Il governo tedesco si spacca sul caro energia: sgravi sì o no?
Giovedì scorso, il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) aveva invitato i tedeschi alla pazienza: nessuna decisione immediata sugli sgravi sull’energia, ci vuole tempo. I tedeschi, va detto, in questo momento sono pazienti tanto quanto lo sono gli altri europei, ovvero assai poco: i prezzi della benzina schizzano in alto e si prospettano mesi di aumenti generalizzati su beni e servizi, oltre che sul costo della vita in generale, a causa di una crisi energetica che, per il popolo tedesco, rischia di essere una replica potenziata di quella già sperimentata dopo la chiusura dei gasdotti russi. In altre parole, i tedeschi non si sentono affatto inclini a essere pazienti e anche all’interno del governo si riflette la tensione crescente. Fra i primi a ignorare l’invito alla pazienza ci sono stati i Länder a guida SPD, che hanno chiesto la convocazione urgente della Conferenza dei ministri presidenti. Dentro la stessa coalizione di governo, crescono gli attriti fra Unione ed SPD e Merz sta tentando, con poca fortuna, di placare gli animi.
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I Länder a guida SPD chiedono un’intervento del governo sui prezzi dell’energia
Il primo ministro della Bassa Sassonia Olaf Lies (SPD) ha descritto al Tagesspiegel come “davvero infelice” l’immagine che il governo sta offrendo di sé. La critica è rivolta all’intero esecutivo, ministri socialdemocratici compresi. Lies chiede un tetto massimo al prezzo della benzina e vuole soluzioni, non dibattiti di carattere ideologico.
Su questa linea si sono collocati anche il sindaco di Amburgo Peter Tschentscher e il primo ministro di Brema Andreas Bovenschulte: entrambi chiedono che Merz convochi in tempi brevi una riunione straordinaria della Conferenza dei ministri presidenti. Bovenschulte ha denunciato che le compagnie petrolifere starebbero accumulando profitti a spese dei consumatori, mentre il governo resta immobile. Tschentscher ha chiesto al governo e ai Länder di mettere in comune le informazioni disponibili e di decidere misure concrete. “Aspettare non è una soluzione”, ha dichiarato.
Manuela Schwesig, ministra presidente del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ha dichiarato di non comprendere i motivi dell’attesa del cancelliere su questa questione e ha chiesto una riduzione dell’imposta sull’energia, l’introduzione di un’imposta sui profitti straordinari e un tetto massimo ai prezzi.. Secondo Schwesig, i cittadini e il sistema produttivo hanno già raggiunto il limite di sopportazione. Analoga la posizione di Dietmar Woidke, primo ministro del Brandeburgo.
Anche all’interno del gruppo parlamentare SPD al Bundestag cresce l’impazienza: Armand Zorn, vicepresidente del gruppo e coordinatore della task force di coalizione sul tema, ha chiesto al cancelliere e ai ministeri competenti di presentare proposte concrete entro il fine settimana.
La CDU frena: niente sgravi a debito
Dentro l’Unione la posizione prevalente va in direzione opposta. Tilman Kuban, deputato CDU ed esperto di economia, ha dichiarato al Tagesspiegel che le maggiori entrate fiscali derivanti dall’aumento dei prezzi dei carburanti dovrebbero essere restituite ai pendolari e alle imprese più colpite. Ha però aggiunto che “la mentalità da assicurazione tutto compreso deve finire”: lo Stato non è in grado di assorbire tutti i rischi geopolitici ed economici globali, men che meno in una fase di bilancio difficile e con un debito già elevato.
Inge Gräßle, responsabile della politica di bilancio della CDU, ha escluso sgravi su larga scala: prima di concedere agevolazioni occorre rivedere il bilancio corrente e guadagnare margini di manovra, altrimenti si ripeterebbero gli errori del governo precedente. Dennis Radtke, presidente dell’Unione dei Lavoratori Cristiano-Democratici della Germania (CDA), si è invece schierato a favore di una politica di sgravi.
Reiche contro Klingbeil: scintille fra i ministri
Lo scontro più acceso è stato quello tra la ministra dell’Economia Katherina Reiche (CDU) e il ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD). Merz aveva già chiesto loro, giovedì scorso, di trovare un’intesa comune, ma così non è stato.

Venerdì, mentre Klingbeil incontrava al suo ministero rappresentanti di sindacati e datori di lavoro, Reiche ha convocato una conferenza stampa con breve preavviso, nel quale ha definito le proposte del partner di coalizione “costose, poco efficaci e discutibili dal punto di vista costituzionale” (il riferimento è all’ipotesi di tassa sui superprofitti avanzata dall’SPD, che peraltro è avallata anche da altri ministri delle finanze europei ed è pressoché identica a quella già messa in atto all’inizio del conflitto in Ucraina). Qualsiasi tentativo di abbassare i toni, insomma, si è rivelato vano e il cancelliere non sembra averla presa benissimo e ha invitato la ministra Reiche alla moderazione.
Dall’ala sociale CDU: “Reiche deve lasciare il governo”
La presa di posizione di Reiche ha prodotto reazioni durissime anche dentro la stessa CDU. Christian Bäumler, vicepresidente dell’ala dei lavoratori del partito, ha chiesto a Merz di rimuovere la ministra dal suo gabinetto. “Qualsiasi membro del consiglio di amministrazione di un’azienda che si comportasse così dovrebbe andarsene”, ha dichiarato al Tagesspiegel. Bäumler ha accusato Reiche di attaccare il partner di coalizione in modo inaccettabile sia nel linguaggio che nei contenuti, senza offrire proposte concrete per alleviare i costi a carico dei cittadini. Ha inoltre sostenuto che chi rifiuta un compromesso con l’SPD sui prezzi del carburante, contravvenendo a una decisione del cancelliere, “vuole un’altra coalizione” (qui si può pensare a un’allusione a possibili convergenze con AfD).
Bäumler ha anche accusato Reiche di aver perso il contatto con la quotidianità dei cittadini meno abbienti, e ha chiesto un sussidio per la mobilità dei lavoratori a reddito medio e una riduzione dell’IVA sui generi alimentari essenziali.




