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Rimpatri dalla Germania: nel 2025 sei tentativi su dieci non vanno a buon fine

Uno dei cavalli di battaglia nella campagna elettorale dell’Unione è stata la promessa di intensificare le espulsioni dalla Germania di coloro che non avrebbero il diritto di permanere nel Paese. Il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), in particolare, ha associato il suo nome ad alcune delle strette più severe degli ultimi anni in materia di politica migratoria, compresi i tentativi di respingere i richiedenti asilo alle frontiere. I numeri delle espulsioni effettive, però, sono diversi da quelli che l’Unione (e probabilmente i suoi elettori, si aspettavano). Nel 2025 le autorità tedesche hanno portato a termine 22.787 espulsioni e, nello stesso periodo, 32.855 tentativi di rimpatrio non sono andati a segno. Questo significa che circa il 60% delle procedure ha prodotto un esito negativo, stando a quanto riportato dal quotidiano Welt am Sonntag e dall’agenzia di stampa dpa.

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Perché le espulsioni dalla Germania non funzionano

Che cosa non sta andando secondo i piani del governo Merz? La quota maggiore degli insuccessi, che riguarda ben 21.341 casi, si registra ancor prima che la procedura venga avviata: la polizia si presenta all’indirizzo fornito e non trova nessuno e le persone soggette all’obbligo di espatrio risultano semplicemente irreperibili.

In 11.184 casi la richiesta di espulsione è stata ritirata, per ragioni che i dati disponibili non specificano ulteriormente. Solo 1.593 tentativi sono falliti dopo la consegna ai funzionari negli aeroporti, cioè nella fase operativa più avanzata.

La proposta di localizzazione tramite cellulare

Sul fronte delle contromisure, dalla CDU è arrivata una proposta che ha subito fatto discutere. Roman Poseck, ministro dell’Interno dell’Assia, ha suggerito di ricorrere alla localizzazione dei dispositivi mobili per rintracciare i migranti che non si trovano all’indirizzo segnalato. Parlando al Welt am Sonntag, Poseck ha precisato che lo strumento non mirerebbe a una sorveglianza generalizzata di chi è tenuto a lasciare il Paese, ma a un uso mirato e circoscritto ai casi di irreperibilità, con l’unico scopo di consentire l’esecuzione dell’espulsione.

La proposta ha trovato un sostenitore in Armin Schuster (CDU), ministro dell’Interno della Sassonia. Schuster ha definito la localizzazione tramite cellulare un possibile complemento agli strumenti già esistenti per l’esecuzione dei rimpatri. Ha inoltre avanzato una richiesta parallela: ampliare il ricorso alla detenzione in vista dell’espulsione, misura che ridurrebbe il rischio che le persone interessate si rendano irreperibili nelle ore decisive.

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