La ZDF adotta le liste delle sanzioni dell’amministrazione Trump. Che cosa significa questo per la libertà d’informazione in Germania?
Da alcuni giorni, in Germania, si parla con insistenza di un articolo della Süddeutsche Zeitung che lancia l’allarme su una policy interna dell’emittente pubblica tedesca ZDF che, secondo il quotidiano, si sarebbe vincolata alle direttive del governo degli Stati Uniti sulle sanzioni a specifici individui e istituzioni, impegnandosi a non collaborare con i soggetti inseriti nelle liste di proscrizione USA. Se così fosse, il fatto potrebbe sollevare non poche preoccupazioni circa l’autonomia dei media pubblici tedeschi. Davvero la tv pubblica in Germania “prende ordini” da Washington su quali ospiti o esperti convocare e con quali collaboratori lavorare?
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Secondo la SZ, la ZDF avrebbe inserito nei contratti interni clausole che obbligano dipendenti e collaboratori a non intrattenere rapporti lavorativi con chiunque figuri nelle liste delle sanzioni statunitensi o nelle cosiddette liste del terrorismo. Le liste in questione sono gestite dal Dipartimento di Stato e dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.
L’allegato contrattuale vincola i partecipanti alle trasmissioni a non collaborare, né direttamente né indirettamente, con persone fisiche o giuridiche presenti in una lista di sanzioni nazionale o internazionale, con riferimento esplicito a quelle dell’UE, dell’ONU, dell’OFAC e di altre autorità competenti. La misura è stata introdotta lo scorso anno, senza annunci pubblici e senza coinvolgere gli organi di controllo dell’emittente. Non risulta che sia stata condotta alcuna verifica di compatibilità con il diritto tedesco o con il Trattato statale sulla radiodiffusione.
Cosa sono le liste OFAC e chi vi compare
Le liste delle sanzioni sono amministrate dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC), una divisione del Ministero delle Finanze degli Stati Uniti, che ha il compito di applicare le sanzioni economiche decise dal governo federale. Chi vi compare vede i propri beni negli Stati Uniti congelati e viene escluso da qualsiasi transazione commerciale con cittadini e imprese americane.
La portata di queste liste va però oltre i confini statunitensi. Banche e grandi imprese internazionali ne applicano le disposizioni per timore di ricadute legali, conferendo così alle misure dell’OFAC un effetto extraterritoriale di fatto. Tra i soggetti elencati compaiono organizzazioni e individui giudicati pericolosi secondo la valutazione di Washington, ma anche persone provenienti da paesi sotto embargo come Iran, Corea del Nord, Siria, Russia e Cuba e, dal dicembre 2024, alcuni magistrati della Corte penale internazionale.
Nel dicembre 2024, infatti, l’amministrazione Trump ha inserito nella lista sei giudici della Corte penale internazionale, il procuratore capo e i suoi due vice. La motivazione ufficiale addotta da Washington è che la Corte starebbe conducendo indagini “illegittime” su cittadini statunitensi e israeliani. Nel dettaglio, le misure colpivano i giudici che avevano emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano e i procuratori che indagavano su operazioni militari americane in Afghanistan. La Germania uno degli oltre cento Stati partner della Corte.
Perché le liste delle sanzioni USA sono controverse
La logica su cui si fondano queste liste incontra un ostacolo di fondo: il concetto di terrorismo non dispone di una definizione univoca e vincolante nell’ambito del diritto internazionale. Ciò che un governo classifica come atto terroristico può essere qualificato altrove come resistenza, militanza politica o libera espressione. La definizione è, in ultima analisi, uno strumento di potere. Vale inoltre la pena di notare che la presenza all’interno di queste liste può determinare e in molti casi ha determinato interventi militari all’estero, restrizioni delle libertà civili in patria e la detenzione sine die in assenza di processo. Con l’amministrazione Trump, l’applicazione del termine si è allargata agli oppositori interni, per esempio gli ambientalisti. Una simile variabilità semantica rende evidente il perché delle preoccupazioni, circa il fatto che le scelte politiche di Washington possano riverberarsi rapidamente sullo spazio mediatico tedesco e di fatto dettare ciò che può e non può essere comunicato al pubblico in Germania.
Effetti sul lavoro giornalistico
Interpellata dalla Süddeutsche Zeitung, la ZDF ha chiarito che la clausola riguarderebbe “solo la collaborazione con collaboratori all’estero”. Il giornale riferisce tuttavia che anche i collaboratori in Germania avrebbero ricevuto l’allegato. Alla domanda sul perché adotti le sanzioni dell’amministrazione Trump, l’emittente ha risposto che, operando anche negli Stati Uniti, può rientrare nel campo di applicazione della normativa americana in materia di sanzioni, e che le relative violazioni comportano conseguenze legali.
Il giurista Kilian Wegner, dell’Università Martin Luther di Halle-Wittenberg, ha dichiarato alla SZ di comprendere la posizione della ZDF: per un medium attivo anche sul territorio americano, garantire con uno strumento contrattuale il rispetto delle sanzioni OFAC è una scelta razionale, data la portata extraterritoriale della legislazione statunitense, difficile da circoscrivere nei singoli casi. Allo stesso tempo, ha giudicato “molto problematico” che gli operatori locali seguano senza riserve le direttive di politica estera di un governo straniero.
Reporter senza frontiere ha espresso posizione critica. Il direttore esecutivo Christian Mihr ha sottolineato che la lettera della ZDF accetta le sanzioni per una comprensibile preoccupazione di problemi legali, ponendole al di sopra della libertà di stampa, e ha avvertito che tale approccio rischia di promuovere involontariamente modelli autoritari.
Le ricadute pratiche sulla redazione sono difficili da misurare con precisione, ma il perimetro entro cui si producono è definito. Le redazioni della ZDF dovranno verificare, prima di assegnare incarichi a collaboratori freelance o di organizzare interviste, se i soggetti coinvolti compaiano nelle liste sanzionatorie americane. In questo modo, un governo straniero acquisisce un potere di fatto sulla selezione delle voci ammesse nell’emittenza pubblica tedesca. La sola esistenza della clausola potrebbe anche indurre i giornalisti a evitare, già in fase di ricerca preliminare, qualsiasi contatto con persone potenzialmente a rischio, riducendo così il numero delle voci che possono arrivare al pubblico tedesco. I collaboratori il cui contratto dipende dal rispetto della clausola avranno ulteriori ragioni per esercitare cautela. La conformità legale, in questo scenario, finisce per ridefinire i confini dell’inchiesta giornalistica prima ancora che questa abbia inizio.



