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Al centro, il regista Pippo Mezzapesa. Ai lati i musicisti Valentina Bellanova e Vito Giacovelli

Si è tenuta ieri, presso il cinema Acud, la giornata conclusiva de “La Puglia in tutti i sensi“, ciclo di tre appuntamenti con musica, architettura, cinema e specialità enogastronomiche pugliesi e concepito come un’esperienza multisensoriale dalla vocazione identitaria e, al tempo stesso, universale.

L’evento è stato organizzato dall’associazione Apulier in Berlin, nata per favorire lo scambio culturale tra i pugliesi residenti a Berlino e la loro terra d’origine, con il sostegno dell’Agenzia regionale del turismo Pugliapromozione.

Nell’appuntamento conclusivo di questa rassegna densa di emozioni, sapori e spunti per pubblico e addetti ai lavori (inclusi giornalisti, blogger e opinion maker), si è tenuta la proiezione del film “Il bene mio“, di Pippo Mezzapesa, al suo secondo lungometraggio.

Film struggente e poetico, girato in parte a Gravina in Puglia e in parte nella ghost town di Apice, in provincia di Benevento, “Il bene mio” racconta la storia di Elia, ultimo abitante di Provvidenza, paese immaginario distrutto da un terremoto.
Dopo il terribile evento naturale, gli abitanti superstiti di Provvidenza si trasferiscono tutti altrove mentre Elia resta solo nel vecchio paese, a ricordare la moglie morta e a rivendicare il valore della memoria contro la legge, che preme affinché abbandoni Provvidenza.

La battaglia personale dell’uomo, interpretato da un intenso Sergio Rubini, si unirà a quella di Noor, profuga siriana entrata in Italia illegalmente e diretta in Francia per ricongiungersi con sua sorella. “Sei illegale? E che fa… pure io sono illegale!” dirà Elia alla donna, terrorizzata dalla prospettiva di essere arrestata e rimpatriata. Un bellissimo modo di rendere universale la solitudine dei diversi.

Pippo Mezzapesa

“È un film sull’elaborazione della sofferenza” ci ha detto Mezzapesa, che abbiamo intervistato prima della proiezione “gli altri abitanti di Provvidenza rimarginano la loro ferita scappando dal passato, Elia invece pensa che si possa guarire solo riappropriandosi del ricordo e di quello che si è stati, anche, magari, per liberarsene”.

Della sua Puglia (il regista è nato a Bitonto), Mezzapesa parla come di un territorio pieno di contrasti, caratterizzato da una straordinaria bellezza, ma anche violentato più volte e in varie forme eppure, nonostante tutto, capace di rinascere sempre. A questo proposito il regista ha sottolineato il fatto che in Puglia ci siano, al momento, moltissime forze giovani e fresche che stanno prendendo piede “in modo dirompente”.

Con riferimento al sud in generale, inteso non solo in relazione all’Italia, ma anche come sud del mondo, il regista ha invece detto: “Parliamo di terre caratterizzate da un continuo scambio culturale, in cui c’è un’incredibile spinta vitalistica e molto spesso la necessità di riconoscersi e sopravvivere, ma anche di aprirsi agli altri, nello stesso tempo. Io credo profondamente in questa interazione”.

La proiezione del film, seguita da un dibattito condotto da Francesca Vantaggiato, curatrice del Visionär Film Festival, è stata preceduta da un aperitivo tipico e da un concerto molto particolare, quello del duo Vento e tamburi.

Valentina Bellanova e Vito Giacovelli

Il concerto ha evocato, con squisita eleganza e grande espressività, atmosfere e melodie che, partendo dalla Puglia, hanno attraversato l’Iran, la Turchia, la Birmania, fino a giungere in Cina e poi tornare in Italia, a Napoli. Un intenso viaggio che riflette l’originale formazione musicale dei due artisti, Valentina Bellanova e Vito Giacovelli.

I due musicisti hanno iniziato a suonare insieme quasi cinque anni fa e una delle loro prove d’esordio è stata l’esecuzione di inni sufi, in collaborazione con una derviscia e una musicista turca.

“Ho iniziato a suonare il ney circa otto anni fa e all’inizio solo per piacere” ci ha detto Bellanova “quando poi mi sono trasferita a Berlino ho iniziato a suonare tantissimo. C’è stata una grande ondata di giovani musicisti dalla Siria e la scena musicale ha visto aumentare in modo esponenziale l’interesse per la musica araba. A quel punto, avendo già questa inclinazione, mi sono ritrovata nel posto giusto e al momento giusto”.

Valentina Bellanova e Vito Giacovelli

Il ney, soprattutto nel mondo arabo, è uno strumento po’ insolito per le donne e Valentina Bellanova è una delle poche in Europa a saperlo suonare. E lo fa a Berlino, in un contesto in cui si stratificano culture, lingue e influenze artistiche e in cui l’arte riesce ad avvicinare persone e popoli.

La musica è l’esempio migliore di integrazione” ha ribadito l’artista “Sono anni che mi trovo a suonare con musicisti siriani, turchi, armeni, libanesi, egiziani e non c’è bisogno di troppi discorsi… l’integrazione è già lì”.

“Nel mondo della musica è stato sempre così” aggiunge Vito Giacovelli “La musica è sempre stata una fusione di diversi generi e così si è evoluta. La musica è contaminazione. Per esempio, la musica napoletana ha sonorità arabe, nel Salento abbiamo il tamburello, diffuso in tutto il medio oriente, a Cuba c’è un genere musicale che è un mix tra musica africana, europea e gipsy… tutta la musica è così”.

A questo punto è intervenuta Gabriella Di Cagno, co-fondatrice di Apulier in Berlin: “Sapete che questo settembre c’è stata una Notte della Taranta a Cuba? Sono partiti dal Salento per festeggiare i 500 anni dalla fondazione dell’Avana. Potete andare a controllare… ci sono diversi video con i salentini che ballano la pizzica insieme alle cubane!”.

Questo evento, pugliese e universale, non poteva avere sigillo migliore.

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