di Valerio Bassan

*AGGIORNAMENTO: La prossima proiezione di “Ciao, Italia” si terrà domenica 19 maggio al Cinema Babylon di Mitte, alle ore 16 *

“Ciao Italia”. Due parole semplici, spontanee. Due parole pronunciate, o pensate, da tutti gli emigrati italiani, mentre lasciavano il proprio Paese d’origine. “Ciao”, e non “addio“, proprio perché la speranza, nella maggior parte dei casi, è quella di poter tornare, un giorno, arricchiti dalle nuove esperienze e da una migliore conoscenza di sé e del mondo.

“Ciao Italia” è diventato un documentario, che ha fatto il suo esordio berlinese domenica 9 settembre 2012 al cinema Babylon di Mitte, nell’ambito della rassegna CinemAperitivo. La pellicola raccoglie le storie degli italiani che, per venire a Berlino, hanno lasciato l’Italia, da Nord a Sud: Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Bolzano. A presentare il lavoro sono stati i due registi, Barbara Bernardi e Fausto Caviglia.

Tutte le storie di “Ciao Italia” raccontano aspetti diversi della migrazione italiana a Berlino. Quale dei vostri “sei personaggi in cerca d’autore” è quello che vi ha colpito di più, e perché?
Una famiglia di Napoli con due figli e un terzo in arrivo: hanno lasciato la città e sono arrivati a Berlino senza sapere una parola di tedesco. Ma anche le altre storie ci hanno colpito molto, ovviamente. Altrimenti non le avremmo scelte.

Dalla vostra esperienza, qual è il motivo principale che porta le persone a trasferirsi qui: l’amore per Berlino o il disamore per l’Italia?
Difficile rispondere. Ma è chiaro: si parte perché non si sta bene dove ci si trova.

Nel documentario utilizzate costantemente la metafora dei “lavori in corso”, con le immagini di grandi gru sempre al lavoro, quasi a voler simboleggiare l’eternità del cambiamento e la fatica della ricostruzione. È così?
È così. Il cambiamento affascina ma mette anche molta paura. I nostri protagonisti lo affrontano con fatica. Ma con la sensazione che Berlino, città in costante trasformazione, possa accompagnarli in questa delicata fase. La metafora del “cantiere aperto” ci sembrava la più adatta per rappresentare questo pensiero.

Secondo te, gli italiani si trasferiscono a Berlino anche per poter ripartire da un “piano zero” delle relazioni sociali?
Ripartire da zero è una sfida. Da soli o in una famiglia. Implica il rimettersi in gioco. Una sfida affascinante ma anche rischiosa. L’anonimato può aiutare, ma non cambia la sostanza. Non si può essere in un luogo una persona e in un altro un’altra persona.

Il vostro documentario non dà spazio al lato “bohémienne” di Berlino. Secondo voi quest’ultimo aspetto, che attira tantissimi giovani italiani nella capitale tedesca, presenta dei lati negativi?
Sì, presenta anche dei lati negativi. Tra questi l’illusione di poter vivere sempre in questo modo. Comunque noi raccontiamo storie diverse, non siamo interessati a parlare della vita da bohème Berlinese.

C’é chi lamenta spesso la scarsa voglia di integrarsi degli italiani nelle istituzioni berlinesi. Anche voi avete notato un simile atteggiamento, tra i protagonisti del documentario?
I protagonisti del documentario sono persone che sono arrivate da poco a Berlino, perciò non hanno ancora avuto modo di confrontarsi con le istituzioni tedesche. Molti di loro intuiscono una società più organizzata e più ordinata rispetto a quella italiana e per questo pensano di potersi integrare con più facilità. Starà poi a ognuno di loro scoprire se questo corrisponde alla verità o no.

Il trailer di “Ciao Italia”

Trailer Ciao Italia from Monsieur Cheville on Vimeo.

7 Commenti

  1. Ciao sono interessato alla visione del documentario, dove si puo trovare per intero? Si può scaricare/acquistare?

    Grazie Fabio

  2. anch’io sono interessata a vedere il documentario. sto a francoforte. per caso verrà presentato anche qui? è scaricabile da internet?

  3. salve,vorrei vedere questo video ma non so come fare!ho mollato tutto e sto per partire per berlino con moglie e 2 figlie ….e non tanto per una questione economica!!!!!

  4. Molto molto interessante.
    Mi sono da poco trasferito a Monaco di Baviera, per ora da solo in avanscoperta e per “preparare il nido”, per quando a marzo mia moglie e la bimba di 2 anni mi raggiungeranno.
    E’ una grande sfida, è vero, ma chiunque sento parlare, tra i nostri connazionali, dice che la spesa vale pienamente l’impresa.
    Finora confermo.

    E’ possibile vedere il film online o scaricarlo da internet, comprarlo, oppure sono previste proiezioni al di fuori di Berlino?

  5. visto a settembre. Nulla di che. Superficiale.Solita solfa- mitizzazione poratata avanti tra l´altro da novelli immigrati, con situazioni lavorative- economiche stabili che hanno permesso loro davvero di osare e cambiare. Personalmente sarebbe stato piú interessante se ci fossero state interviste su piú piani, nel senso dare voce a coloro che sono a Berlino da molti anni e che hanno potuto appurare davvero cosa offre o meno la cittá, prenderli come testimoni- della sua (d)evoluzione – cambiamento (Berlino negli ultimi 10 anni é cambiata proprio tanto!! mentre nella maggiorparte die casi viene descritta con la stessa euforia con cui veniva descritta dopo al caduta del muro – selvaggio est, terra dell´oro) Chiedere loro se le speranze o aspettative con cui sono pariti a distanza di anni siano state esaudite e come. queste sarebbero state domande interssanti con risposte stimolanti e che invitano a riflettere (non le solite: in italia no c´é lavoro, la crisi, in Germania funziona tutto, in Italia nulla, sicuramente anche vero, ma sempre sto bla bla bla!!!)

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