“Sono socialista, dobbiamo riconquistare la classe lavoratrice”. Chi è Luigi Pantisano, il leader italiano di Die Linke
Lo scorso fine settimana, a Potsdam, si è tenuto il congresso nazionale di Die Linke. Il punto più importante all’ordine del giorno era l’elezione della nuova leadership del partito: il voto ha riconfermato Ines Schwerdtner con l’85,7% delle preferenze, mentre, al posto di Jan van Aken, è stato eletto Luigi Pantisano, architetto e urbanista di 46 anni originario del Baden-Württemberg, figlio di genitori italiani e molto legato alla cultura del nostro Paese. Pantisano è stato eletto con il 53,3% dei consensi.
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L’addio di Jan Van Aken
Van Aken aveva comunicato pochi mesi fa la propria rinuncia alla ricandidatura per ragioni di salute. Nel suo discorso d’addio, accolto con una standing ovation, ha tracciato un orizzonte ambizioso per il partito: una formazione popolare di ispirazione socialista, capace di toccare il 20-25 per cento dei consensi elettorali. “Non è un sogno”, ha precisato van Aken. “È un compito da portare avanti”.
Chi è Luigi Pantisano, il nuovo co-leader di Die Linke
Figlio di Gastarbeiter italiani, Luigi Pantisano è il primo leader di Die Linke con un background di migrazione. Cresciuto a Waiblingen, vicino Stoccarda, Pantisano ha raccontato in più occasioni la sua formazione singolare, che, come è avvenuto per molti figli di lavoratori immigrati, gli ha presentato la conoscenza del tedesco e l’accesso alla cultura in modo non convenzionale.
I suoi genitori, ha dichiarato in diverse interviste passate, lavoravano per una casa editrice che produceva libri di testo tedeschi, ma non erano in grado di leggerne neppure una riga, poiché non conoscevano il tedesco. In casa non c’erano libri, ma la televisione era sempre accesa e uno dei programmi più visti era “Chi vuol essere milionario?”, che, nella versione tedesca, era condotto da Günther Jauch. Dal popolare quiz, giura Pantisano, prende le mosse tutta la sua formazione.
Nel 2020, Luigi Pantisano si è candidato a sindaco di Costanza, ma ha perso per un soffio al ballottaggio. Dal 2025 siede al Bundestag per Die Linke, dove ricopre il ruolo di portavoce per la politica dei trasporti e di vicepresidente del gruppo parlamentare.
Nel discorso di candidatura al congresso, Pantisano ha ribadito la propria identità politica: “Sono socialista. Voglio riconquistare insieme a voi la classe lavoratrice per la Sinistra”. La sua visione della base del partito è molto più vicina a quella delle sinistre storiche che non a quella delle liberal-democrazie: Pantisano è infatti fra coloro che ritengono che la sinistra abbia perso il contatto con i propri referenti naturali all’interno della società e che per questo debba tornare nelle fabbriche e in tutti quei contesti nei quali i lavoratori, pur a fronte di orari massacranti, non riescono se non a fatica ad arrivare a fine mese. Questo lavoro, ha riconosciuto, è stato avviato dalla leadership uscente e va continuato. Inoltre, partecipando al programma “tagesthemen”, Pantisano ha criticato duramente le proposte emerse dalla commissione sulle pensioni del governo Merz, definendo inaccettabile l’ulteriore innalzamento dell’età lavorativa.
La polemica dopo l’accusa di “fascismo” alla CDU
Prima ancora dell’elezione, Pantisano era finito al centro di una controversia dopo un’intervista al tabloid “Bild”, nella quale aveva accostato la CDU ad AfD, affermando che al momento non vi sarebbe “alcuna differenza” tra i cristiano-democratici, fautori di “una politica fascista”, l’ultradestra di AfD e i fascisti veri e propri.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il segretario generale della CDU Carsten Linnemann ha dichiarato al “Bild am Sonntag” che chi equipara i democristiani ai fascisti si squalifica da qualsiasi responsabilità politica, definendo Die Linke “pericolosa per il Paese e per la democrazia”. Klaus Holetschek, capogruppo della CSU in Baviera, ha parlato di “follia pericolosa e cieco fanatismo ideologico”, aggiungendo che paragonare la CDU ai fascisti rappresenta “uno schiaffo in faccia a tutti coloro che hanno vissuto e subito il vero fascismo”.
Le critiche non sono venute soltanto dall’Unione, ma anche dalle file del suo stesso partito. Eva von Angern, capolista di Die Linke in Sassonia-Anhalt, ha dichiarato al portale T-Online di essere rimasta sorpresa dalle parole di Pantisano e ha assicurato di ritenere la CDU “un partito democratico” e di vedere “chiaramente una grande differenza” tra CDU e AfD.
Al congresso di Potsdam, Pantisano ha ridimensionato le proprie parole, accusando “Bild” di aver decontestualizzato “una dichiarazione esagerata”. All’agenzia stampa dpa ha precisato di ritenere “infelice” la propria dichiarazione, spiegando che il suo intento era evidenziare il fatto che partiti come la CDU, con la loro politica, finiscano per rafforzare AfD. Allo stesso tempo, ha ribadito davanti ai delegati di ritenere che la CDU “attualmente attui in molti ambiti la politica dell’AfD”.
Ciononostante, in una dichiarazione ad “ARD” non ha escluso l’ipotesi di un governo congiunto con la CDU, per impedire l’accesso dell’ultradestra al governo, precisando però che le partecipazioni al governo nei singoli Länder spettano alle sezioni locali, e che Die Linke non parteciperebbe a coalizioni a scatola chiusa nelle quali si mettesse in atto la “politica neoliberista della CDU, dell’SPD o dei Verdi”.
Come sta cambiando Die Linke
Die Linke ha raddoppiato il proprio numero di iscritti nel giro di due anni, acquisendo una base più giovane, più multiculturale, nella quale è aumentata la percentuale di donne e di tedeschi dell’ovest. In questo contesto, Schwerdtner si è consolidata come figura di raccordo, mentre Pantisano, per ora, si trova a iniziare il mandato con un consenso relativamente scarso: poco più della metà dei voti, in un’elezione interna senza candidati concorrenti, nella quale il 30% dei delegati ha attivamente votato contro di lui. Interpellato dal programma “tagesthemen” su questo risultato, tuttavia, si è mostrato ottimista: “A partire da lunedì”, ha dichiarato “mi impegnerò per guadagnarmi la fiducia di tutti i membri”.
L’elezione dei nuovi leader non è l’unico cambiamento significativo emerso da questo ultimo congresso: venerdì sera, dopo un dibattito molto acceso, l’assemblea ha deliberato anche a proposito della posizione da prendere sulla questione palestinese. Da adesso, il partito si unisce ufficialmente alle voci che accusano Israele di genocidio.



