AperturaPoliticaPolitica Tedesca

Germania, certificato di malattia dal primo giorno: il governo Merz prepara la stretta

Il governo tedesco sta valutando una modifica delle regole sulle assenze per malattia: per i lavoratori potrebbe infatti diventare obbligatorio presentare il certificato di incapacità lavorativa, la Arbeitsunfähigkeitsbescheinigung (AU), già dal primo giorno di assenza. La riforma prevede anche la cancellazione della possibilità di ottenere il certificato attraverso un consulto telefonico, introdotta durante la pandemia per limitare gli accessi agli studi medici.

Il cancelliere Friedrich Merz ha motivato il cambio di linea con l’aumento delle assenze per malattia registrato negli ultimi anni, definendolo un problema per la competitività dell’economia tedesca. Anche il presidente del gruppo parlamentare dell’Unione, Jens Spahn, ha citato una media di circa 18 giorni di malattia per lavoratore ogni anno e ha sollevato il dubbio che i cittadini tedeschi siano realmente più malati rispetto agli altri europei.

Certificato di malattia dal primo giorno, ritorno alle regole pre-Covid? Non proprio

Friedrich Merz ha ricordato che la possibilità di ottenere un certificato di malattia per telefono era stata introdotta durante l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19 e ha spiegato che l’obiettivo sarebbe tornare alla normativa precedente alla pandemia. Ma non è esattamente così.

Prima del Coronavirus, infatti, normalmente il lavoratore doveva presentare un certificato medico solo quando la malattia superava tre giorni di calendario. I datori di lavoro avevano comunque già la possibilità di chiedere il certificato fin dal primo giorno di assenza.

La riforma del governo Merz andrebbe quindi oltre una semplice revisione delle misure introdotte durante la pandemia, rendendo obbligatorio il certificato medico sin dal primo giorno.

Medici e sindacati contestano l’impatto della nuova regola

Nonostante le dichiarazioni preliminari del governo, il progetto ha subito suscitato accese critiche tra gli operatori sanitari e le organizzazioni dei lavoratori.

Markus Blumenthal-Beier, presidente dell’Associazione dei medici di base, parlando con RND ha definito il piano “assolutamente catastrofico”, sostenendo che l’obbligo di certificazione dal primo giorno potrebbe provocare un aumento significativo degli accessi negli studi, con il rischio di un preoccupante sovraccarico delle strutture.

Anche la Kassenärztliche Bundesvereinigung, l’associazione nazionale dei medici convenzionati, stima che la modifica potrebbe generare almeno 30 milioni di visite aggiuntive ogni anno, complicando la burocrazia e appesantendo il già notevole afflusso nelle sale d’attesa degli ambulatori.

Sul fronte sindacale, il presidente di ver.di Frank Werneke ha definito la riforma del governo Merz la manifestazione di una “cultura generale della diffidenza” nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Gli esperti dubitano dell’efficacia della misura

Dubbi arrivano anche dagli esperti. L’avvocato Paul Krusenotto, esperto di diritto del lavoro, ha analizzato gli effetti della possibile riforma per il Frankfurter Rundschau, mettendo in dubbio che la nuova regola possa realmente portare a una riduzione delle assenze.

Secondo Krusenotto, l’obbligo di presentare il certificato di incapacità lavorativa già dal primo giorno potrebbe, al contrario, produrre un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati. “La pratica dimostra che l’obbligo di presentare un certificato di incapacità lavorativa fin dal primo giorno porta spesso a periodi di malattia certificata più lunghi rispetto alla reale incapacità lavorativa del dipendente” precisa il legale. Cacciato dalla porta, insomma, il problema potrebbe rientrare dalla finestra. 

Anche lo studio IGES mette in discussione alcune considerazioni del governo

Il governo ha collegato la riforma al livello delle assenze per malattia in Germania, ritenuto tra i più alti in Europa, ma uno studio dell’istituto IGES mette in discussione anche questa valutazione, evidenziando alcune difficoltà nel confrontare i dati tra i diversi Paesi europei.

Se è vero che la Germania risulta ai primi posti per numero di giorni di assenza retribuiti per malattia, infatti, secondo la ricerca il confronto deve tuttavia essere interpretato con cautela perché i sistemi di rilevazione non sarebbero uniformi. “Una delle principali problematiche nella comparabilità consiste nel fatto che in nessun Paese le assenze retribuite vengono rilevate completamente”, spiega lo studio.

Alcune critiche arrivano anche dalla stessa coalizione di governo

Le critiche alla riforma sono arrivate anche dall’interno della coalizione di governo. Christos Pantazis, responsabile delle politiche sanitarie della SPD, ha chiesto ad esempio che eventuali cambiamenti nelle regole sull’incapacità lavorativa siano sostenuti da dati scientifici ed empirici. Secondo il politico socialdemocratico, infatti, non vi sarebbero al momento prove sufficienti per dimostrare che la possibilità di ottenere per telefono il certificato di malattia introdotta in pandemia abbia contribuito all’aumento delle assenze.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio