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L’assassino di Walter Lübcke ha confessato: si tratta di Stephan Ernst, 45 anni, estremista di destra tedesco e con un passato violento. È stato proprio Ernst, la notte del 2 giugno, a raggiungere il politico della CDU sulla terrazza della sua casa di Kassel e a sparargli un colpo alla testa, a distanza ravvicinata.

Secondo il procuratore generale Peter Frank, Ernst avrebbe dichiarato di aver agito in totale autonomia. Secondo lo Spiegel, all’interno della sua confessione, l’uomo avrebbe anche definito l’omocidio di Lübcke come “un errore”.
Restano intanto in cella Markus H., 43 anni, ed Elmar J., 64 anni. Il secondo sarebbe accusato di aver fornito l’arma del delitto ad Ernst e il primo di aver fatto da tramite tra i due.

Il dibattito resta comunque molto acceso e i riflettori puntati sul passato di militanza dell’omicida, connesso per anni a vari gruppi neonazisti e di estrema destra.
Ricordiamo anche che Walter Lübcke aveva ricevuto ripetutamente minacce di morte proprio da esponenti dell’estrema destra, a causa delle sue posizioni orientate verso l’accoglienza dei migranti, e che per questo gli era stata assegnata la protezione della polizia.

Il ministro dell’interno, Horst Seehofer, ha dichiarato che non si smetterà di far luce su quello che è stato classificato come un “omicidio politico“. La procura ha aggiunto che questa non è la fine delle indagini, ma che “ora si inizia veramente”.

In particolare si sta tentando di fare luce sui passati legami di Ernst con le frange estreme della destra tedesca. Di sicuro pare accertata la connessione dell’uomo con il gruppo “Combat 18“, formazione neonazista ispirata ad Adolf Hitler (i numeri 1 e 8 stanno per le iniziali di Hitler).
Il gruppo, tuttavia, in un messaggio registrato da una persona incappucciata, ha preso le distanze dal delitto, sostenendo che non sia stato pianificato all’interno della rete di “Combat 18”. La Verfassungsschutz del Nordreno-Vestfalia ha qualificato il video-messaggio come autentico.

Per quanto riguarda eventuali contatti dell’uomo con l’NSU (Nationalsozialistischer Untergrund), gruppo terroristico noto per aver commesso, tra il 2000 e il 2007, una serie di omicidi a sfondo razzista, molti chiedono a gran voce che i file sull’organizzazione diventino pubblici. In questo senso sono state lanciate petizioni online e 10.000 persone hanno costituito un presidio a Kassel.

Il ministro degli Interni dell’Assia, Peter Beuth (CDU), ha recentemente dichiarato di essere disponibile ad assecondare la richiesta e rendere quindi pubblici i risultati delle indagini della Verfassungsschutz, l’Ufficio federale della Protezione della costituzione, raccolti e tenuti segreti per decenni.

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