ambientalismo photodi Riccardo Coradeschi

Guardando la mappa del voto delle Europee, Berlino è tappezzata di verde. Salvo alcuni distretti, i Verdi hanno travolto la capitale tedesca riportando risultati storici.

In Veneto, mia terra natia, altri verdi hanno riportato una vittoria schiacciante, sia a livello europeo che a livello comunale. Nel mio piccolo paese d’origine il ballottaggio tra i candidati del centrodestra era pressoché dato per certo, ed è puntualmente arrivato. Un articolo del giornale locale riporta le intenzioni della candidata favorita: “Dialogo con tutti, non con gli ambientalisti“. Nell’articolo elabora ulteriormente sulla completa mancanza di punti di contatto tra il suo programma e quello del gruppo ambientalista che aveva presentato un candidato alle elezioni, arrivato sesto su sette aspiranti sindaci.

La lotta per la difesa dell’ambiente non è mai stata al centro dei miei interessi, nonostante gli strenui sforzi di chi si è occupato della mia formazione. Non ho abitudini particolarmente inquinanti, ma nemmeno ci dedico particolare attenzione. Uso i mezzi pubblici, perché a Berlino ci si può spostare tranquillamente senza auto. Riporto le bottiglie vuote al supermercato, perché mi scoccia perdere quei pochi centesimi di deposito sulla plastica, e ho smesso di usare i sacchetti di plastica per frutta e verdura, per non parlare ovviamente delle borse della spesa in tela (maledetta moda hipster berlinese).

L’Hausmeister una volta mi ha cazziato per aver lasciato uno scatolone accanto al bidone della carta stracolmo, invece di farlo a pezzi e cacciarlo dentro a pedate. Da allora mi assicuro che la spazzatura sia ben divisa e perfettamente all’interno dei bidoni.
Uso lampadine a risparmio energetico, perché è praticamente impossibile trovarne altre.
Ho perfino iniziato a consumare quasi esclusivamente prodotti di agricoltura e allevamento biologici, per evitare di mangiare maiale e patate ad ogni pasto.

La Germania ha lentamente e subdolamente fatto di me un cittadino responsabile, ed ha ridotto il mio impatto ecologico senza che io me ne accorgessi. Non c’è da stupirsi dunque della differenza tra i risultati dei Verdi ottenuti qui e quelli ottenuti in Italia, ma piuttosto del fatto che nessuno dei principali partiti italiani sembri raccoglierne seriamente le istanze.

Le elezioni Europee hanno dimostrato il potenziale politico della lotta a difesa dell’ambiente, e la reticenza della politica italiana in quest’ambito (se non per pochi casi plateali) sembra il segnale di un’arretratezza strutturale. D’altro canto non è possibile puntare sul movimento ambientalista se non ci sono infrastrutture che lo rendano vitale anche tra la popolazione pigra e disattenta, di cui faccio vergognosamente parte.

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