

La zona in questione infatti non è molto distante dal centro di Berlino, Mitte, e questo significa che vale miliardi di euro. Quindi, senza la lotta portata avanti dagli artisti, saremmo andati incontro al triste destino di vedere la East Side Gallery ridotta a una rovina da rimuovere.

Particolari della Striscia della morte (la Todesstreifen) presso il Gedenkstätte Berliner Mauer a Bernauer Straße. Foto di Lorenzo Barsotti
Particolari della Striscia della morte (la Todesstreifen) presso il Gedenkstätte Berliner Mauer a Bernauer Straße. Foto di Lorenzo Barsotti

Solo grazie alla nostra protesta lo Stato, nel 2009, ha stanziato dei soldi per un restauro completo, altrimenti l’East Side Gallery avrebbe continuato a far sorridere tutti quegli imprenditori che si sono arricchiti costruendo hotel e appartamenti di lusso nella ex Striscia della morte, e che avrebbero avuto la possibilità di farlo anche lì.

A partire dal 2013, la nostra associazione raccoglie soldi e combatte per proteggere il monumento, affinché non venga alterato neanche il suo contesto. Purtroppo è già accaduto con la costruzione del grattacielo bianco, circa a metà del tratto, e questo dimostra che l’attacco della gentrificazione è già iniziato. Non abbiamo potuto impedirlo, ma possiamo contrastare questo trend il più a lungo possibile, finché avremo le risorse per poterlo fare attraverso le nostre manifestazioni.

In fondo, il grattacielo “Living Levels”. Per realizzare l’accesso sono stati rimossi alcuni elementi di Muro. Foto di Lorenzo Barsotti

Per esempio, Roger Waters, bassista, cantante e cofondatore del famosissimo gruppo musicale inglese Pink Floyd, ci ha dimostrato grande solidarietà venendo di persona alla East Side Gallery. In quell’occasione abbiamo organizzato una protesta con 13.000 partecipanti alla presenza di stampa e media provenienti da tutto mondo, che hanno contribuito a far crescere la popolarità della East Side Gallery.

Si continua a costruire, la gentrificazione minaccia la East Side Gallery. Foto di Lorenzo Barsotti

Un quadro controverso quello della East Side Gallery. Da una parte, è in fase di realizzazione il progetto “Pier 61/63” della società di investimento berlinese Trockland Management, che dal 2021 affiancherà “Living Levels”, il grattacielo bianco alto 63 m e costituito da 14 piani con 36 appartamenti di lusso, vista Sprea. Quest’ultimo è il risultato dell’investimento fatto dall’imprenditore Maik Uwe Hinkel, accusato oltretutto di essere un ex uomo della Stasi.

Dall’altra, c’è Axel Klausmeier, che a fine novembre 2018 ha annunciato l’affidamento dell’area comprendente la East Side Gallery alla “Stiftung Berliner Mauer”, fondazione di cui è direttore. Modalità che la farà diventare un museo a cielo aperto raggiungendo l’obiettivo, dopo una lunga battaglia, che non sarà più concesso il permesso di poter costruire nella zona dell’ex Striscia della morte.

Il grattacielo “Living Levels”. Per realizzare l’accesso sono stati rimossi alcuni elementi di Muro. Foto di Lorenzo Barsotti
Il grattacielo “Living Levels”. Per realizzare l’accesso sono stati rimossi alcuni elementi di Muro. Foto di Lorenzo Barsotti

Sperando che le cose non vengano decise solo dal denaro, vuole parlarci meglio di questa vicenda, che di sicuro rende tutto più inquietante?

Sì, l’imprenditore che ha fatto costruire il “Living Levels” è un vecchio uomo della Stasi e quindi del regime responsabile delle vittime uccise all’interno della Striscia della morte, cioè l’area dove si sta continuando a costruire (Il legale di Hinkel, Carsten Wegner, ha dichiarato che “si vuole screditarlo con accuse infondate, n.d.r.).

