Germania, prescrizione più lunga per gli stupri e”solo sì significa sì”: le proposte della ministra Hamm
Il Germania la ministra della giustizia Stefanie Hubig (SPD) ha intenzione di modificare la normativa vigente sui reati sessuali, puntando a una prescrizione più breve nei casi di stupro e dichiarando di voler intervenire sulle regole che definiscono il consenso sulla base del principio “sì significa sì”.
Le dichiarazioni di Hubig sono arrivate alla vigilia della Conferenza dei ministri della Giustizia, che si è aperta giovedì 11 giugno ad Amburgo e durante la quale la ministra federale e i ministri della Giustizia dei Länder presenteranno diverse proposte relative al diritto penale applicabile nel caso di reati sessuali.
La richiesta di allungare i termini di prescrizione
L’estensione dei termini di prescrizione per gli stupri sarà presumibilmente uno dei principali temi affrontati. Attualmente, uno stupro si può denunciare solo entro cinque anni, trascorsi i quali interviene la prescrizione. Secondo Hubig, questa finestra temporale sarebbe troppo ristretta in rapporto alla gravità del reato.
La ministra ha indicato invece come termine appropriato per la prescrizione 20 anni, “come già avviene per altri reati di gravità comparabile”
Il principio “solo sì significa sì”
Accanto al tema della prescrizione, Hubig ha rilanciato una proposta già avanzata in precedenza: l’introduzione nel diritto tedesco del principio definito “solo sì significa sì”.
Secondo la ministra, questo modello garantirebbe una tutela più coerente dell’autodeterminazione sessuale e seguirebbe la strada indicata da diversi Paesi europei che hanno già adottato impostazioni analoghe. Ma di cosa parliamo esattamente?
Dal “no significa no” al nuovo modello di consenso
Fino alla riforma del 2016, in Germania uno stupro veniva generalmente riconosciuto come tale soltanto quando la vittima opponeva una resistenza fisica. Con la modifica legislativa introdotta dieci anni fa è stato invece adottato il principio del “no significa no”, considerato all’epoca un cambiamento significativo nella definizione dei reati sessuali (oggi, ad esempio, anche un “no” dichiarato senza opporre resistenza fisica, nel caso di vittime paralizzate dal panico, per esempio, è sufficiente a qualificare il reato).
Per la ministra, il quadro normativo dovrebbe ora compiere un ulteriore passo avanti, offrendo tutela a chi, durante un’aggressione, si trovi in condizioni che impediscono di esprimere anche solo un rifiuto verbale, come nel caso di una paralisi dovuta allo shock. Da qui il principio “solo sì significa sì”, invocato dalla ministra.
“Molti episodi vengono denunciati dopo lungo tempo”
La senatrice alla Giustizia di Amburgo, Anna Gallina (Verdi), supporta la richiesta di Hubig di prolungare la prescrizione nel caso di reati sessuali e sottolinea il fatto che spesso le denunce arrivino solo dopo un lungo intervallo di tempo, a volte anni.
Questo perché paura e vergogna delle vittime possono ritardare la decisione di rivolgersi alle autorità o addirittura la stessa acquisizione della consapevolezza di aver subito un abuso.




