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DesignPanoptikum: il museo più surreale e inquietante di Berlino

Nel quartiere Mitte di Berlino, in Torstraße, troverete uno dei tanti prefabbricati tipici della DDR, il classico Plattenbau che spesso si vede nelle strade della parte est della città. Entrandoci, però, vi troverete in uno dei luoghi più strani (e meno grigi) di tutta Berlino, amatissimo da chi ha un certo gusto per tutto ciò che è strano o inquietante. Si tratta del DesignPanoptikum, uno dei musei più bizzarri d’Europa.

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Questo spazio incredibile, sospeso fra l’estetica delle Backrooms, un quadro surrealista e un’estetica lisergica, raccoglie oltre 3.000 oggetti dall’aspetto insolito, con un filo conduttore che risulta percettibile a tutti i visitatori, ma che è davvero difficile da descrivere in altro modo che non sia “inquietante”. Raccolti nel corso di decenni, i reperti che affollano gli spazi del DesignPanoptikum possono sembrare affastellati fra loro in un incubo vagamente vintage dai colori vividi: poltrone da dentista e protesi ortopediche, lampade deformate e manichini dall’aria inquietante.

Da dove vengono gli oggetti del DesignPanoptikum?

Foto: Anagoria, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Il fondatore del DesignPanoptikum è Vlad Korneev, collezionista di origini moscovite che da decenni recupera apparecchiature mediche obsolete, macchinari industriali e oggetti quotidiani caduti nell’oblio. La principale fonte di approvvigionamento sono i mercatini delle pulci berlinesi e le cantine della città, luoghi dove oggetti un tempo funzionali attendono di scomparire definitivamente. 

Korneev ha trasformato questa attività di recupero in un’esposizione permanente che copre un arco di circa cent’anni di design industriale. I reperti non appartengono al mondo dell’arte né a quello della storia convenzionale: occupano una zona ibrida tra la tecnologia dimenticata e l’oggetto quotidiano sopravvissuto alla propria epoca.

E forse è proprio questo a costituire il fondo malinconico che si cela nel sogno acido di questo museo: tutti gli oggetti che vi si trovano sono stati costruiti, spesso con estrema precisione, per un motivo. Avevano uno scopo, intervenivano, spesso in modo molto incisivo, nella realtà, erano la quotidianità di qualcuno, il lavoro di qualcun altro, forse l’incubo di molti. Poi, però, il tempo li ha lasciati indietro, sono diventati obsoleti o semplicemente inservibili, non più riparabili, superati da modelli più nuovi nel loro settore. 

Il significante dietro il loro significato è in qualche modo decaduto e sono diventati solo ciò che materialmente erano: pezzi di plastica o metallo, gomma o legno, che nessuno utilizzerà mai più, il cui destino offriva solo due opzioni: essere guardati o essere distrutti. 

A cosa servono gli oggetti misteriosi?

La scelta più radicale del DesignPanoptikum riguarda l’assenza quasi totale di descrizioni. Gli oggetti esposti non sono corredati da etichette esplicative, il che vuol dire che, a meno che la loro funzione non sia immediatamente evidente, il visitatore potrebbe non sapere cosa ha davanti. Korneev preferisce che chi visita il museo si interroghi: quale funzione aveva quel particolare oggetto? A quale decennio appartiene? È un lavoro di logica e d’immaginazione, che può portare a conclusioni anche molto originali.

Le risposte sbagliate più creative vengono raccolte in una speciale classifica.

Tra i reperti più memorabili (e più facilmente identificabili) figura il polmone d’acciaio, un respiratore meccanico la cui forma evoca quella di una bara metallica. Non è l’unico oggetto capace di suscitare un lieve brivido: fra le sagome spettrali dei manichini, le tute protettive che evocano oscuri pericoli e persino un sottomarino progettato per i gatti, non mancano gli spunti per far correre la fantasia verso lidi inquietanti. Contribuisce anche l’illuminazione, che è studiata appositamente per intensificare l’effetto straniante dell’insieme.

Lo spazio

I locali che ospitano il DesignPanoptikum aggiungono un ulteriore livello di lettura all’esperienza. Sulle pareti dell’edificio prefabbricato sono ancora visibili i caratteri dipinti di un ex ristorante cinese e di una trattoria della DDR. La stratificazione di questi segni, dalla grafica socialista ai menu orientali, con gli oggetti industriali di Korneev produce un effetto di accumulazione storica che starebbe benissimo in un film di David Lynch.

L’allestimento, pur apparendo caotico a prima vista, risponde a un concetto elaborato con attenzione. La disposizione degli oggetti è pensata per moltiplicare le possibilità interpretative, evitando accuratamente di raccontare una storia lineare, procedendo piuttosto per libere associazioni.

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