© das blaue sofa / CC BY 2.0
Marion Brasch [© das blaue sofa / CC BY 2.0]

di Lucia Conti

Fondata nel 1964 e chiusa nel 1992 nonostante le proteste dei numerosissimi affezionati, la DT64 è stata una stazione radiofonica nota per aver formato in modo determinante la cultura giovanile all’interno della Repubblica Democratica Tedesca.

Con i suoi programmi di approfondimento sulla musica mondiale, vere e proprie finestre su un mondo per larga parte proibito, la DT64 ha rappresentato per molti giovani dell’Est quel sogno di libertà culminato nel 1989 con la distruzione del Muro di Berlino.

Marion Brasch è una voce storica della DT64, dove ha lavorato come presentatrice, moderatrice ed autrice dal 1987 al 1992.

Ci puoi raccontare brevemente la storia della DT64? Perché è stata così importante per i giovani dell’Est della Germania?

La DT64 fu fondata nel 1964 in occasione del “Deutschlandtreffen”, un campo estivo che aggregava tutta la gioventù dell’Est e in cui veniva suonata anche musica dell’Ovest. All’inizio doveva trasmettere soltanto per 99 ore, durante il festival, ma ebbe un tale successo che venne confermata come emittente fissa. Negli anni successivi al 1989/1990, inoltre, la DT64 divenne molto importante in quanto punto di riferimento nel corso dell’incredibile cambiamento che i giovani dell’Est stavano vivendo, oltre che un fondamentale organo di identificazione. Per questa ragione l’annuncio della chiusura della radio produsse proteste talmente animate che la fine della DT64 fu ritardata di due anni, rispetto alla data annunciata in un primo momento.

Il pubblico mostrò sin dall’inizio un grande coinvolgimento, espresso attraverso lettere e feedback di ogni tipo. Vi aspettavate un tale successo?

No, non ce lo aspettavamo affatto. Quando ci furono le proteste di cui parlavo prima, e che puntavano a impedire che la radio chiudesse, ci furono addirittura persone che fecero lo sciopero della fame.

È vero che la DT64 fu criticata da Erich Honecker, segretario generale della SED? Che rapporto avevate con il sistema?

All’inizio eravamo tollerati, perché si pensava di tenere buoni i giovani dando loro una sorta di valvola di sfogo che li tenesse impegnati e li facesse sentire liberi, mentre il sistema cercava di assorbirli e dominarli. Successivamente però il governo della SED optò per una politica più rigida. Vennero proibiti dei film, alcuni libri controversi non vennero pubblicati e alle radio fu chiesto di trasmettere meno “beatmusic” americana o inglese, per evitare un’eccessiva influenza della cultura dell’Ovest sui giovani.

Che tipo di controllo veniva esercitato?

Esisteva la censura e la musica trasmessa doveva rispettare un sistema di quote in base al quale un buon 60% doveva venire dai Paesi socialisti e solo il 40% da quelli capitalisti. La DT64, però, aveva più libertà di altri media e c’erano addirittura programmi di nicchia in cui trasmettevamo speciali sul punk. Possiamo dire che il sistema adottò con la DT64 la politica del “guinzaglio lungo”.

© Melissa Youngern / CC BY-NC-ND 2.0
© Melissa Youngern / CC BY-NC-ND 2.0

Quali sono state le esperienze più bizzarre che avete vissuto, sia come operatori radiofonici che come radioascoltatori?

Intanto la musica dell’Ovest riusciva a raggiungere la Germania dell’Est in modi assolutamente avventurosi. Alcuni giornalisti musicali usarono addirittura le loro nonne per procurarsi LP “proibiti”, perché i pensionati erano autorizzati a viaggiare nei Paesi dell’Ovest. Questo era il lato divertente, ma vennero presi anche seri provvedimenti contro gli operatori radiofonici che andavano controcorrente o esprimevano pubblicamente le loro opinioni. Alcuni di loro persero il lavoro e non riuscirono più a lavorare in radio.

Qual è la tua opinione sulla musica degli anni della DDR?

Il circuito musicale era sostanzialmente simile a quello di ogni altro Paese, ma siccome le band erano in qualche modo forzate a cantare in tedesco, la musica aveva uno stile e un suono particolari. Questo non significa che fosse sempre notevole, molti artisti erano decisamente scadenti, ma anche in questo le dinamiche ricordavano quelle di molte altre nazioni ed è in base agli stessi meccanismi che hanno permesso altrove la sopravvivenza delle proposte migliori che la buona musica della Germania dell’Est è sopravvissuta fino ad oggi

Come avete vissuto la chiusura della radio, nel 1992?

La conclusione di questa esperienza è stata davvero triste, sia per gli ascoltatori che per noi operatori radiofonici, anche perché c’era davvero la possibilità di salvare una realtà così insolita e particolare, trasformando la DT64 in un canale rivolto ai giovani dell’intera nazione.