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Viaggiare senza biglietto non sarà più reato? La proposta della ministra Hubig

In Germania, viaggiare ripetutamente senza biglietto su autobus e treni non è una semplice infrazione amministrativa come in Italia, ma un reato vero e proprio. Chi non riesce a saldare le sanzioni pecuniarie comminate dal tribunale può essere sottoposto a una pena detentiva sostitutiva. Ogni anno, tra le 7.000 e le 9.000 persone finiscono in carcere per aver viaggiato senza biglietto. Ora, la Ministra della Giustizia vorrebbe cambiare le cose.

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Chi finisce dietro le sbarre

L’articolo 265a del codice penale tedesco qualifica come reato il viaggiare su mezzi pubblici senza un biglietto valido. La catena sanzionatoria prevede, in prima battuta, multe irrogate in sede giudiziaria. Quando il condannato è insolvente, scatta la detenzione sostitutiva: un meccanismo che collega direttamente la povertà alla privazione della libertà.

Secondo Leonard Ihßen, portavoce dell’iniziativa Freiheitsfonds, il profilo di chi subisce la detenzione sostitutiva è pressoché uniforme: si tratta quasi sempre di persone disoccupate, in alcuni casi senza fissa dimora. Il gruppo si occupa di pagare il dovuto per coloro che sono finiti in carcere per non aver potuto onorare le multe accumulate dopo aver viaggiato sui mezzi pubblici senza biglietto. Il costo è in media di 800 euro per ciascun riscatto, cifra che varia in funzione della tariffa giornaliera applicata al singolo detenuto. Sin da febbraio, Freiheitsfonds ha formalmente chiesto l’abolizione della pena detentiva sostitutiva.

La posizione della ministra Hubig

La ministra della Giustizia Stefanie Hubig (SPD) ha preso posizione sulla questione in un’intervista alla Neue Osnabrücker Zeitung: “A mio avviso, ci sono buoni motivi per la depenalizzazione.” Hubig mette in discussione la logica dell’intero sistema, interrogandosi sull’opportunità di tenere in carcere persone che non possono permettersi un biglietto del tram e che sono altrettanto incapaci di pagare la multa successiva.

Sul piano dell’efficienza giudiziaria, la ministra sottolinea come i procedimenti per evasione tariffaria assorbano risorse che il sistema potrebbe destinare altrove. Nell’ambito della modernizzazione del diritto penale concordata dalla coalizione nero-rossa, la punibilità di questa condotta dovrà dunque essere riconsiderata.

Il fronte della depenalizzazione

Hubig non è isolata. L’Associazione degli avvocati tedeschi (DAV) sostiene la stessa linea. Swen Walentowski, intervenuto sulla medesima testata, ha parlato di un’utilità sociale dubbia a fronte di un danno collettivo che definisce immenso. I calcoli dell’associazione quantificano in circa 200 milioni di euro annui i costi complessivi dei procedimenti e delle pene detentive legate all’evasione tariffaria.

Il sovraccarico di tribunali e istituti penitenziari costituisce, nell’analisi di Hubig, un argomento strutturale contro il mantenimento dello status quo. La questione non riguarda soltanto l’equità del trattamento riservato ai più poveri, ma anche la capacità del sistema giudiziario di allocare le proprie risorse in modo razionale.

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