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«Il cartello di Checkpoint Charlie è un falso: rubai quello vero nel 1990»

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È senza dubbio uno dei simboli della guerra fredda, un’icona famosissima visitata ogni anno da milioni di turisti. Un piccolo mistero, però, ne sta mettendo in dubbio l’autenticità: il cartello recante la frase “You are leaving the american sector” (state lasciando il settore americano), situato a Checkpoint Charlie, è davvero quello originale?

Secondo Alan Wolan, cinquant’anni, titolare di una agenzia di pubblicità a Los Angeles, no. L’uomo, infatti, sostiene di aver rubato il segno nell’estate del 1990 e di esserne attualmente in possesso. «Rubai il cartello con alcuni amici. Per asportarlo ci vollero circa quindici minuti» ha raccontato alla Süddeutsche Zeitung. Wolan, a quel tempo, gestiva un negozio di souvenir in Kochstraße, poco distante dal confine militare.
Il pubblicitario ricorda con precisione anche la data del fantomatico furto: la note tra il 22 ed il 23 giugno 1990. Così come ricorda di averlo trasportato nel 1994 su una nave cargo, fino al garage di casa sua, dove si troverebbe ancora oggi. Una possibilità che Alexandra Hildebrandt, direttore della Haus am Checkpoint Charlie, nega con convinzione: «Abbiamo noi l’originale, ci venne dato nel ’91 dal colonnello americano Alfred Baker», ha spiegato a Bild.
La verità, tuttavia, potrebbe stare nel mezzo. Esistevano, infatti, numerosi cartelli di quel tipo. Alcuni sono conservati nei musei della città, altri sono andati perduti. Ognuno di essi aveva un numero. Quello conservato nel museo diretto da Hildebrandt, ad esempio, reca in basso il numero “16”. Quello di Wolan, invece, non è numerato. Secondo lo storico Florian Weiß, l’originale impiantato a Checkpoint Charlie in teoria dovrebbe essere siglato il numero “4”.
È plausibile, secondo lo studioso, che il cartello finito furbescamente nelle mani dell’americano sia stato installato nei mesi precedenti alla caduta del Muro per rimpiazzare un altro segnale ormai malconcio (e per questo, dunque, non avrebbe il numero).

Difficile ricostruire come andò veramente. Il mistero, probabilmente, è destinato a rimanere tale. La realtà storica, comunque, importa poco a Wolan, che guarda più al lato economico della faccenda. «Il cartello non mi serve, l’ho messo in vendita. Spero di ricavarne un milione di dollari. Quei soldi, invece, mi farebbero molto comodo».

(v.bas.) (pubblicato originariamente su TgCom24)

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