Premesso che preferisco ristrutturare piuttosto che edificare nuovi palazzi, trovo che sia cinico dare l’opportunità a quest’uomo di poter investire su quella parte di terra dove è stato versato il sangue delle persone che ci hanno perso la vita. In qualità di ex collaboratore della Stasi, anche lui fa parte dei colpevoli, ma capisco che rispetto a quello che ha fatto nella sua precedente carriera, impiegare denaro per la realizzazione di appartamenti di lusso in quest’area sia davvero un’azione di poco conto.

Il grattacielo “Living Levels”. Per realizzare l’accesso sono stati rimossi alcuni elementi di Muro. Foto di Lorenzo Barsotti
Si continua a costruire, la gentrificazione minaccia la East Side Gallery. Foto di Lorenzo Barsotti

Per quanto riguarda il secondo aspetto, l’attuale tutela dei monumenti storici aveva già fatto della East Side Gallery un museo a cielo aperto. Bisognerebbe che nel futuro le autorità di Berlino applicassero questa protezione già esistente con maggior vigore, ma come al solito si tratta solo di una questione di soldi.

Aggiungo che sono favorevole all’istituzione di un museo che funzioni da centro di documentazione per racchiudere la lunga storia della East Side Gallery: dalla sua affermazione alla sua conservazione. Questo spazio dovrebbe avere sede nelle immediate vicinanze del memoriale.

Si continua a costruire, la gentrificazione minaccia la East Side Gallery. Foto di Lorenzo Barsotti
Si continua a costruire, la gentrificazione minaccia la East Side Gallery. Foto di Lorenzo Barsotti
Si continua a costruire, la gentrificazione minaccia la East Side Gallery. Foto di Lorenzo Barsotti

Lo sconvolgimento del tessuto urbano di Berlino, con la creazione di quartieri d’élite, è il motivo della parziale rovina del contesto della East Side Gallery e la causa del considerevole aumento dei prezzi sia degli appartamenti che del costo degli affitti.
Di questa ventata immobiliare, che ha accentuato il fenomeno della gentrificazione, ma anche dell’imprenditore accusato di essere un ex uomo della Stasi si era parlato anche in Italia quando, nell’aprile 2013, il Corriere della Sera scriveva: Berlino, giù il muro per appartamenti di lusso. Sospetti sull’imprenditore: “Era della Stasi”.

Nell’articolo, che riporta rivelazioni pubblicate dal settimanale Der Spiegel, si legge che l’imprenditore Hinkel ha lavorato fianco a fianco con il servizio segreto della DDR sotto la copertura dello pseudonimo Jens Peter e, secondo la Berliner Zeitung, con numero di registro dell’atto del MfS – Ministerium für Staatssicherheit – “XVIII-1493/82”, la diciottesima sezione principale della Stasi – Hauptabteilungen (HA) – che si occupava dell’economia socialista. Il legale di Hinkel, Carsten Wegner, ha dichiarato che “si vuole screditarlo con accuse infondate”. Della notizia aveva parlato anche il Tagesspiegel.

Quale che siano le antiche responsabilità di questo investitore miliardario, il problema è sistemico, così come il passaggio non sempre limpido dalla DDR al capitalismo. Nel caso della Germania, peraltro, non sarebbe la prima volta che soldi e conoscenze acquisiti nel vecchio regime si riciclano nel nuovo ambiente. A spiegarlo in un’intervista rilasciata alla Rai (dal min. 00:36:50) è il professore emerito di Storia Contemporanea, Ernesto Galli della Loggia, che afferma:

“Così come nel 1945 non fu fatto un radicale repulisti dei Nazisti di tutte le migliaia di persone implicate pesantemente nel Regime Nazista, allo stesso modo non è stata fatta nessuna vera epurazione del personale della Stasi. Anzi, direi molto meno rispetto al Nazismo. Soprattutto nel settore dell’economia privata, la Stasi possedeva molte risorse e attività economiche che negli ultimissimi giorni di esistenza della DDR furono privatizzate e date a dei funzionari della Stasi, che poi sono rimasti degli imprenditori nella Germania di oggi”.

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