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Fotogramma del video "Surfaces" di Markus Walenzyk, 2013
Fotogramma del video “Surfaces” di Markus Walenzyk, 2013

Bannerino_FrancoforteFrancoforte – Solid Signs è la seconda esposizione del progetto curatoriale New Frankfurt Internationals.

New Frankfurt Internationals è un percorso iniziato nel 2010 con l’obiettivo di tenere traccia delle nuove tendenze artistiche di Francoforte e della regione del Meno. È per questo motivo che Solid Signs si estende nel territorio presentandosi come un’esposizione dislocata tra il Frankfurt Kunstverein e il Nassauischer Kunstverein Wiesbaden.

Nonostante l’eterogeneità delle opere in mostra, il fil rouge dell’esposizione si basa sulla ricerca sperimentale: ogni artista in modo personale affronta uno studio segnico tramite il contatto, l’elaborazione e la trasformazione della materia e dello stesso media artistico. La ricerca di queste nuove forme mette in discussione il tradizionale uso del materiale presentando opere di diversa riuscita e intensità, caratterizzate da caratteri concreti e solidi, pronti a distaccarsi dal concetto di fiction e digitalizzazione del quotidiano.

A mio avviso le opere capaci di cogliere pienamente questa tematica sono quelle di Markus Walenzyk, Gunter Deller, Pia Linz, Johanna Kinter e Helga Schmidhuber.

Il primo presenta diverse opere, tra le quali il video Surface in cui esplora il concetto di natura artificiale applicandosi sul volto diverse pellicole adesive illustranti materiali diversi. È così che nella sua opera la materia si dematerializza tramite un artificio tecnico, concretizzandosi nuovamente tramite il gesto artistico che la trasforma in maschera.

“Sinij” di Johanna Kinter, 2015. Foto by Costanza Sartoris
“Sinij” di Johanna Kinter, 2015. Foto by Costanza Sartoris

Gunter Deller presenta uno splendido film su tre schermi intitolato Landungen und periphere Ziele – Sbarchi ed obiettivi periferici – in cui osserva con occhio critico ed analitico la realtà della città di Francoforte tramite scene suggestive e una notevole colonna sonora.

Pia Linz lavora invece sul concetto di mappatura emotiva dei luoghi: incantevole la sua mappa a matita Central Park. Vista da lontano appare come un semplice disegno raffigurante degli alberi astratti, avvicinandosi i rami si trasformano in brevi racconti e narrazioni di persone, oggetti e storie vissute nel luogo rappresentato.

Johanna Kinter esplora il concetto di scultura con un’opera che ne capovolge completamente il tradizionale metodo di fabbricazione: per creare Sinij l’artista accartoccia dei fogli di alluminio fino a renderli una superficie piana, che viene quindi scansionata e stampata in digitale. La scultura finisce così per distaccarsi dalla sua natura ed avvicinarsi a quella della pittura, allontanandosene nuovamente tramite il capovolgimento effettuato dall’artista che espone l’opera in orizzontale nel centro della sala.

Dettaglio dell'opera "Does Voodoo work? II" di Helga Schmidhuber, 2015. Foto by Costanza Sartoris
Dettaglio dell’opera “Does Voodoo work? II” di Helga Schmidhuber, 2015. Foto by Costanza Sartoris

L’opera di Helga Schmidhuber lavora invece sul concetto di ambiente artistico. Tramite diversi media l’artista ricrea un cabinet delle meraviglie in cui si interroga circa la natura magica e funzionale dei riti vudù. Does Voodoo work? II è un archivio di oggetti ed immagini in cui la realtà e la finzione narrativa si mescolano accompagnate dalla possibilità di assaggiare un bicchiere di grappa mentre si osserva l’opera.

Solid Signs resterà aperta fino al 26 aprile presso il Frankfurter Kunstverein. Visitabile da martedì a domenica, il costo del biglietto è di 8€/ 6€. Il biglietto consente di visitare anche la seconda parte dell’esposizione presso il Nassauischer Kunstverein Wiesbaden.

Costanza Sartoris

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