Sempre più persone lasciano Berlino: troppo cara
La capitale tedesca ha perso il suo fascino? Lo si sente dire da più di un decennio ma, negli ultimi anni, sembra che i dati lo confermino: sempre più persone scelgono di andarsene da Berlino e il motivo è quasi sempre il costo della vita e, in particolare, quello degli affitti. Nel 2020, circa 145.000 persone hanno lasciato la città e, nel 2024 la cifra aveva già raggiunto quota 159.000. Estrapolando su base annua i dati raccolti dall’Ufficio di statistica di Berlino-Brandeburgo (AfS) e pubblicati dal Tagesspiegel, per i primi undici mesi dello scorso anno si arriva a quasi 161.000 partenze.
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Perché sempre più persone scelgono di andarsene da Berlino?
Ad abbandonare la capitale sono soprattutto le famiglie giovani, quelle nelle quali gli adulti rientrano nella fascia di età compresa tra i 30 e i 49 anni. Secondo la ricerca dell’AfS, spesso questo gruppo demografico non va lontano, ma sceglie di spostarsi appena fuori città, nel Brandeburgo, perché questo risulta essere l’unico modo per permettersi una casa o un appartamento più grande. A Berlino, infatti, i prezzi degli immobili sono ormai alle stelle e la maggior parte degli affitti sono completamente fuori portata per molti nuclei familiari con stipendi medi o bassi. Se poi la famiglia si allarga, anche uno o due stipendi di tutto rispetto possono non essere sufficienti per un nuovo contratto d’affitto a Berlino.
Il Land confinante è quindi la prima destinazione di chi abbandona Berlino. Secondo il rapporto AfS relativo al 2024, i berlinesi trasferiti nel Brandeburgo sono stati quasi il doppio di quanti si sono mossi in direzione opposta. Nei primi undici mesi dell’anno scorso, circa 17.300 abitanti del Brandeburgo si sono spostati verso Berlino, per lo più giovani tra i 18 e i 29 anni, mentre quasi 29.000 persone che hanno percorso il tragitto inverso.
Le destinazioni più ambite
Le aree più richieste dai berlinesi in partenza sono quelle abbastanza vicine alla capitale da non rendere necessario un cambio radicale di stile di vita e da non allungare troppo i tragitti verso i luoghi di lavoro, ma ancora abbastanza lontane da offrire affitti o possibilità di acquisto di un immobile a prezzi accessibili. Le zone dell’Havelland, dell’Oberhavel e di Barnim si collocano esattamente in questa fascia, mentre Potsdam e Teltow-Fläming, pur essendo nell’immediata periferia della città, risultano ormai troppo costose per una quota significativa di potenziali acquirenti o affittuari.
Berlino salvata dagli immigrati
Se si considera il solo movimento all’interno dei confini nazionali, Berlino registra un saldo negativo. Nel 2024 la perdita netta rispetto al resto del territorio federale si è attestata intorno alle 14.800 persone e, nei primi undici mesi dell’anno successivo, la cifra era già di 11.344. Questo andamento va tuttavia valutato tenendo conto di una tendenza strutturale: nelle grandi città tedesche, gli arrivi dall’estero superano le partenze in termini assoluti, ma i trasferimenti interni seguono una direzione opposta, dalle aree urbane verso quelle rurali.
A evitare che Berlino si svuoti è infatti proprio l’afflusso di residenti dall’estero. Dei circa 186.000 nuovi iscritti all’anagrafe berlinese nel 2024, quasi 122.000 provenivano da paesi stranieri. Il saldo migratorio con l’estero è stato positivo per quasi 42.000 unità. La tendenza si è confermata anche nei primi undici mesi dell’anno successivo, con circa 104.500 nuovi residenti di origine estera.
Anche la composizione di questo flusso sta mutando: con 10.544 arrivi nel periodo considerato, i cittadini indiani costituiscono il gruppo di immigrati più consistente, scalzando gli ucraini dalla prima posizione.




