Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: “Perché io sono io e perché non sei tu? Perché sono qui e perché non sono li? Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno? Non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro? C’è veramente il male e gente veramente cattiva? Come può essere che io che sono io non c’ero prima di diventare? E che una volta io che sono io non sarò più quello che sono?”

Che cosa succede sopra di noi nel cielo, in alto, che cosa accade?

Così intenti a guardare dritti davanti a noi, ci dimentichiamo che esiste un mondo sopra la nostra testa. Dovremmo imparare ad alzare lo sguardo e allora scopriremmo altri colori, altre sensazioni, altri cieli.

Come sarebbe sorvolare la città e osservare noi stessi e leggere i nostri pensieri?

Guardare sopra le proprie spalle, nel vuoto.

Vorrei sentire un peso dentro di me che mi leghi alla terra.

Non entusiasmarsi solo per lo spirito…

TRAMA

Damiel e Cassiel, due angeli che sorvolano e vivono Berlino poco prima della fine della Guerra Fredda. Due entità impercettibili che passano il tempo, a loro sconosciuto, ascoltando i pensieri della gente. Esseri umani ignari della propria condizione di essere vivi, facenti parte di un tutto chiamato universo. 

Esserci e non saperlo; vivere senza rendersi conto di respirare, dove ogni respiro va oltre lo spirito e diventa materia. L’essere umano come individuo che inconsapevolmente e per natura agisce e reagisce. Colmi di emozioni e sensazioni, non si è in grado di spiegare da dove esse vengano e come si creino.

L’angelo, essenza e non presenza, elevato spiritualmente, non conosce l’altro da sé, nonostante ne ascolti continuamente i più profondi pensieri. Libero da ogni forma di costrizione emozionale, sente il peso quotidiano di essere nulla. Manca del dolore, dell’allegria e dell’amore, l’unico sentimento capace di portare al salto. Rinunciare all’immortalità pur di arrivare al tocco di lei.

Wim Wenders segna un confine tra l’esserci e il non esserci, dove la barriera è rappresentata dal muro di Berlino, una frontiera che può essere superata solo rinunciando allo spirito, esaltandosi verso la sostanza. Il colore è l’emozione umana, l’edulcorato è ciò che vive intorno, nell’assenza dei sensi.

Una poesia, un quadro, un film, un tutto.

Il segno di un grande regista, che firma una pellicola poetica riconducente al sogno, reale o irreale che sia.