Jan van Aken lascia la direzione di Die Linke
Jan van Aken lascia la guida di Die Linke: lo ha comunicato martedì alla dirigenza del partito e la notizia, destinata a cambiare gli equilibri interni della formazione, è stata diffusa pubblicamente nel pomeriggio. A giugno, ha annunciato van Aken non si ricandiderà alla copresidenza, che al momento condivide con Ines Schwerdtner.
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Jan van Aken lascia la leadership di Die Linke per motivi di salute
“Per motivi di salute, a giugno dovrò lasciare la mia carica”, si legge nel comunicato stampa diffuso da van Aken. Il 64enne ha precisato che non si tratta di una patologia che metta a rischio la sua vita, ma che la situazione richiede comunque una riduzione degli impegni e una maggiore attenzione alla propria condizione fisica.
Fino a poche settimane fa lo scenario era diverso. Ancora alla fine di gennaio, van Aken aveva dichiarato pubblicamente, accanto a Schwerdtner, l’intenzione di ripresentarsi per la doppia guida del partito al congresso di Potsdam, in programma a metà giugno. La sua rielezione era considerata scontata, dal momento che van Aken gode di ampio appoggio nella base del partito.
Il politico ha chiarito però che porterà a termine il mandato parlamentare fino alla scadenza naturale della legislatura e che resterà disponibile per il partito “nei limiti del possibile”.
Un anno e mezzo al vertice di Die Linke
Van Aken aveva assunto la guida del partito nell’ottobre 2024, in occasione del congresso di Halle, dove era stato eletto copresidente insieme a Ines Schwerdtner. Die Linke attraversava allora una fase critica: profondamente divisa, nei sondaggi si collocava sotto la soglia del tre per cento. Alle spalle c’erano mesi di turbolenze interne legate alla questione migratoria e all’uscita di Sahra Wagenknecht, che aveva fondato il BSW.
La candidatura di van Aken alla presidenza federale aveva sorpreso molti, poiché, dopo otto anni come deputato al Bundestag, durante i quali aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente del gruppo parlamentare e portavoce per la politica estera, aveva scelto di non ricandidarsi nel 2017, motivando la decisione con il suo sostegno a una limitazione generale della durata dei mandati parlamentari.
Una stagione fortunata per Die Linke
Sotto la guida di van Aken e Schwerdtner, il partito ha adottato una strategia incentrata sulla presenza capillare nei quartieri e sulla centralità delle tematiche sociali. Il partito ha affrontato le elezioni politiche anticipate del febbraio 2025 con una campagna in cui van Aken, insieme a Heidi Reichinnek, è stato uno dei volti più esposti. Il risultato è stato un inaspettato 8,8%, che ha fatto entrare di misura il partito al Bundestag, portandolo dall’irrilevanza a una curva di crescita ancora in corso, proprio mentre un partito di governo come l’FDP e un potenziale nuovo concorrente che appariva agguerrito come il BSW ne restavano fuori
Nel medesimo periodo, l’emorragia di iscritti si è invertita in modo netto: dopo anni di abbandoni e di invecchiamento costante della base come della dirigenza, nel 2025 si è registrata un’ondata di nuove adesioni che ha portato la base associativa oltre i 120.000 tesserati, più del doppio rispetto al punto di minimo e, fra questi, tantissimi giovani.



