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Le prestazioni sociali base vanno fornite anche ai richiedenti asilo respinti: la pronuncia dell’UE

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che le riduzioni delle prestazioni sociali applicate ai richiedenti asilo respinti in Germania non sono compatibili con il diritto dell’Ue.

Secondo i giudici europei, infatti, alcuni beni e servizi di base rientrano comunque tra le misure che devono essere garantite: tra questi figurano abbigliamento, beni domestici e contributi economici destinati a esigenze quotidiane come trasporti e comunicazioni.

Requisiti minimi previsti dalla normativa europea

La normativa europea in materia di accoglienza stabilisce che ogni Stato membro debba assicurare un livello minimo di condizioni di vita adeguate, atto a garantire la tutela della salute fisica e mentale dei richiedenti protezione internazionale.

Nel caso di specie esaminato, la Corte ha chiarito che la necessità di tale garanzia non viene mai meno, anche quando la domanda di asilo viene respinta.

Il caso specifico riguarda un richiedente asilo afghano in Germania

La decisione nasce da un ricorso presentato da un cittadino afghano, che aveva richiesto asilo in Germania dopo aver già avviato una procedura in Romania. In base alle regole del sistema Dublino III, la competenza è stata assegnata alle autorità rumene e di conseguenza la domanda in Germania è stata dichiarata irricevibile.

Nel 2022, il distretto di Schweinfurt, in Baviera, aveva disposto una riduzione delle prestazioni previste dalla normativa tedesca sui benefici per richiedenti asilo. L’interessato aveva cioè continuato a ricevere vitto, alloggio e beni essenziali per l’igiene personale, ma senza contributi per altri bisogni materiali, come ad esempio abbigliamento, trasporti pubblici e telefono.

La normativa tedesca era stata successivamente inasprita nel 2024, introducendo addirittura la possibilità di azzerare le prestazioni nei casi in cui la competenza sia attribuita a un altro Stato membro e il richiedente debba lasciare il territorio.

La Corte ha ritenuto tale impostazione a maggior ragione inaccettabile, perché se una riduzione che violi i bisogni fondamentali irrinunciabili non è ammessa, una soppressione totale delle prestazioni risulta ancora meno compatibile con il quadro normativo europeo.

Riforma del sistema europeo di asilo

Il sistema europeo di accoglienza sarà modificato con l’entrata in vigore della riforma del sistema europeo comune di asilo (GEAS) prevista per il 12 giugno, che prevede delle riduzioni delle prestazioni nei casi di competenza di un altro Stato membro, rispetto a quello in cui sia stata presentata domanda di asilo.

Resta però invariato il principio secondo cui dovrà comunque essere garantito uno standard minimo di condizioni materiali garantite conforme al diritto dell’UE.

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