“Born to Live in Berlin”: proiezione gratuita all’AWO di Kreuzberg

La narrazione di Berlino come città libera, aperta, in continua trasformazione, patria elettiva e gioiosa di artisti squattrinati, scricchiola ormai da tempo. Il documentario, prodotto da Kreativerhof, descrive, per la seconda volta, la realtà assai meno romanticamente bohémien della capitale tedesca: affitti in aumento vertiginoso, appartamenti che sono ormai sempre più beni d’investimento e sempre meno luoghi nei quali esercitare il diritto all’abitare, quartieri rimodellati secondo le esigenze del mercato e sempre più persone e famiglie costrette a lasciare i luoghi in cui hanno costruito la propria vita.
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Spagliardi inquadra la crisi abitativa come conseguenza di scelte politiche, strategie economiche e di un modello urbano che antepone il profitto ai diritti umani fondamentali. Otto capitoli intrecciano memoria storica e attualità, esperienze personali e analisi politica, conflitti locali e uno sguardo globale ed europeo. Al centro ci sono le esperienze, i punti di vista e le risposte politiche differenti, più che singoli protagonisti. Il filo conduttore è un’altra domanda: come può Berlino restare accessibile, sociale e vivibile?
Il film, che è il secondo capitolo di un discorso aperto con “Born to Die in Berlin”, è un invito al dialogo sul diritto di restare nella propria città, sul futuro sociale di Berlino e sulle possibilità di progettare uno spazio urbano per chi lo abita, invece di spalancare le porte alla speculazione.
Born to live in Berlin: storie di ordinaria gentrificazione
Un capitolo ci riporta indietro al 1936, anno in cui Berlino fu trasformata in palcoscenico di propaganda per i Giochi olimpici. Il documentario ricorda anche la deportazione di Sinti e Rom da Marzahn. Attraverso lo sguardo dell’alleanza NOlympia, quella vicenda dialoga con il presente e con l’ipotesi di una candidatura olimpica per il 2036. Sul tavolo ci sono il costo umano e urbano dei grandi eventi, le promesse di modernizzazione che li accompagnano e il rischio di nuove dinamiche speculative.
Un’altra parte del film segue da vicino le vicende degli abitanti del civico 11 della Karl-Marx-Straße, a Neukölln. L’edificio è stato venduto dall’arcidiocesi di Berlino a un investitore privato, e più di sessanta persone lottano per mantenere la propria casa.
Il documentario mostra poi gli ostacoli e le discriminazioni che molte persone incontrano già nella ricerca di un alloggio, la quotidianità dello sfollamento e il timore di perdere l’appartamento. Interviene anche l’istituto DeZIM, insieme a esponenti di iniziative civiche e della politica: dalle loro testimonianze emerge come l’accesso all’abitazione risenta di disuguaglianze strutturali e di un razzismo difficile da eradicare.
Altri capitoli sono dedicati alla città vissuta e alle ricadute della crisi immobiliare e abitativa sui quartieri periferici.
La proiezione all’AWO
La proiezione è prevista per mercoledì 14 ottobre 2026, dalle 18 alle 20, all’AWO Stadtteilzentrum (STZ) Adalbertstraße, in Adalbertstr. 23a, 10997 Berlino. La serata è aperta a tutt* e si svolge in tedesco. Il film sarà proiettato in versione originale con sottotitoli.
La proiezione rientra nel programma delle Queere Aktionswochen 2026. Ark Lucia, ideatore e coordinatore delle QAW presso lo Stadtteilzentrum Adalbertstraße, compare anche tra le voci del documentario.
L’ingresso è gratuito, ma è richiesta la prenotazione, poiché la sala ha una capienza limitata. Per iscriversi, scrivere a stadtteilzentrum@awo-spree-wuhle.de.
Lo Stadtteilzentrum si raggiunge agevolmente con le linee U1, U3 e U8 (fermata Kottbusser Tor), con l’autobus 140 (Waldemarstraße) e con la M29 (Adalbertstr./Waldemarstr.).
La struttura è dotata di accessi agevolati: dispone di un ascensore e di un bagno all-gender accessibile a sedie a rotelle. Il montascale a piattaforma sopporta un carico massimo di 150 kg ed è riservato alle sedie a rotelle manuali, perché i modelli elettrici richiedono un altro accesso.




