“Nius” condannato a 6.000 euro di multa: ha violato il diritto alla privacy di una donna trans

Il portale tedesco di proprietà dell’ex direttore di “Bild” Julian Reichelt è stato condannato a pagare 6.000 euro di risarcimento e a rimuovere alcuni contenuti online. La Corte d’appello di Francoforte sul Meno ha giudicato false le affermazioni e illegittimo il comportamento della testata “Nius“, nel commentare la notizia di una donna trans alla quale era stato negato l’accesso a una palestra per sole donne.
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La notizia originale e la copertura di Nius: leso il diritto alla privacy della donna trans protagonista dell’episodio
Il celebre portale di ultradestra aveva trattato la notizia relativa alle vicende di una donna trans, che si era regolarmente avvalsa della normativa tedesca e aveva già ottenuto il cambio dell’identità sui documenti, la quale si era rivolta al centro fitness chiedendo di poter svolgere una sessione di prova. La titolare aveva opposto un rifiuto.
A seguito del diniego, la ricorrente aveva contattato la Commissaria federale indipendente per l’antidiscriminazione. L’organismo aveva proposto alla gestrice della palestra di corrispondere alla cliente un indennizzo di 1.000 euro, ma anche questa proposta era stata respinta.
La testata online di Julian Reichelt aveva pubblicato su questa notizia sette articoli, ciascuno accompagnato da almeno una fotografia della donna che aveva presentato il ricorso. Gli articoli facevano riferimento al dibattito sui diritti delle persone trans ma, dal punto di vista legale, il problema era soprattutto la presenza delle foto, che rendevano pubblica l’identità di una persona che non aveva alcun profilo o rilevanza pubblica, senza il consenso della medesima.
La Corte d’appello ha valutato questa sequenza di pubblicazioni come una violazione sistematica dei diritti della personalità. Tra i contenuti esaminati, il tribunale ha riscontrato affermazioni di fatto false: negli articoli si insinuava che la ricorrente fingesse la propria identità femminile, definendola “un uomo in abiti da donna”. Anche la sola divulgazione del nome della persona è stata considerata lesiva del diritto generale della personalità.
Già l’anno scorso, il tribunale regionale si era espresso a favore della donna la cui identità di genere era stata negata negli articoli di Nius. Ora è arrivata la conferma, ma è ancora possibile il ricorso in cassazione. La sentenza ha disposto la cessazione della pubblicazione degli articoli e ha condannato la testata al versamento di 6.000 euro. Il provvedimento, pubblicato il 20 maggio, non è ancora passato in giudicato.



