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La Germania non avrà un seggio al consiglio di Sicurezza dell’Onu

Nella votazione a scrutinio segreto svoltasi a New York presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Austria e Portogallo si sono aggiudicati i due seggi non permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU assegnati al gruppo regionale “Europa occidentale e altri” per il biennio 2027-2028. La Germania, terza candidata nella stessa categoria, ha raccolto 104 voti: troppo pochi rispetto ai 134 del Portogallo e ai 131 dell’Austria, e al di sotto della soglia richiesta, pari ai due terzi dei 193 Stati membri dell’ONU.

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Nello stesso turno elettorale sono stati eletti anche lo Zimbabwe, in rappresentanza dell’Africa, e Trinidad e Tobago per l’America Latina. Per l’Asia, Kirghizistan e Filippine non hanno raggiunto la maggioranza qualificata al primo scrutinio.

Il risultato chiude una serie positiva che durava dalla riunificazione: in tutti i precedenti cicli di candidatura, che si svolgono ogni otto anni, Berlino era riuscita a entrare nel Consiglio. L’ultimo mandato tedesco risale al biennio 2019-2020, il sesto in totale. È la prima volta che la Germania fallisce nel tentativo di entrare al Consiglio di Sicurezza.

Perché la Germania non è entrata nel Consiglio di Sicurezza ONU?

Difficile dare una risposta univoca a questa domanda: senza dubbio, al risultato del voto hanno contribuito diversi fattori ed è altrettanto certo che, a seconda della lettura politica che si desidera dare alla cosa, è possibile focalizzarsi sull’uno o sull’altro. Una delle ragioni, sicuramente la meno controversa, è che la Germania si è candidata relativamente tardi: l’Austria ha formalizzato la propria candidatura nel 2011, il Portogallo nel 2013, mentre la candidatura tedesca è arrivata soltanto nel 2020, quando entrambe le concorrenti europee avevano già costruito anni di lavoro diplomatico.

Il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) ha riconosciuto apertamente il peso di questo ritardo. Usando una metafora sportiva, ha parlato di sé come dell’ultimo frazionista in una staffetta, con un distacco impossibile da colmare. Eppure, nelle ore precedenti al voto, lo stesso Wadephul aveva dichiarato alla radio Deutschlandfunk di percepire una “simpatia di fondo” verso la Germania, sulla base dei colloqui avuti con rappresentanti di altri Stati.

Impossibile, però, non considerare anche fattori più squisitamente politici, come le critiche feroci che il governo tedesco ha ricevuto per la sua posizione sulla situazione a Gaza, che certamente ha alienato a questo esecutivo non poche simpatie. Di questo il ministro degli esteri è consapevole, ma ha detto che la linea non cambierà, perché, fatte salve le critiche al governo di Netanyahu, la Germania ha un obbligo storico nei confronti di Israele. Nel commentare il risultato, Wadephul ha invece attribuito parte della colpa di questo tentativo fallito alla Russia, che del Consiglio è membro permanente. Il sostegno tedesco all’Ucraina, secondo il ministro, avrebbe generato ostilità da parte del governo di Mosca, che Wadephul accusa di aver lavorato attivamente contro la candidatura tedesca.

Merz: “Il nostro impegno nelle Nazioni Unite non cambia”

Il cancelliere Friedrich Merz (CDU), dopo la comunicazione dei risultati, ha ribadito l’impegno tedesco in sede multilaterale. La mancata acquisizione del seggio al Consiglio, ha sostenuto, non modifica il ruolo che la Germania intende svolgere all’interno del sistema delle Nazioni Unite. “I compiti che ci sono stati affidati alle Nazioni Unite non cambiano a seguito di questo risultato”, ha dichiarato Merz. Ha inviato le congratulazioni ai paesi neoeletti, in particolare ad Austria e Portogallo, sottolineando i legami di partnership europea con entrambi.

Critiche dagli alleati e dall’opposizione

Il portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare SPD al Bundestag Adis Ahmetovic ha definito la mancata elezione una “battuta d’arresto tangibile” sul piano della politica estera. Per Ahmetovic il voto non è un episodio isolato, ma rivela qualcosa di più strutturale: chi aspira al ruolo di garante dell’ordine internazionale basato sulle regole, ha argomentato, deve applicare criteri uniformi nel giudizio sul diritto internazionale.

Nella stessa linea di pensiero si colloca anche la presidente dei Verdi Franziska Brantner, che legge il risultato come una sconfitta personale per Merz e Wadephul, ma lo inserisce in un quadro più ampio. A suo avviso, la Germania ha perso terreno nella percezione internazionale negli ultimi mesi.

Alice Weidel, leader di AfD, ha collegato il risultato all’ambizione di Merz di riportare la Germania “sulla scena internazionale” all’inizio del suo mandato, giudicandola contraddetta dai fatti, mentre la leader di Die Linke Ines Schwerdtner, ha individuato la causa nell’eccessiva acquiescenza del governo tedesco verso le violazioni del diritto internazionale commesse dagli USA e da Israele, citando specificamente la Striscia di Gaza, il Venezuela e l’Iran.

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