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di Sara Lazzari

In Germania il valore complessivo dei generi alimentari finiti nella spazzatura ogni anno supera i 20 miliardi di euro, pari al fatturato di Aldi Nord e Aldi Sud messi insieme. Questo dato è fornito da uno studio dell’Università di Stuttgart, finanziato dal Ministero federale per l’alimentazione e l’agricoltura, secondo il quale oltre un ottavo dei prodotti alimentari acquistati viene buttato via.

Ma il problema nasce, prima ancora che nel circuito commerciale, già nelle campagne: dei 230 milioni di tonnellate di frutta e verdura prodotti ogni anno nell’EU, 100 milioni rimangono a giacere sui campi o vengono al massimo utilizzati come cibo per il bestiame.

Perché avviene tutto ciò? Perché i contadini, per adattarsi alle regole del mercato, operano una selezione sui loro prodotti, lasciando da parte, ad esempio, carote troppo piccole, troppo grandi o troppo bitorzolute; pomodori dal rosso troppo spento o patate dalle forme bizzarre, che sugli scaffali dei supermercati non attrarrebbero i desideri di consumatori educati alle forme perfette.

Da tempo ormai c’è chi su questo tema si interroga, si documenta, e si sforza di trovare vie alternative a quelle proposte dai circuiti commerciali alimentari massificati e talvolta questi sforzi si concretizzano in opere di denuncia, ricerche e documentari (ne è un esempio Taste the Waste, film del tedesco Valentin Thurn, che ha avuto uno straordinario successo e da cui è scaturito un movimento di consumo critico, orientato all’utilizzo degli scarti).

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Vengono fondate associazioni per promuovere un approccio più sostenibile alla compravendita di prodotti alimentari e per sensibilizzare la comunità sul rapporto alimentazione-ambiente (e basti pensare al successo mondiale di un’organizzazione come Slow Food).

E anche a livello locale, le iniziative si infittiscono, a riprova del fatto che una maggiore consapevolezza si sta diffondendo sempre più: a Kreuzberg ha aperto i battenti il 3 luglio scorso CulinARy MiSfiTs, un cafè-officina culinaria, il cui concetto è quello di utilizzare gli “scarti” dell’industria alimentare per crearne invitanti (e genuine) pietanze.

Le due fondatrici, Lea Brumsack e Tanja Krakowski, non sono cuoche professioniste o vegan-guru, come loro stesse ci tengono a sottolineare, ma condividono la passione per il buon cibo e il rispetto per l’ambiente. E tanto è bastato a far unir le loro energie e dar avvio al progetto:  nel 2012 è partita una raccolta fondi su Startnext, grazie alla quale hanno raggiunto la somma sufficiente per l’affitto locali e i vari suppellettili.

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Patate bitorzolute, carote a tre gambe, zucchine ipertrofiche deviano dall’estetica uniformante dei banchi verdura dei supermercati; ma sono prodotti che, come le due ribadiscono sul loro sito, non solo vanno apprezzati per la loro unicità, vanno anche gustati! Ed ecco che parte un percorso di riscoperta dei frutti della terra, in tutte le loro varianti e “deformazioni “, e in ogni loro sfumatura di sapore.

Tutti gli ingredienti vengono acquistati da aziende agricole di media-piccola estensione, ad una distanza massima di 100 km da Berlino: da Speisegut alla eco-tenuta Brodowin, il tragitto dalla radice alla tavola è cortissimo.

Ma il concetto di alimentazione sostenibile non si esaurisce agli ingredienti principali delle ricette, investe ogni dettaglio del progetto. Il pane, ad esempio, è di “seconda mano”, ovverosia è il pane prodotto il giorno prima da forni biologici che, rimasto invenduto, finisce sui banchi di un’altra panetteria che lo offre a prezzi ribassati: si tratta del circuito sviluppatosi attorno al Second Bäck di Prenzlauer Berg.

Ma neppure il margine del piatto viene trascurato: le stoviglie utilizzate, abbiano o no qualche difetto, sono tutte riciclate e provengono da Recyclingbörse Herford (una rete che funziona da borsa di scambio, per lo più di oggettistica) o dai vari Flohmärkte berlinesi.

Un progetto dunque che si presenta non solo affascinante per la cura del dettaglio, ma che dimostra, una volta di più, che cambiare rotta non solo è auspicabile ma può diventare realtà.

Consigliata una visita, indirizzo e orari di apertura sono disponibili sul sito, o sulla pagina Facebook ufficiale.

Culinary Misfits
Manteuffelstr. 19
10997 Berlin – Kreuzberg

(fotografie: dalla pagina Facebook ufficiale di Culinary Misfits)