Merz boccia il bilancio dell’UE e dice no a nuove assunzioni e tasse per i super-profitti
Martedì scorso, a Dublino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) ha incontrato il primo ministro irlandese Micheál Martin per discutere, fra le altre cose, del bilancio pluriennale che la Commissione europea propone per il periodo 2028-2034. Si tratta di quasi due trilioni di euro, una cifra che Merz definisce “insostenibile”, sostenendo che l’Europa debba tagliare drasticamente il proprio budget. L’Irlanda detiene dallo scorso luglio la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione e dovrà presentare una nuova proposta di compromesso entro il vertice dei leader UE previsto per ottobre.
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Il cancelliere dei tagli, in casa e fuori: Merz boccia il budget anche in Europa
Il cancellierato di Merz verrà probabilmente ricordato soprattutto per la riduzione senza precedenti della spesa pubblica per tutte le voci, con l’unica eccezione del riarmo. Oltre a operare tagli significativi al welfare, infatti, la Germania a guida Unione-SPD ha anche in programma di ridurre l’organico della pubblica amministrazione federale dell’8 per cento entro il 2029. Evidentemente non soddisfatto dei tagli applicati ai conti tedeschi, Merz chiede una riduzione analoga anche al bilancio comunitario, stimata in diverse centinaia di miliardi di euro rispetto alla proposta di Bruxelles.
L’aumento di spesa proposto dalla Commissione, pari a circa il 60 per cento rispetto al ciclo precedente, è definito da Merz insostenibile: in una fase in cui, a suo dire, quasi tutti gli Stati membri stanno consolidando i propri bilanci pubblici, un ampliamento di tale portata non sarebbe giustificabile. Merz ha respinto anche la proposta di compromesso attualmente sul tavolo, che prevede tagli solo marginali rispetto al testo originario.
Bruxelles vuole aprire 2.500 posizioni, Berlino non ci sta
Tra i punti più contestati dalla delegazione tedesca figura il piano della Commissione di assumere 2.500 nuovi dipendenti, giustificato con l’aumento del carico di lavoro legato alle crisi geopolitiche in corso. Merz ha definito la misura inaccettabile, ricordando che proprio in Germania l’amministrazione federale sta seguendo il percorso opposto. “Non lo accetteremo”, ha dichiarato.
In questo tipo di dibattito sulle risorse comunitarie, solitamente gli Stati Membri si dividono fra quelli che versano a Bruxelles più di quanto ricevano, come appunto la Germania, ma anche i Paesi Bassi, la Svezia e la Danimarca, e quelli che ricevono più di quanto non contribuiscano e che tendono a essere a favore di un’estensione del budget. Il taglio del 2 per cento concordato a giugno dalla precedente presidenza cipriota è stato giudicato insufficiente sia da Berlino sia dai suoi alleati del Nord Europa.
Merz vuole tagliare il budget, ma si oppone a più tasse per i super ricchi
Se sui tagli generalizzati la posizione tedesca è netta, più delicato resta il capitolo delle cosiddette risorse proprie, ossia le nuove fonti di entrata che alimenterebbero direttamente le casse comunitarie senza gravare unicamente sui contributi nazionali. Lo scorso anno la Commissione ne aveva proposte cinque, tra cui un aumento delle aliquote sul tabacco e un prelievo sulle imprese con fatturato superiore a 100 milioni di euro, quest’ultimo osteggiato con forza da Berlino, che ha respinto anche l’ipotesi di esentare le piccole e medie imprese pur di sbloccare un accordo.
Martin, dal canto suo, ha ribadito la contrarietà irlandese a un prelievo sul digitale già approvato dal Parlamento europeo e sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron, avvertendo che una misura simile rischierebbe di compromettere l’accordo commerciale siglato lo scorso anno a Turnberry con gli Stati Uniti. Il tema delle risorse proprie richiede l’unanimità dei 27 Stati membri, una condizione che rende ogni intesa particolarmente fragile.
Gli altri temi caldi in Europa
Accanto al dossier di bilancio, l’incontro ha toccato anche il tema dell’allargamento dell’Unione. Merz ha ribadito la necessità di accelerare i negoziati di adesione con il Montenegro, ritenendo che i progressi compiuti dal Paese giustifichino un percorso separato rispetto agli altri Balcani occidentali, con un ingresso nell’Unione possibile ancora prima della fine del decennio.
Meno visibile all’opinione pubblica è rimasta invece la questione delle esportazioni irlandesi di alluminio, la metà circa delle quali diretta verso la Russia: un’inchiesta dell’Irish Times ha documentato come il materiale prodotto nello stabilimento di Aughinish, il più grande impianto europeo del settore, finisca in territorio russo dove, secondo la ricostruzione giornalistica, verrebbe impiegato anche nella produzione bellica. Su questo punto Dublino e Berlino concordano nel ritenere che la questione vada affrontata a livello europeo piuttosto che bilaterale.
Verso il vertice UE di ottobre
La presidenza irlandese dovrà presentare un nuovo pacchetto negoziale in vista del vertice dei leader europei di metà ottobre. Martin ha dichiarato che un accordo dovrebbe essere possibile entro la fine dell’anno, “se tutti affrontano il compito con lo spirito giusto”. Dublino dovrà conciliare la linea di Merz con le posizioni di Paesi come Italia, Spagna e Polonia, favorevoli a un budget più consistente.




