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Carmina Campus, l’alta moda “ecocompatibile” italiana sbarca a Berlino

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di Alessandro Brogani

Non sempre alta moda è sinonimo di lusso e spreco.

Questo è quanto è riuscita a dimostrare Ilaria Venturini Fendi, componente della nota famiglia di stilisti italiani, con la sua nuova collezione di borse ed accessori Carmina Campus presentata ieri alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Germania, Elio Menzione, ai rappresentanti della Camera di Commercio, della stampa internazionale e, ovviamente, della moda, nel noto negozio The Corner di Josef Volk, in Französische Straße 40 a Berlino.

Incontro la signora Venturini Fendi in una pausa dell’evento. Colgo l’occasione per farmi raccontare un po’ di cose sulla sua vita, il suo lavoro e le sue passioni.

Signora Fendi, ci parli un po’ di lei e di questa sua nuova attività nel campo della moda.
Beh, le posso dire innanzitutto che sono orgogliosa di far parte di una famiglia che ha fatto della propria attività un marchio famoso in tutto il mondo. La moda non è una cosa futile, bensì importante e seria. Sono cresciuta accanto a persone che hanno fatto dell’artigianato un modello da esportare anche all’estero. La moda tuttavia, come si sa, è continuo cambiamento e non si ha molto tempo per fermarsi e godere anche delle cose più semplici della vita. Pertanto, dopo un primo periodo durante il quale ho condiviso il lavoro di famiglia, ho scoperto di aver una netta propensione per tutto ciò che è legato alla natura ed a ritmi di vita differenti. Così nel 2003 decisi di comprare una bellissima azienda agricola, situata subito a nord di Roma, città dove la mia famiglia opera da decenni (anche se l’alta moda è quasi tutta presente a Milano).

Certamente un’attività molto differente da quella precedente. Cosa le ha dato in più rispetto al mondo nel quale era cresciuta?
Ho scoperto una vita qualitativamente differente, più rilassata. Ho imparato a vivere in simbiosi con gli animali. Sono diventata produttrice di formaggi e fornisco di prodotti alimentari i negozi di “Natura sì” (noto marchio di negozi per la vendita di prodotti biologici in Italia). La natura oltre a donarci tanto in bellezza può aiutarci a vivere e nutrirci in modo più genuino. Sta a noi non contaminarla con agenti chimici, sicuramente dannosi per l’ambiente ed i prodotti che essa ci offre.

E cosa ci può dire della sua attività che per la prima volta presenta qui a Berlino. Come è nata e come si sviluppa?
Beh, generalmente si parla di riciclo industriale. Io invece preferisco parlare di riuso. Come piccola azienda, posso meglio utilizzare alcuni materiali d’uso comune e rimetterli abbastanza facilmente in circolazione, trasformati. Un oggetto usato per un determinato scopo al momento della sua creazione può avere più di una vita. Anziché far cessare il suo ciclo d’utilizzo in modo definitivo ho capito che poteva “rinascere” sotto altra forma e, magari, per tutt’altro uso. Ovviamente quello della moda è il mio mondo fin da bambina, così ho voluto mettere in pratica questa mia esperienza, anche in questa forma di eco-compatibilità con il mio marchio Carmina Campus.

A dire il vero io sto vedendo oggetti molto belli. Francamente non direi, almeno ad un primo sguardo, che siano stati creati con materiali riciclati, o meglio come lei dice, riusati…
La ringrazio. Lo prendo come un complimento. In realtà tutti gli oggetti che lei vede qui esposti sono frutto di un riutilizzo di oggetti abbastanza comuni. Si figuri che uno dei miei preferiti è quello che una volta era il classico sacco della spazzatura nero, ora proibito in Italia perché altamente inquinante, ma non ancora scomparso definitivamente. Utilizzo anche barattoli dei pomodori pelati. D’altra parte i metalli sono materiale riciclabile per eccellenza. Anche queste bulles su questa borsa, che sembrano delle borchie, in realtà sono il fondo delle lattine delle bibite. Ci sono poi queste scatole di plastica che sono ricavate dalle bottiglie della Coca Cola. Lo devo specificare perché sono di un particolare tipo di plastica che permette di essere modellata in diverse forme con estrema facilità, consentendo una chiusura a scatto.

I modelli li disegna tutti lei? Si ispira a cose particolari nel creare i suoi oggetti?
Sì, i modelli li disegno io. Sono i materiali stessi ad ispirarmi. Ogni materiale ha come una sua anima e mi trasmette l’idea di un utilizzo alternativo più appropriato. Creo di tutto, dai mobili alle borse, dai porta oggetti ai porta preservativi, come questi per la campagna “Stiamo sicuri” di NPS Italia onlus per la lotta alle malattie sessualmente trasmissibili a cui stiamo aderendo.

Perché proprio Berlino?
Il mercato nord europeo è senz’altro molto sensibile alle problematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente. Berlino in particolare è una delle capitali mondiali che maggiormente ha fatto dell’attenzione a questo tipo di politiche ambientali un suo fiore all’occhiello. Anche per questo devo ringraziare la sensibilità di Josef Volk, una persona estremamente importante ed evoluta nel mondo della moda, che mi ha permesso di presentare nel suo negozio questa collezione.

In quali altri Paesi è presente con queste sue collezioni?
Sono molto attenta alla qualità della rete di distribuzione dei miei prodotti, proprio perché di stampo prettamente artigianale. Lavoro ad esempio moltissimo in Giappone, dove le mie creazioni sono distribuite nella catena di Grandi Magazzini Takashimaya, i più antichi del Giappone. Credono molto in questo progetto e per questa ragione ho deciso di entrare in relazione con questa antica realtà d’Oriente. In ogni caso non ho un senso per il commercio illimitato, perché non è certamente il mio obiettivo. Al contrario penso che questo possa essere il futuro, anche per la moda e questi valori mi spingono a produrre. Non sono tagliata per il commercio fine a se stesso.

Ringrazio la signora Ilaria Venturini Fendi e mi attardo a vedere qualche modello delle tante creazioni esposte per l’occasione. Mi aggiro incuriosito e mi scopro particolarmente attirato da una forma d’artigianato, sicuramente di gran classe, ma che riesce nel contempo a trasmettere anche a me, curioso di natura ma in genere non particolarmente legato all’affascinante mondo della moda femminile, un senso di concretezza e mistero nel contempo. Mi fermo per un momento a pensare a questi oggetti inerti. In effetti lo sono, ma chissà quale storia celano alle loro spalle, quale utilizzo ne è stato fatto e da chi, nella loro precedente “vita”! Capisco allora la passione che mi ha trasmesso con le sue parole la loro nuova “madre”, colei che li ha portati ad avere una nuova “possibilità d’utilizzo” che altrimenti sarebbe stata preclusa a loro, perché molto probabilmente gettati in una discarica, e a noi che possiamo ancora goderne attraverso la bellezza e la nuova funzionalità che gli sono state donate dal talento creativo di una brava “artigiana” italiana.

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