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Germania: tagli alla tassa sul trasporto aereo. Basteranno a risolvere la crisi dei viaggi?

Prima ancora che il Bundestag si esprimesse, giovedì, sulla modifica della legge relativa alla tassa sul trasporto aereo, gli operatori del settore avevano già mostrato scetticismo. Per le associazioni di categoria tedesche, gli sgravi pianificati sarebbero infatti al di sotto di quanto necessario per colmare il divario competitivo con gli altri Paesi europei.

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L’Associazione federale dell’industria del trasporto aereo (BDL) ha definito la riduzione “un primo passo necessario, ma non sufficiente a compensare gli svantaggi in termini di costi indotti dallo Stato rispetto ad altri paesi europei.” Sulla stessa linea si è espressa l’Associazione degli aeroporti (ADV), secondo cui la misura non basterà a invertire la tendenza in modo duraturo. A supporto di questa valutazione, l’ADV cita il ridimensionamento dell’offerta di Ryanair all’aeroporto di Berlino.

Come cambia la tassazione del trasporto aereo

A partire da luglio, i voli in partenza dalla Germania saranno soggetti a tariffe ridotte, con l’obiettivo di riportare il gettito ai livelli del 2024. La misura rientra tra gli impegni assunti da CDU, CSU ed SPD nel loro accordo di coalizione.

La struttura della tassa è e rimarrà articolata su tre fasce: per i voli nazionali, europei e le altre tratte brevi, l’importo scenderà da 15,53 a 13,03 euro, sui voli a medio raggio (destinazioni comprese tra i 2.500 e i 6.000 chilometri) passerà da 39,34 a 33,01 euro, mentre per le tratte a lungo raggio, oltre i 6.000 chilometri, si passerà da 70,83 a 59,43 euro.

L’iter legislativo prevede un’audizione presso la commissione Finanze del Bundestag lunedì, il voto parlamentare giovedì e, successivamente, l’approvazione da parte del Bundesrat.

Klingbeil: importante assicurarsi che gli sgravi arrivino ai passeggeri

Il Ministero delle Finanze Lars Klingbeil (SPD) ha ribadito l’importanza che le riduzioni vengano effettivamente trasferite ai viaggiatori. Sul piano giuridico, tuttavia, il governo non dispone di strumenti per vincolare le compagnie aeree in tal senso.

Il quadro è complicato dall’andamento dei prezzi del petrolio: il conflitto in Iran ha spinto al rialzo i costi del carburante, con ricadute dirette sulle tariffe dei voli. In questo contesto, l’eventuale traslazione degli sgravi fiscali sui biglietti resta una variabile affidata alle scelte commerciali dei vettori. In altre parole: le compagnie aeree risparmieranno di sicuro, ma non c’è alcuna garanzia che risparmino anche i viaggiatori.

Le obiezioni delle organizzazioni dei consumatori: una scelta poco sostenibile

Posizione opposta a quella del settore aereo arriva dall’Associazione dei consumatori tedeschi, che ha espresso riserve sulla riduzione fiscale nella dichiarazione preparata per l’audizione parlamentare. Secondo l’associazione, alla luce della crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e delle pressioni legate al cambiamento climatico, questa scelta manda un segnale del tutto sbagliato.

Nel documento si sottolinea come i sussidi al trasporto aereo producano distorsioni della concorrenza, a svantaggio in particolare del trasporto ferroviario, indicato come alternativa più sostenibile dal punto di vista ambientale rispetto a quello aereo.

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