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No, l’attacco ai data center russi non ha “spento” i bot pro AfD

In questi giorni si sta diffondendo sui social la notizia, corredata da un grafico, del crollo dell’attività online legata ai bot che diffondono contenuti filorussi e pro-AfD, come diretta conseguenza dei bombardamenti ucraini sui datacenter del colosso informatico russo Yandex. ZDF, una delle principali testate pubbliche tedesche, ha condotto una meticolosa operazione di fact-checking in merito, rilevando l’infondatezza di questa affermazione.

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Bot e disinformazione: che cosa c’è di vero

L’esistenza dei bot sulle piattaforme social, naturalmente, non ha bisogno di conferme: in molti casi la loro identificazione è facile anche da parte degli utenti non esperti. Sono probabilmente bot gli account che sembrano non corrispondere a persone reali con una vita reale, che condividono solo e continuamente contenuti atti a propagandare certi temi politici o sociali (solitamente estremi) e che non partecipano a vere e proprie discussioni, ma si limitano a commentare con emoji o slogan. Ne esistono anche di più complessi, che, prima di iniziare a postare su temi politici, costruiscono una parvenza di realtà, simulando una rete sociale, e che interagiscono con gli utenti in modo quasi “umano”. Inoltre, l’esistenza di profili creati ad arte, gestiti tanto dall’IA quanto da utenti umani appositamente pagati (nelle cosiddette troll farm) è stata documentata abbondantemente da inchieste giornalistiche internazionali, per oltre dieci anni.

Non è neppure ignoto il fatto che la Russia utilizzi i social media come parte di una potentissima campagna mediatica che non di rado ricorre alla diffusione di informazioni false o manipolate, per incoraggiare determinate svolte politiche in altri Paesi, né che lo stesso facciano altre grandi potenze. Il caso più noto di manipolazione intenzionale, con e senza bot, resta quello di Cambridge Analytica e dell’interferenza nel voto inglese sulla Brexit.

Pur date tutte queste condizioni di base, però, l’analisi delle piattaforme social degli ultimi giorni non conferma in alcun modo l’idea che il danneggiamento dei datacenter di Yandex abbia comportato la sparizione dei presunti bot russi.

Il grafico sull’attività dei bot russi dopo la distruzione dei datacenter di Yandex: fact checking

A diventare virale è stato soprattutto un post su X (ex Twitter) dell’eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský (PPE), nel quale si legge: “I centri dati russi vengono attaccati e l’attività online relativa all’AfD cala improvvisamente”. Al post è abbinato un grafico che mostrerebbe il crollo repentino dell’attività dei presunti bot russi proprio in corrispondenza degli attacchi ucraini. 

Anche lo storico ed esperto di Europa orientale Timothy Snyder ha affermato, sulla stessa piattaforma, che “eserciti” di bot di destra sarebbero improvvisamente “scomparsi” da X.

Ad avvalorare questa tesi ha contribuito perfino il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale è intervenuto lunedì in videoconferenza al Forum sulla sicurezza di Varsavia e ha dichiarato: “Quando i nostri attacchi hanno raggiunto i centri di elaborazione dati di Yandex, improvvisamente si è potuto respirare un po’ più facilmente su molte piattaforme social”. E, mentre negli USA si dice lo stesso sui bot MAGA, in Germania se ne parla a proposito di quelli che propugnano le posizioni di AfD. Ne hanno parlato anche Focus e Der Standard, ma, secondo ZDF, non c’è alcuna prova che le cose stiano così.

Il grafico pubblicato da Zdechovský, con didascalia in tedesco, è l’elemento più facile da smentire. Il testo recita “attività giornaliera nell’arco di 3 mesi” e mostra in modo chiaro un crollo marcato a metà ottobre. ZDF, tuttavia, fornisce alcune indicazioni utili, che permettono di capire perché non si tratti di un’informazione affidabile.

In primo luogo manca la fonte: non si sa chi abbia raccolto i dati né come, cosa si intenda per attività giornaliera e neppure a chi sia da attribuire tale attività. Inoltre, il grafico è stato pubblicato da Zdechovský l’11 ottobre, ma se si guarda l’asse delle X, ovvero quello temporale, si nota che i dati vengono calcolati fino al 15, ovvero nel futuro. Infine, anche le scale degli assi risultano irregolari e le distanze tra i valori sull’asse X variano (cosa che non dovrebbe succedere in un grafico di questo tipo).

La testata tedesca ha interpellato in merito l’eurodeputato, il quale ha ammesso di non avere “dati verificabili in modo indipendente” su questo tema e ha riconosciuto di aver mancato di specificare, prima della condivisione, che il grafico non era stato verificato da una fonte indipendente. Ha affermato di averlo condiviso solo come “informazione interessante che circolava già sui social media”.

Che cosa sono i bot: la differenza fra crawler e profili fake

Online circola anche un altro screenshot, nel quale si mostra un portale di monitoraggio del fornitore di servizi IT Cloudflare, nel quale si rileva un netto calo delle “attività dei bot”. Questo può anche essere vero, ma c’è un equivoco fondamentale che può sfuggire all’utente medio. Ciò che Cloudflare identifica come bot, infatti, è molto diverso dal concetto di “bot social”. Per Cloudflare (come per google, nell’analisi del traffico), i bot sono i cosiddetti “crawler”, ossia richieste automatizzate che i motori di ricerca rivolgono ai siti web per raccoglierne i contenuti e indicizzarli. In altre parole, sono gli accessi automatici che motori di ricerca come Google, Bing, Ecosia, etc effettuano sulle varie pagine per capire cosa contengano. Yandex è il principale gestore di motori di ricerca in Russia, quindi non è strano che i suoi crawler siano stati meno attivi dopo la distruzione dei data center. Un bot social, invece, è un profilo gestito da bot o al limite da utenti non autentici, ma, dal punto di vista tecnico, è un profilo social come tutti gli altri e le sue informazioni sono conservate sui server della relativa piattaforma, come Facebook o TikTok, e non su server collocati nel Paese in cui si trova l’utente, men che meno nel Paese in cui si trova l’eventuale presunto “committente”.

Gli specialisti di campagne di disinformazione in rete, per ora, non hanno rilevato alcun cambiamento nell’attività dei canali filorussi né in quelli favorevoli ad AfD. ZDFheute riporta, in questo senso, le dichiarazioni di Josef Holnburger, amministratore delegato del think tank Center für Monitoring, Analyse und Strategie (CeMAS), che registra attività costanti di questo tipo di profili.

Il fact checking completo di ZDF in tedesco può essere consultato qui.

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