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Alex Bäke e La Camera Vuota. L’impatto del Coronavirus sugli artisti

Alex Bäke e La Camera Vuota. L’impatto del Coronavirus sugli artisti

di Julius Zukowski-Krebs

Alex Bäke è un regista e il co-fondatore, insieme all’autore dell’intervista, del collettivo d’artisti “IM LEEREN RAUM”, che coinvolge nella sua attività artisti diversi: pittori, attori, scrittori, musicisti e molti altri. Il collettivo ha la sua base a Schöneberg, proprio vicino all’omonima stazione della S-Bahn, in Eberstraße.
In questa situazione d’incertezza, ci è venuto naturale cercare di capire come stiano gestendo la crisi i piccoli artisti, esclusi dal circuito dei grandi teatri e dei palchi più prestigiosi. E per questo ne abbiamo parlato proprio con Alex.

L’arte vive per essere vista. Ma in questo momento tutti i teatri sono chiusi. Come stai vivendo questa situazione e come si stanno regolando gli artisti del tuo collettivo?

Al momento sono completamente assorbito dall’impegno di salvare la nostra associazione dalla crisi. Insieme a un gruppo d’artisti gestisco appunto, dal dicembre 2019, “La Camera Vuota” (Im LEEREN RAUM). Abbiamo tante ottime idee, che stiamo cercando di realizzare. Adesso purtroppo non possiamo realizzare i nostri progetti come facciamo di solito. Per questo stiamo sperimentando forme virtuali di divulgazione. È un’area molto interessante, in cui nessuno di noi sapeva raccapezzarsi, tranne alcuni nerds.
Ma in fondo tutto quello che serve per fare arte, si può trovare ovunque. E se la cerchiamo solo nei luoghi convenzionalmente deputati a ospitarla, significa che abbiamo perso la capacità di volgere lo sguardo verso altre esperienze, anche profondamente estetiche.

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Che intendi con questo?

Nella natura troviamo tutto ciò che può innescare la nostra immaginazione, cose belle, misteriose e strane. La crisi ha sconvolto tutte le esperienze a cui siamo stati abituati e così stiamo cercando delle vie misteriose e alternative per condividere con la gente questa scoperta importante. L’immagine più imponente che abbia mai visto, si è offerta a me in Friedrichstraße. Normalmente è la strada più trafficata di Berlino, ma all’inizio della crisi, cominciata in Italia e in seguito arrivata in Germania, si era completamente svuotata.
E in una Friedrichstraße completamente vuota, su una banchina, ho visto una cornacchia che mangiava un piccione morto. Non so se creda fino in fondo ai segni, ma in qualche modo ci ho visto un’espressione del nostro tempo.

Si può ancora salvare l’arte dei “piccoli artisti! come voi? Di sicuro a Berlino l’arte è un grande motore della città.

Tutti i piccoli artisti stanno in questo momento lottando per la loro sopravvivenza economica. E il boom delle offerte di servizi in streaming sta tracciando un solco. Personalmente, sto osservando questo tipo di sviluppo e indicando nuove connessioni che possono permettere al nostro lavoro di manifestarsi, esteticamente e socialmente. Così gli artisti creano una base su cui possono contare durante la crisi. E sono contento di vedere che stanno abbandonando la loro solitudine in cerca di nuovi legami sociali. Ci serve proprio questo. Adesso e in futuro.

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Secondo te, che significa essere un artista ai tempi del Coronavirus?

Sto vivendo in un presente che mi obbliga a imparare nuove cose e ad adottare nuovi comportamenti, che in altri tempi non avrei considerato miei. E credo che sia lo stesso per tutti gli altri. In linea di massima tutto questo descrive un aspetto dell’arte: la trasformazione. La crisi esercita la funzione di un catalizzatore, in cui tutto si intensifica.

Come vivi i contraccolpi economici del momento?

La precarietà economica degli artisti, purtroppo non è una eccezione, né una novità. Solo che adesso la situazione è diventata ancora più incerta e in più si sta estendendo alle masse, creando incertezza e timore con intensità quasi paralizzante. Ma magari tutto questo svilupperà forze e risorse con cui reagire alle difficoltà del mondo.

Parlando dalla prospettiva di una persona che dipende economicamente dalla sua attività artistica, organizzando, di norma, delle manifestazioni culturali, posso dirti che la situazione è molto difficile. E all’interno del collettivo sperimento ormai da tempo un senso di inevitabile crisi. Salvare “La Camera Vuota” (DER LEERE RAUM) è una vera sfida!

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Pensi che l’arte potrà aiutare le persone, durante e dopo la crisi?

In ogni caso è molto importante che le persone, nonostante le restrizioni, siano disponibili a sospendere, a volte, la loro quotidianità, per concedersi le esperienze che l’arte può offrire. I media, poi, stanno discutendo in generale sul fatto che la crisi possa cambiare le nostre vite o se la comprensione della crisi sociale che stiamo vivendo migliorerà la nostra società. A questo proposito non sono per un’utopia nata in risposta a una problematica, perché avrà sempre una problematica nel suo DNA.

Quelle somme tiri, fino a questo momento?

Quando è stata annunciata la quarantena, messa in atto per combattere la diffusione del virus, sono andato per alcune settimane in una comune. Nel mio appartamento vivo da solo e avevo paura di restarlo per un lungo periodo. Nella comune ho passato dei bei momenti, cenavamo insieme e organizzavamo attività e workshop. Adesso ad esempio so ballare la Salsa. Durante la crisi ho imparato l’importanza di occuparmi di me stesso e di lasciar stare l’idea e la paura dell’Armageddon. Tanto il mondo tramonterà in ogni caso.

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