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© Getty Images

di Nora Cavaccini

Ci sono un tedesco e un italiano su un’isola deserta… così cominciano molte delle nostre barzellette.

Ma ci sono anche un tedesco e un italiano che, in epoca di regimi totalitari, sarebbero stati entrambi perseguibili per legge se le barzellette avessero provato a raccontarle per davvero.

Negli anni della dittatura, infatti, la diffusione delle barzellette era rigidamente vietata. Accadeva durante il fascismo, accadeva anche al tempo della Repubblica Democratica Tedesca.

La storia continua amaramente ad insegnarci che i regimi mal sopportano l’ironia e la satira e le barzellette, genere orale per eccellenza e capaci di diffondersi in modo rapidissimo tra le masse, furono per questo oltremodo osteggiate sia in Italia che in Germania.

Per una barzelletta, in sintesi, si poteva anche finire in prigione.

Su questo tema offre un’interessante prospettiva un libro uscito nel 2015, dal titolo “Ausgelacht. Ddr-Witze aus der Geheimakten des Bnd”.

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© Aus Gelacht

Ausgelacht significa letteralmente deriso, sbeffeggiato, come era il regime totalitario di Berlino Est da parte di un’opinione pubblica sempre più insofferente. Attraverso le barzellette, i dissidenti più o meno timidi, denunciavano infatti il loro crescente malcontento nei confronti delle anomalie, delle distorsioni e delle debolezze intrinseche al regime stesso.

I curatori di questo libro – lo storico Hans Hermann Hertle e il giornalista Hans Wilhelm Saurehanno rinvenuto negli archivi del Bnd – i servizi segreti della Germania Ovest – più di 400 barzellette e motti salaci, accuratamente registrati dalle spie occidentali e poi trasmessi in fascicoli alle autorità federali della Berlino Ovest, per mezzo di rapporti solitamente inviati alla vigilia del Carnevale.  

“Le auguro buon divertimento nella lettura”, scriveva nel 1986 il capo dell’intelligence Hans-George Wieck a Helmut Kohl. 

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Considerate al pari di un barometro in grado di rivelare lo stato emotivo e l’eventuale insofferenza del popolo di Berlino Est, le barzellette venivano memorizzate dagli agenti occidentali in azione nella DDR, quindi raccolte e utilizzate a vantaggio del governo vigente dall’altra parte del Muro. Non a caso, i fascicoli rinvenuti dai due coautori di questo libro sono rimasti per lungo tempo rigorosamente top secret.

Nell’antologia delle 26 barzellette da loro selezionate, si evidenzia anche quella caratteristica del popolo tedesco incline alla brevitas e alla concisione: le barzellette, lungi dall’essere articolate scenette, sono piuttosto motti, rapidi indovinelli, botta e risposta pungenti, spesso permeati di termini oggi discutibili, ma comunque giochi di parole quanto mai incisivi e tesi a ridicolizzare gli aspetti salienti del regime.

Alcuni esempi.

I tedeschi dell’Est discendono dalle scimmie? Impossibile, le scimmie non sarebbero sopravvissute con due banane l’anno

Perché i poliziotti vanno sempre in giro accompagnati da un cane? Perché almeno un animale sia istruito.

Cos’è meglio, il socialismo o il sesso? Il primo, perché i gemiti durano più a lungo. 

Anche se molte di queste barzellette sono oggi in qualche modo “consumate”, esprimendo un senso del comico che non sempre si adatta alla recente satira contemporanea, rimangono tuttavia un valido documento per ricostruire e integrare, da un punto di vista insolito e accattivante, quel capitolo della storia tedesca che riguarda la guerra fredda.

Al lettore poi la scelta di comportarsi secondo il galateo evidenziato da Achille Campanile nel suo Trattato delle barzellette: “La buona educazione vuole che si rida”.