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Berlino, i tedeschi e quel congenito senso d’onestà

© galio / CC BY-SA 2.0
© galio / CC BY-SA 2.0

di Alessandro Brogani

Si sa, con l’età si “perdono colpi”. In genere ci si scherza sopra con velata ironia, irridendo il malcapitato di turno e pensando, sotto sotto, che si tratta quantomeno di uno sprovveduto. Tutto bene, finché non realizzi che chi li sta perdendo i colpi sei proprio tu!

Già, perché per la seconda volta nel giro di pochi mesi ho perso per sbadataggine oggetti personali, donandoli generosamente in giro per le strade ed i mezzi di trasporto pubblico di Berlino. Il primo segnale, a dire il vero, l’avevo avuto più di un anno fa lasciando un paio di guanti di pelle appena comprati sul sedile di una delle linee della U-Bahn.

“Beh, la fretta di cambiare metro”, m’ero detto, visto che avevo sbagliato la direzione del treno. Poi, dopo qualche mese, l’episodio degli occhiali da vista, anche loro nuovi di zecca (sennò non c’è gusto a perdersi le cose).

Questa volta però li avevo ritrovati, con mio sommo stupore di buon italiano vaccinato da anni di comportamento patrio, dopo più di mezz’ora da quando avevo realizzato di non averli più in tasca; erano stati messi lì, in bella vista su una colonnina, da chi evidentemente li aveva trovati e raccolti.

Ricordo ancora come fosse oggi un episodio simile che m’era accaduto a Roma pochi anni fa, quando davanti al Senato mi si sfilò dalla tasca l’astuccio di un altro paio d’occhiali. Feci una cinquantina di metri prima di accorgermene, ma tanto era bastato a far si che un buon samaritano nei confronti di se stesso li raccogliesse constatando, evidentemente, di avere il mio stesso grado di miopia e di poterli quindi utilizzare seduta stante.

Ieri invece ho superato me stesso lasciando sul sedile di un bus della BVG (l’azienda di trasporto pubblico della capitale) la sacca dove avevo, nell’ordine: portafogli con carte di credito e bancomat, patente ed un certo quantitativo di euro; porta documenti con carta d’identità, certificato d’Anmeldung, codice fiscale ed altro. Il tutto unito ad un vocabolario elettronico ed altri ricordi personali vari.

“Ecco, sei rovinato!”, mi sono detto non appena realizzato di averla lasciata sul mezzo che era già lontano. Eh, colpa dell’autista che c’aveva fatti scendere tutti avvertendoci che, “quella”, era una corsa limitata, mica la mia. A schiarirmi le idee c’era anche la pioggia che iniziava a cadere copiosa sopra la mia “fumosa” testolina.

Il caso aveva voluto che non c’avessi messo anche le chiavi di casa in quella maledetta sacca. Per fortuna! Questo mi ha permesso di rientrare gocciolante in casa e di mettermi a telefonare alla banca prima, ed alla polizia poi, per sapere come denunciare l’accaduto.

Prima sorpresa: la denuncia non andava fatta, come nel nostro Paese, necessariamente di persona davanti al poliziotto o carabiniere di turno. Ebbene sì, la tecnologia mi ha permesso di fare la mia brava denuncia direttamente online, sul sito delle forze dell’ordine di Berlino. Incredibile, ma si sono fidati del fatto che ciò che dichiaravo corrispondesse al vero…, quindi è bastata una dichiarazione di responsabilità, anche senza firma.

Passo successivo chiamare la BVG per chiedere se potessi sperare di ritrovare quell’oggettino che mi stava facendo diventare pazzo. Anche in questo caso è bastata una telefonata, pur sentendomi dire che avrei dovuto richiamare l’indomani. Beh, meglio una speranza di niente.

Subito dopo la parte più drammatica: i documenti. Già m’ero rassegnato pensando ai tempi burocratici necessari per ottenere dall’Italia il duplicato di carta d’identità, patente e codice fiscale. Appena telefonato ad un’amica che mi poteva dare informazioni in merito ho avuta la tragica conferma: almeno un mese da aspettare.

Così stamani m’ero mestamente avviato verso il Consolato per compilare, immaginavo, la pila di domande necessarie per ottenere tutti i duplicati. Ed ecco il miracolo. Una telefonata sul cellulare: “Herr Brogani? Ja. Hier das Büro der BVG”. Ecco come ho scoperto cosa si prova a levitare ad un metro dal marciapiedi.

Morale della storia: ho ritrovato tutto il contenuto della mia borsa, eccezion fatta per una “mancia” (100€) che qualcuno s’è preso prima di riconsegnarla. Ma questo ci può stare, anzi. M’è andata fin troppo bene. Dubito fortemente che in Italia avrei ritrovato alcunché.

Forse i documenti dopo molto tempo. Ripeto, forse. Il tasso di civiltà che c’è in questo Paese, da molti superficialmente spesso criticato, dovrebbe fare scuola dalle nostre parti. Un misto d’efficienza e d‘ingenuo senso del dovere, diremmo noi. Sì, in questo abbiamo molto da imparare o forse, a ben pensarci, da ricordare. Una volta, tanto tanto tempo fa, anche giù da noi questa era la regola di vita più diffusa.

Che bello sarebbe poter tornare indietro nel tempo per recuperare la spontaneità ingenua di questa gente che, non sarà alla moda come noi italiani, ma sa darci lezioni sul senso del vivere civile. Come diceva Eduardo De Filippo, gli esami, anche quelli di coscienza, non finiscono mai.

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