Processo a Berlino: 39 truffe sull’affitto dello stesso appartamento

Chi è, per definizione, una persona “fragile”? Fragile è chi si trova nel bisogno e più il bisogno è pressante ed essenziale più aumenta la disperazione di chi non riesce a soddisfarlo: una condizione certamente nota a chi si trova a dover cercare un alloggio a Berlino in questi ultimi anni. La situazione abitativa è drammatica e chi cerca un appartamento, magari da molti mesi, senza successo rischia di essere vittima di truffe ormai ben note.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
39 truffe per lo stesso appartamento: ecco come funzionava
Anche se questo particolare tipo di reato è ormai noto a livello internazionale, molte persone, spinte dall’urgenza di trovare un alloggio, rischiano di cadere nel tranello di truffatori esperti. Proprio per un caso del genere è a processo un cinquantunenne, accusato di aver affittato 39 volte lo stesso appartamento a Berlino, incassando oltre 120.000 euro dagli aspiranti inquilini. L’uomo, per ora, nega le accuse.
Le truffe avvenivano nel modo ormai noto sia alle forze dell’ordine sia a chi ha avuto a che fare con il mercato immobiliare. Si offre un appartamento (che di solito non si possiede o che addirittura non esiste), si firma un contratto di locazione con caparra e, in qualche caso, anche con una cifra a parte per il comodato dei mobili della cucina. In questo caso, si sarebbe trattato di un monolocale con terrazza sul tetto vicino alla Friedrichstraße, offerto alla cifra incredibile di 800 euro mensili comprensivi di spese. L’uomo è accusato anche di aver finto la vendita di una villetta unifamiliare, raggirando quattro potenziali acquirenti.
Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe affittato l’appartamento e incassato le cauzioni senza essere il proprietario dell’immobile né altrimenti autorizzato alla locazione. Durante le visite avrebbe finto di essere lui stesso residente nell’appartamento e avrebbe addirittura fornito ai potenziali inquilino una copia della propria carta d’identità, sulla quale era stato alterato il dato relativo al luogo di residenza.
La difesa dell’imputato, che non convince il pm
L’imputato si difende dicendo di aver tentato di affittare l’appartamento da un conoscente per il figlio della propria moglie. Il ragazzo, però, avrebbe poi cambiato idea e deciso di non venire a studiare a Berlino. A quel punto, sostiene il cinquantunenne, il suo socio in affari si sarebbe interessato all’appartamento. La chiave gli sarebbe stata data per occuparsi di un lavoro di ristrutturazione. Dopo, anche il socio ci avrebbe ripensato e a qual punto avrebbe cercato un altro coinquilino. Secondo la procura, la tesi della difesa è piuttosto debole e poco verosimile, poiché il denaro delle cauzioni veniva versato proprio sul conto dell’imputato. Quest’ultimo dice di non essere stato a conoscenza degli affitti fasulli e di aver pensato che il denaro derivasse da un lavoro congiunto con il socio, nell’affitto di appartamenti per vacanze, denaro che, ipotizza, il socio voleva tenere nascosto alla propria moglie. Inoltre, il socio, che viveva in Polonia, non avrebbe avuto un conto tedesco, necessario per incassare i proventi dell’attività di affitto breve. Il pm si è mostrato scettico sulle ricostruzioni della difesa.
L’accusa ipotizza uno scenario diverso: l’imputato avrebbe attirato gli inquilini, avrebbe stipulato i contratti, incassando per ognuno tre mensilità di affitto (la prima più due di cauzione) e mille euro per l’indennizzo relativo alla cucina, per poi sparire senza mai consegnare le chiavi. In questo modo, avrebbe totalizzato un introito di quasi 124.000 euro.
Accusato di truffa anche sulla vendita di una casa in Brandeburgo
Sempre secondo l’accusa, nel 2024, lo stesso imputato avrebbe concordato con i potenziali acquirenti di una villetta unifamiliare nel Brandeburgo di far autenticare da un notaio un prezzo di acquisto inferiore a quello effettivamente concordato, per farsi poi versare la differenza in contanti. Dopo la consegna del denaro, tuttavia, avrebbe receduto dai contratti senza restituire agli acquirenti il denaro incassato. Secondo l’accusa, si trattava di un totale di 490.000 euro. In questo caso, l’imputato si è dichiarato colpevole, ma ha aggiunto di essere stato costretto a delinquere. Secondo la sua versione, uno sconosciuto “probabilmente ceceno” lo aveva fermato presso una stazione di servizio e lo aveva minacciato con una pistola a nome del suo socio in affari (lo stesso degli affitti brevi), chiedendogli una grande quantità di denaro e suggerendogli il piano delle vendite truffaldine. Allo sconosciuto sarebbero stati consegnati i contanti così ottenuti. Secondo quanto emerso dagli atti, il presunto socio in affari non sarebbe ancora stato individuato.




