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I teatri di Berlino sono di nuovo pieni: finalmente il pubblico torna a numeri pre-Covid

Nel 2025 i palcoscenici di Berlino hanno oltrepassato un traguardo che la pandemia aveva reso lontano: il numero di spettatori nei teatri e nelle performance delle orchestre che ricevono finanziamenti pubblici ha superato, per la prima volta, quello registrato nell’ultimo anno prima del Covid. Lo ha reso noto lunedì l’amministrazione culturale della città.

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Il totale degli spettatori per il 2025 ammonta a 3.328.615, contro i 3.270.233 del 2024. Il termine di paragone più significativo rimane il 2019, anno in cui furono registrati 3.315.161 visitatori: la soglia è stata non solo raggiunta, ma superata.

I teatri più popolari di Berlino

La struttura che ha attirato il maggior numero di pubblico è stata ancora una volta il Friedrichstadt-Palast, con circa 508.000 visitatori. Rispetto al 2024, quando il dato si attestava intorno a 549.000 ingressi, si registra una contrazione.

Al secondo posto si è confermata la Deutsche Oper Berlin, che ha attirato poco più di 250.000 spettatori, replicando sostanzialmente il risultato dell’anno precedente. Seguono la Fondazione Berliner Philharmoniker e la Staatsoper Unter den Linden.

Alcune istituzioni hanno registrato incrementi di rilievo. Il Berliner Ensemble ha raggiunto 220.790 visitatori, circa un quarto in più rispetto all’anno precedente. La crescita è stata accompagnata da un adattamento del calendario: il teatro ha aumentato il numero di eventi, introducendo tra l’altro anteprime prima delle prime ufficiali, come risposta alla pressione sui bilanci che interessa il settore.

Anche la Rundfunk-Orchester und -Chöre GmbH ha visto crescere il proprio pubblico, superando le 200.000 presenze rispetto alle 180.000 del 2024.

Il problema dei tagli alla cultura

La senatrice alla Cultura Sarah Wedl-Wilson, in quota CDU, ha definito il 2025 un anno forte per i teatri berlinesi, rivolgendo un riconoscimento esplicito a chi opera nelle strutture teatrali e orchestrali della città: a suo avviso, il loro lavoro consente a Berlino di produrre arte di alto livello anche in un quadro economico difficile.

Il settore ha peraltro occupato spazio nel dibattito pubblico per ragioni diverse. A metà marzo, l’attore statunitense Timothée Chalamet ha sollevato polemiche con alcune dichiarazioni rilasciate nel corso di una conversazione con il collega Matthew McConaughey. Trentenne e tra le presenze più discusse del cinema internazionale, Chalamet ha affermato di non voler lavorare nell’opera o nel balletto, descrivendo tali ambiti come campi di cui si dice che vadano tenuti in vita anche quando non interessano più a nessuno. Ha poi precisato di nutrire rispetto per chi vi lavora.

Le parole hanno innescato reazioni nel mondo della cultura, rilanciando una discussione più ampia sulla percezione pubblica delle arti dello spettacolo tradizionali, discussione che i dati sui biglietti venduti a Berlino sembrano, almeno in parte, ridimensionare.

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